Rassegna Stampa

Amarcord: nel nome di Ago

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-05-2014 - Ore 11:45

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Amarcord: nel nome di Ago

“Esistono i tifosi di calcio, e poi esistono i tifosi della Roma“ Agostino Di Bartolomei.

Venti anni dopo. La citazione di Alexandre Dumas ci corre d'obbligo nell'anniversario della morte di Agostino Di Bartolomei, avvenuta quel 30 maggio del 1994. Venti anni precisi senza il Capitano dello Scudetto 1983, quel leader intelligente e silenzioso, che coagulò intorno a sé una squadra fantastica, con un Presidente ed un allenatore unici ed irripetibili. Quanto manca Capitan Agostino alla Roma e al calcio in genere? Tanto, tantissimo. Il suo essere mai banale, lontano dalle ovvietà e dai capricci dell'oggi, ce lo fanno rimpiangere molto, acuendo una mancanza incolmabile. "Ago" era un centrocampista classico, di grande visione di gioco ed eleganza, dotato di una rara potenza di tiro e di una precisione millimetrica, che nel calcio di quei lontani anni '70, balzò immediatamente allo sguardo e all'attenzione di molti tecnici. Chi ne fece suo esecutore in campo fu il "Barone" Nils Liedholm, che comprese immediatamente la forza di questo ragazzo, dandogli le chiavi del suo centrocampo al posto di Ciccio Cordova, passato per dispetto alla Lazio di Lenzini ."Dibba" lo ripagò alla grande, dimostrandosi più maturo dei suoi vent'anni o poco più, segnando goal a ripetizione (per un centrocampista) in una squadra giallorossa impelagata nella lotta per non retrocedere. Erano ancora tempi cupi, ma all'indomani di una salvezza disperata in un Roma-Atalanta per cuori forti, la società passò da Gaetano Anzalone a Dino Viola, e il destino fino ad allora scarso di soddisfazioni mutò. Torno il "Barone" da Milano dove era andato a vincere lo scudetto della "Stella" e la Roma cominciò ad ingranare e a vincere con un nuovo modo di stare in campo, ovvero a "zona", vera e propria rivoluzione nell'asfittico panorama del calcio italiano. "Ago" venne affiancato da tanti campioni e, quel centrocampo divenne stellare, con i vari Falcao, Ancelotti, Bruno Conti, Tancredi, Pruzzo, Nela, Maldera, come tante gemme in uno scrigno. Vennero tanti trionfi, uno scudetto meraviglioso, con l'apoteosi di Genova, con una Capitale impazzita per un risultato atteso da 41 anni, e qualche dolore, quello più grande, in quel 30 maggio 1984, che segnò la vita di molti di noi. La sua morte, scandita dal terribile colpo di pistola di quella tragica mattina a Castellabate, resta uno dei momenti più tragici e angoscianti dell'intera storia dell'A.S. Roma. La fine della sua vita terrena, non ha sancito l'oblio e la dimenticanza. Anche ai giorni nostri, ad una lunga distanza, tutti ricordano questo Capitano taciturno e colto; anche le generazioni più giovani non hanno cancellato il suo ricordo, con tanto di bandiere e simboli, riscontrabili in quella Curva Sud, tanto amata da "Ago". La stessa Società giallorossa non ha rimosso quell'uomo e il suo esempio morale (riscontrabile nel bel libro uscito postumo, un paio di anni fa, ritrovato da suo figlio Luca), dedicandogli il campo di Trigoria dove gioca la Primavera, e dove si disputerà una partita ricordo di Dibba, oggi, 30 maggio, tra gli Esordienti dell'AS Roma (2002) e i “2001” del Cinecittà Bettini, Società appartenente all'Academy AS Roma, alle ore 19. La fiaccola della memoria, finché sarà alimentata, vincerà la morte. La continuità, con quella maglia Oro e Porpora, è affidata ad eredi degni, quali Francesco Totti e Daniele De Rossi, senza dimenticare Alessandro Florenzi. Non è poco. Ciao, Ago. Ci manchi.

Fonte: Gianluca Guarnieri - socialfootballtv.com

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