Rassegna Stampa

Amicizie e potere l’inchiesta punta al cuore della Figc

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-06-2015 - Ore 07:55

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Amicizie e potere l’inchiesta punta al cuore della Figc

LA REPUBBLICA - MENSURATI/TONACCI - L’inchiesta di Napoli punta dritto al cuore della Figc. E se qualcuno avesse dei dubbi, gli sia sufficiente dare un’occhiata al contenuto del mandato di perquisizione con cui gli uomini della Digos di Napoli si sono presentati ieri in tutte le stanze che contano nel mondo del pallone, uffici e residenze di quella che si configura come una nuova Triade, Tavecchio- Lotito-Macalli. L’obbiettivo dei pm è esplicitato in un passaggio in particolare. «Occorre verificare se il presidente Lotito, in forza dell’appoggio elettorale garantito all’attuale presidente federale Carlo Tavecchio, abbia ricevuto vantaggi, anche economicamente valutabili, e comunque un trattamento preferenziale».

Al centro della questione c’è dunque il rapporto tra Lotito e Tavecchio. Ed è proprio questo rapporto di forza che, stando a quanto si capisce da questa prima “discovery” dell’inchiesta che, lo ricordiamo, è solo all’inizio - rischia di trasformarsi in uno tsunami. Perché pur non avendo ancora assunto la forma giudiziaria di capi di imputazione, tra i vari filoni dell’inchiesta ve ne sono due che potrebbero evocare le tanto temute «gravi irregolarità amministrative », ovvero uno dei requisiti che motiverebbero l’ipotesi commissariamento: il primo è quello dell’abuso della “Fondazione per la mutualità generale”, l’ente previsto dalla Legge Melandri che gestisce i fondi stanziati dai proventi della vendita dei diritti tv e li indirizza al calcio minore. Nella telefonata pubblicata da Repubblica , Lotito faceva riferimento ad alcune «anticipazioni di cassa» da fare in modo non proprio ortodosso. Il sospetto dei pm è che Lotito, grazie al rapporto con Tavecchio, oltre ad «apparire» ai suoi interlocutori «in grado di condizionare le corresponsioni dei contributi», fosse realmente in condizione di decidere chi, come, e quando - soprattutto se prima o dopo la chiusura dei bilanci, spartiacque per l’iscrizione ai campionati - riceveva quei contributi.

Il secondo filone è quello della vicenda della “clausola compromissoria”. A settembre Lotito rivolse parole non proprio carine nei confronti del dg della Juventus, Marotta («con un occhio gioca a biliardo, con l’altro segna i punti»). Marotta chiese di poterlo portare in tribunale, ma quando un tesserato vuole “uscire” dalla giustizia federale per rivolgersi a quella ordinaria, deve avere l’ok della Figc. Ok che ha la forma burocratica di una deroga che deve essere concessa dal presidente e formalmente “deliberata”. Tavecchio, in quel caso, la negò, con grande risentimento del manager bianconero che chiese formalmente motivazione di quel diniego. Quando invece Lotito decise di portare in tribunale Iodice, due settimane dopo la pubblicazione della telefonata su Repubblica , quell’ok arrivò a tempi di record, poche ore, con modalità opache, e dopo che Tavecchio aveva spiegato che «Lotito non aveva bisogno di autorizzazione ».

Fonte: LA REPUBBLICA - MENSURATI/TONACCI

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