Rassegna Stampa

Aurelio, quando un derby ti cambia la vita

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-01-2016 - Ore 09:00

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Aurelio, quando un derby ti cambia la vita

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Il personaggio Roma Proprio lui: Aurelio Andreazzoli, quello che ha visto svoltare la sua carriera e poi se l’è ritrovata nel congelatore. E’ tornato. Onorerà il suo contratto almeno a giugno, stavolta lo farà a Trigoria e non più a casa, dove aveva scelto (insieme con la società) di restare perché il suo lavoro al Bernardini non era più necessario (per Garcia e non lo è stato per Zeman soprattutto). Aurelio, a Roma è famoso per 3 motivi pubblici. 1) Per aver dato il nome a una giocata di Taddei, appunto chiamata Aurelio dallo stesso brasiliano. 2) Per essere stato lui in panchina il giorno della finale di Coppa Italia, persa contro la Lazio, il 26 maggio del 2013. 3) per aver ideato un cappellino con scritto 0,2 per cento, ovvero ciò che i calciatori avrebbero dovuto dare in più. Tutto ciò che di buono ha fatto negli anni di collaborazione con Spalletti, nella testa dei tifosi, è caduto in un burrone. Era il tattico di Luciano, quello che studiava le caratteristiche degli avversari e riferiva tutto ai suoi calciatori, chiedere a Tonetto, ad esempio, che ogni volta sapeva se il suo dirimpettaio amava portarsi la palla sulla destra, a sinistra oppure se andava attaccato o aspettato.

TORNA CON PANE - Maledetto il giorno che ha detto no a Spalletti, quando gli ha chiesto di seguirlo in Russia. Le questioni famigliari hanno avuto il sopravvento e Aurelio ha deciso di restare nella Capitale. Nella gestione americana ha sempre fatto l’uomo di campo, ma gli allenatori via via arrivati se lo sono sempre trovato e non l’hanno mai scelto. Sabatini, quando è stato esonerato Zeman, gli ha consegnato la prima squadra. Ci voleva un traghettatore, eccolo, Aurelio. «Sono un mediocre dilettante», disse all’epoca. Ha vissuto sempre a Trigoria, tanto che si beava di metterci tre minuti tre per andare a lavoro. Un uomo non di poche parole: si ricordano con ansia le sue lunghissime conferenze stampa. La guida della prima squadra gli ha dato visibilità e qualcuno aveva pensato che potesse rimanere in sella. Qualche soddisfazione se l’è tolta, basti ricordare la vittoria all’Olimpico contro la Juve, grazie a una bomba di Totti. La sconfitta con la Lazio, le liti con Osvaldo (messo fuori dalla finale insieme con Florenzi e Pjanic), l’amore (?) per Marquinho, tutte scelte che ha poi pagato a caro prezzo: se con Spalletti aveva un ruolo secondario ma efficiente, poi è sempre stato relegato a bordo campo. Tanto che circa un anno fa ha chiesto (complice anche una lombalgia pressante) di restarsene a casa, nella sua Massa. Oggi torna a Trigoria, richiamato dal suo amico Luciano. Torna a Roma, felice come un bambino, riprenderà possesso di quella sua stanza al Bernardini e ricomincerà a fare il lavoro che ha sempre fatto. Con lui anche Alessandro Pane, vecchio capitano dell’Empoli e del gruppo Spalletti, dove c’era anche Aurelio. Che non aveva ancora perso la Coppa Italia.

Fonte: Il Messaggero - Angeloni

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