Rassegna Stampa

Allenamenti duri o leggeri i due metodi per preparare la partita più importante

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-01-2014 - Ore 07:56

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Allenamenti duri o leggeri i due metodi per preparare la partita più importante

Il calcio, forse, ad un certo punto ha bisogno che undici uomini si trasformino in bambini per obbedire ad un signore in tuta, col fischietto in mano, che scandisce ordini. Per questo – ciascuno con il proprio stile Antonio Conte e Rudi Garcia probabilmente sono obbligati ad un ruolo leaderistico a metà tra il generale di truppa e il motivatore aziendale. Insomma, l’impressione è che entrambi siano lontani dai ricordi del grande Jorge Valdano, che spiegava: «In carriera ho sempre trovato allenatori che in campo mi chiedevano di sputare sangue. Solo una volta ne ho incontrato uno che mi ha detto: “Del pallone fanne poesia”. Ecco, per lui ho dato tutto».

Pesanti e leggeri Ma bianconeri e giallorossi non s’illudano: anche stasera bisognerà dare tutto, nonostante per farlo i due allenatori abbiano scelto strade differenti. Conte ha battuto i sentieri consueti anche durante la sosta natalizia. Ovvero, lavoro a grande intensità, con frequenti doppie sedute e carichi pesanti (anche se meno di un anno fa) per cercare quel fondo che potrebbe essere utile nel finale di stagione. Insomma, il solito approccio da «marine» all’allenamento che i giocatori hanno imparato a conoscere negli ultimi tre anni.

Diversa invece la strada scelta da Garcia. Se nello spogliatoio di Trigoria già in estate la preparazione del francese era stata giudicata assai leggera, a dicembre la linea prescelta è stata la stessa. Molti calciatori si aspettavano richiami più severi, ma così non è stato. Anche questo però ha una sua logica. La Roma non ha nessun fronte europeo di cui doversi preoccupare e così puntare su carichi blandi non è assurdo. In fondo, la striscia delle dieci vittorie consecutive d’inizio campionato è stata figlia anche di gambe più leggere rispetto alla concorrenza. E tutta quella «benzina» che non è stata incamerata nel corpo è arrivata di certo nella mente, visto che la carica psicologica di quel filotto di successi ha rappresentato energia pura per i giallorossi.
E allora? Se questo è stato il ragionamento seguito da Garcia, l’impressione è che la Juve stasera farà bene a preoccuparsi di una Roma meno appesantita nelle gambe e quindi più pronta allo sprint. Certo, se poi lo scudetto dovesse risolversi in una lunga volata Europa League permettendo i ragazzi di Conte potrebbero presentarsi al gran finale in modo più brillante. Ma tutto questo è teoria, perché a correre, stasera, sarà soprattutto la palla. E bisognerà farglielo fare nel migliore dei modi.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – M.Cecchini

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