Rassegna Stampa

All’Olimpico tutti pazzi per l’imperaTotti di Roma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-04-2016 - Ore 07:09

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All’Olimpico tutti pazzi per l’imperaTotti di Roma

GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - La sintesi di Andrea è perfetta: «Il corpo fa ancora quella che dice la mente». La sintesi di «rivamesta», all’anagrafe Valerio Mastandrea, lo è altrettanto, per ogni romanista: «Dio Mio». Già, per ogni tifoso, ieri sera Francesco Totti ha indossato panni sovrannaturali. È stato il jeeg robot dell’Olimpico e pure se stavolta non ci sono David di Donatello a corredo il sorriso è lo stesso. Suo, dei compagni di squadra, e della gente. All’Olimpico, che lo incita dal primo minuto anche quando è ancora seduto in panchina, e a casa, dove i social network stavolta fanno da cassa di risonanza a una serata che nessuno scrittore avrebbe immaginato così perfetta.

COME UN FILM E pensare che l’incubo sembrava a un passo e invece, dice Florenzi: «È stato tutto come un film». Miglior attore e miglior regista contro il Torino, Totti. «Ti amo», twitta semplicemente Giovanna, «Rispetto», chiede Fabio Fognini. Sono migliaia i tweet e i post su Facebook di tifosi, noti e non, anche semplici appassionati di calcio, #Totti diventa immediatamente tendenza su Twitter ed è lo specchio dei tempi. Una volta bastava l’abbraccio con chi ti stava accanto e il pensiero, magari, a chi non c’era più, adesso invece bisogna condividere tutto on line. E allora via, che l’amore per Totti sia condiviso, senza se e senza ma, compresi quelli che fino a qualche ora prima dicevano che: «Totti deve capire che è ora di smettere».

LACRIME E RABBIA Lui sembra non pensarci proprio, l’affetto dei compagni (qualcuno si è commosso al fischio finale) lo emoziona, l’amore della gente anche, la sua doppietta, oltre a regalare alla Roma almeno il terzo posto, regala anche un po’ di serenità a tutti. A Pjanic, che avrebbe voluto giocare di più, a Dzeko, fischiato prima di entrare in campo, a Manolas, che dopo il gol ha scaricato verso la panchina e verso il mondo tutta la sua rabbia. E Nianggolan dice: «A Roma sto molto bene, in futuro vorrei vincere qualcosa». D’altronde, the King of Rome non era morto con la doppietta alla Lazio nel 2011, non è morto neanche 5 anni dopo, come conferma, anche lui su Twitter, Marco Cassetti: «Numero 1, non ci sono più aggettivi per descriverlo». Quando Totti segnò uno straordinario gol a Marassi, fu Cassetti a fare l’assist e disse: «Un giorno ai miei nipoti racconterò di aver passato il pallone a uno straordinario campione per un gol così».

CERCASI BOSTON Sono passati 10 anni da allora, magari c’è qualche ruga in più, la malinconia che accompagna il finale di carriera dei più grandi è lì quando Francesco lascia lo stadio senza festeggiare poi troppo. In fondo, lo ha detto lui stesso con una maglietta qualche tempo fa: «Il meglio deve ancora venire». A Roma lo sanno, «E a Boston?», si chiede Luca in un tweet.

 

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