Rassegna Stampa

Azzurri bravi, belli e tosti: la Serbia sbatte sull’Italia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-11-2015 - Ore 07:17

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Azzurri bravi, belli e tosti: la Serbia sbatte sull’Italia

LA GAZZETTA DELLO SPORT - BIANCHIN - I riti di passaggio, i momenti che cambiano la vita delle squadre, sono fatti così: fisici, duri, cruenti. Non si costruisce un’identità con l’eleganza e i colpi di tacco. L’Italia Under 21 ieri era un progetto di Nazionale, mentre oggi è un gradino più su: è una squadra forte. Serbia-Italia a Novi Sad è stata un bell’incontro dei pesi massimi, tra due squadre che si rispettano e si scambiano pugni a testa alta. È stato un crash test e l’Italia ne è uscita ammaccata ma intera, con un 1-1 più che accettabile. Ha fatto partita pari e forse qualcosa in più, ha rischiato di perdere ma di certo poteva vincere. Di Biagio alla fine aveva la faccia soddisfatta: «Ho visto due tra le più forti nazionali Under 21 d’Europa. Sono contento dei miei ragazzi, la considero una delle migliori tre partite della mia gestione». Non ha torto. L’Italia ha aggredito per togliere tempo e spazio alla generazione d’oro del calcio serbo — un Mondiale Under 20 e un Europeo Under 19 vinti negli ultimi due anni — e ha costretto Sivic a cambiare la disposizione della squadra, da 4-3-1-2 a 4-4-2 di battaglia. Non abbiamo vinto perché la crisi deve aver chiuso le fabbriche degli attaccanti. Se questa Italia avesse un numero 9 di alto livello, tiranneggerebbe il gruppo di qualificazione europea. 
CERCASI ATTACCANTE - Novi Sad invece ha detto che negli ultimi 30 metri c’è ancora da lavorare: l’Italia in questo proprio non migliora. Berardi ad esempio ha gestito malissimo due situazioni di uno contro uno col portiere. La prima volta ha calciato troppo presto (con il destro poi…), la seconda non ha nemmeno tirato. Cerri ha fatto anche peggio: liberato da una «rubata» di Benassi nella metà campo serba, è rimasto solo davanti a Radunovic ma l’ha messa malamente fuori. Gli altri 75 metri però sono stati di qualità: l’Italia ha controllato la partita nei primi 25 minuti e ha sofferto un po’ nei due momenti migliori della Serbia, alla fine del primo e del secondo tempo. I gol invece sono arrivati quasi insieme, nei primi 11 minuti dopo l’intervallo, e hanno lo stesso codice postale: 00060, come a Formello. Milinkovic ha portato avanti la Serbia con un cross finito in porta, Cataldi ha pareggiato con un destro rimbalzante da fuori area: Lazio contro Lazio 1-1, con un po’ di fortuna. Bernardeschi dopo l’1-0 serbo è corso a vedere il replay e ha commentato: «Non ci posso credere…». Sì, Milinkovic voleva crossare come Causic due anni fa. Un altro Serbia-Italia, un altro gol preso da un cross finito in porta. 
MANDRAGORA XXL - L’Italia resta prima assieme alla Serbia e martedì giocherà da favorita contro la Lituania a Castel di Sangro. Cataldi sarà squalificato ma Di Biagio ha soluzioni alternative, anche perché Mandragora ha giocato la sua miglior partita in Under 21, da diciottenne con personalità XXL. Intorno a lui Benassi ha sofferto meno di altre volte il ruolo di esterno e Conti-Barreca, terzini di nicchia, hanno retto il palcoscenico. Il piano partita, quindi, più o meno è riuscito. La Serbia faceva paura ma l’Italia l’ha aggredita in mezzo e attaccata con i lanci dietro i centrali di difesa. Grujic, seguitissimo da Inter e Roma, non ha spaccato il mondo e Maksimovic in mezzo ha deluso. Cragno, distratto sul gol, bilancia con due parate in due minuti e ringrazia Romagnoli per il gentile contributo: dopo un’ora di partita Gajic ha calciato con la porta davanti ma il difensore del Milan ha deviato in angolo. L’Italia non ha più rischiato e nella notte, sull’aereo per Pescara, ha segnato un appuntamento sull’agenda. Tra 10 mesi ritroveremo la Serbia in casa e non serve un indovino per predire il futuro: chi vince, si prende il girone. 

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Bianchin

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