Rassegna Stampa

Baldissoni: «Roma via dall’Olimpico»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-09-2016 - Ore 09:29

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Baldissoni: «Roma via dall’Olimpico»

IL TEMPO - SERAFINI - Nonostante il cielo nero nella capitale, il fulmine è arrivato comunque inaspettato. Probabilmente il livello di guardia era già stato raggiunto da un bel po’ di tempo nella Roma, tornata a combattere in prima linea sulle problematiche relative al crollo delle presenze dei tifosi giallorossi all’interno dell’Olimpico. Un processo confuso e delicato, che nell’ultimo anno e mezzo ha costretto il club a frapporsi tra le normative indiscutibili delle istituzioni e i propri tifosi, una ricerca costante di una linea di equilibrio che alla fine risolvesse le cose e accontentasse tutti. Nel primo giorno del viaggio romano di Pallotta, il club ha deciso di infrangere gli schemi finora utilizzati attraverso le parole deldg Baldissoni, rilasciate in mattinata ai microfoni di Roma Radio: «Noi adesso lavoriamo all’Olimpico che è uno stadio troppo grande da riempire in condizioni normali. Se si riducono gli spettatori, allora considereremo stadi diversi che consentano di massimizzare l’effetto dei tifosi che vengono. Conviene uno stadio più piccolo cosicché gli spettatori siano più raccolti in attesa di verificare il nuovo stadio che stiamo progettando. Per raggiungere i risultati manca un pezzo fondamentale, cioè i tifosi, spero che domani lo stadio sia pieno».

Una speranza vana, considerando che per la sfida di oggi con la Sampdoria sono stati venduti circa 6000 biglietti. L’ipotesi (non realizzabile) di abbandonare l’Olimpico ha aperto però un nuovo canale di comunicazione con i tifosi giallorossi, che negli ultimi tempi richiedevano un supporto, anche mediatico, da parte della propria società. Aspetto, che in maniera precisa viene ripreso dal dg: «I tifosi non sono criminali, sono tifosi e devono essere trattati come tali. Su questo, le forze di sicurezza sono d’accordo e per tornare alla normalità vogliamo l’eliminazione delle barriere. Nel frattempo, però, non deve succedere nulla come prime due partite di quest’anno. Si punirà chi dovesse minacciare la serenità degli altri, questo è chiaro. Per questo metteremo più gente della società in curva affinché non vi siano più problemi». Un riferimento che sfiora soprattutto la questione più attuale relativa alle 50 multe comminate nelle prime tre gare disputate all’Olimpico e che hanno colpito tifosi di Roma, Lazio, Juve e Udinese, rei di «non aver occupato il proprio posto sostando per un lungo lasso di tempo appoggiati sulla balaustra, struttura non specificatamente destinata allo stazionamento pubblico». L’ultima di una serie di provvedimenti attuati nella nuova regolamentazione di pubblica sicurezza dell’Olimpico, che ha convinto gradualmente tanti tifosi di Roma (per un lungo periodo anche quelli della Lazio) ad adottare una crescente forma di protesta pacifica culminata con l’abbandono degli spalti, soprattutto in curva Sud. L’innalzamento delle barriere divisorie, le multe per il cambio posto (la seconda sanzione fa scattare il Daspo), sono però soltanto una parte delle motivazioni che hanno convinto i sostenitori a disertare l’impianto. Nella passata stagione lamentele e disagi si sono registrati anche per le ferree disposizioni nei controlli di prefiltraggio: lunghe code ai tornelli e difficoltà nell’avvicinamento allo stadio. L’introduzione poi del rilevamento biometrico ai tornelli e il cambiamento del piano del traffico con nuove (ma lontane) aree di parcheggio (intorno allo stadio non è più consentita la sosta per le automobili) non hanno contribuito a distendere il rapporto tra le parti, considerando inoltre l’accusa mossa dai tifosi alle autorità di adottare provvedimenti così rigidi solto a Roma.

Nel corso della giornata gli stati generali del club sono tornati sulla vicenda. Da Pallotta, «Spero che i tifosi tornino presto, purtroppo non posso togliere le barriere perché non è il mio stadio», fino aSpalletti: «Condivido in pieno il pensiero di Baldissoni, un Olimpico vuoto è dannoso per la squadra, ti rafforza meno e ti toglie di più».

Fonte: il tempo - serafini

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