Rassegna Stampa

Arriva Garcia. Tanto realismo. Poca euforia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-06-2013 - Ore 09:15

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Arriva Garcia. Tanto realismo. Poca euforia

(Gazzetta dello Sport – A.Catapano)Mazzarri? Allegri? Mancini? No, semplicemente Rudi Garcia. La scelta non entusiasma i tifosi, ma va apprezzata per coerenza e realismo.Dopo due stagioni ad andamento lento, la Roma poteva scegliere se accelerare bruscamente il passo, o aumentarlo solo gradualmente. Cioè, se provare a recuperare subito il terreno perduto, o rassegnarsi all’idea di averlo perso e ricominciare, anzi cominciare finalmente a muoversi. In sostanza, Walter Sabatini si è trovato nelle stesse condizioni di un alunno pluribocciato che deve scegliere se ripetere l’anno, per la terza volta, o farne tre in uno, come si usa in quelle scuole private molto ambite (dagli studenti fannulloni) e molto costose (per i genitori che se le possono permettere). 

PIANO PIANO… Affidandosi a Rudi Garcia, l’alunno Sabatini ha scelto di ricominciare dall’inizio, di ripetere grammatica, declinazioni, equazioni. Per la Roma è certamente la scelta più comoda, perché non richiede stravolgimenti né salassi economici, ma è anche la più logica, perché eviterà ai giocatori di bruciare le tappe e consentirà alla società di rimettersi in carreggiata, ma senza sterzate violente. A Walter Sabatini, invece, vanno riconosciuti coraggio e coerenza, due qualità per le quali, ad onor del vero, è pagato profumatamente. Senza sforzarsi troppo, avrebbe potuto convincere Pallotta della necessità di affidarsi ad un sergente di ferro come Bielsa, uno che prendesse a schiaffi i calciatori e placasse la sete di autoritarismo che ha invaso la piazza. Oppure, avrebbe potuto chiedergli di mettere mani al portafogli per ingaggiare un super allenatore con cui costruire una super squadra in grado di vincere tutto e subito. Così, la Roma avrebbe recuperato il gap, cancellando di colpo due anni di delusioni. E invece quelle due stagioni piene di errori resteranno vive, a memoria – si spera – innanzitutto dei dirigenti che hanno errato

TREDICI ANNI FA…A ben vedere, ci voleva più coraggio a scegliere Garcia, un allenatore che soddisfa le reali esigenze della Roma, e non Mancini, il grande nome che avrebbe soddisfatto i tifosi, ma stravolto i piani societari, chiedendo a questa Roma di fare il passo più lungo della gamba. Esattamente quello che fece Franco Sensi tredici anni fa, quando, scottato dal campionato appena vinto dalla Lazio, tirò fuori 70 miliardi per prendersi Batistuta e dodici mesi dopo fu scudetto scucito. Fu una scelta da tifoso, non da presidente. James Pallotta probabilmente non lo capirà mai. Ma siccome gli imprenditori romani sono spariti da tempo, ai tifosi forse conviene tenerselo stretto.

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