Rassegna Stampa

Barça da tennis: 6-1 Pallate sulla Roma. Ma se vince, passa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-11-2015 - Ore 06:43

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Barça da tennis: 6-1 Pallate sulla Roma. Ma se vince, passa

LA GAZZETTA DELLO SPORT - BIANCHI - A un certo punto è venuto da sorridere pensando all’eventualità di una Catalogna indipendente con il Barcellona impegnato in una campionato regionale. Questo Barça poi, a cui starebbe stretto anche un torneo interplanetario. Probabile che in un futuro prossimo il Barcellona dell’era Guardiola-Luis Enrique sarà inserito tra le meraviglie del mondo e la foto dei giocatori appesa al Prado o al Louvre insieme agli altri capolavori della storia. Intanto, nel presente, il Barcellona continua a esporre opere d’arte contro tutto e tutti. Saremmo ancora deliziati da tanto meraviglioso gioco se non l’avesse subito una squadra italiana che, per inciso, è tra le prime del nostro campionato e questo ci dà la misura del gap esistente tra la media delle grandi del nostro e dell’altro calcio, non solo spagnolo. Una Roma inerme, impotente, paralizzata, già arresa prima ancora di cominciare. La fotografia della partita, evidentemente presa da un satellite perché davvero sembrava di essere su un altro pianeta, è quella del secondo gol catalano. Lo ha firmato un rientrante e già stratosferico Messi dopo un’azione quasi tutta di prima che ha coinvolto l’intera squadra. Fenomenale l’ultima parte con scambi da flipper tra Leo-Neymar e Suarez che regala l’assist finale. In tutto 27 tocchi, record per un gol in Champions League. Si consoli, la Roma: ha subito la stessa sorte il Madrid, a casa sua per giunta. Il primo gol segnato da Suarez è arrivato dopo 40 passaggi fatti dai 10 giocatori in un’azione durata l’eternità di 1 minuto e 45 secondi. Poi il Real ne ha presi 4, la Roma 6 e potevano essere di più: la proporzione ci sta. Solo che c’è modo e modo di perdere. Quello scelto da Garcia è il più brutto. 
DISFATTA TOTALE - Non c’è niente da capire. Barcellona troppo superiore, Roma pulcino bagnato, per dirla con l’avvocato Agnelli. E partita consegnata agli archivi come non decisiva fin dalla vigilia da Garcia. Dunque figuriamoci con che grinta sono entrati in campo i giocatori. Il tecnico ci ha messo tanto del suo, con una tattica suicida. Che voleva replicare quella dell’andata, quando la Roma riuscì a bloccare i marziani con una linea di difesa a 6. Al Camp Nou il francese ha modificato leggermente: non più 4-1-4-1 ma un 4-4-1-1 con Pjanic più vicino a Dzeko e incaricato a pressare il primo portatore di palla. Ma se nessuno lo seguiva nel pressing il risultato era di perdere un uomo in mezzo e lasciare più spazio ai centrocampisti blaugrana. Le due linee poi erano schiacciate tra loro, e un po’ troppo alte. L’intenzione era utilizzare il fuorigioco e cercare di ripartire. La tattica qualche volta è riuscita, le ripartenze mai. Solo che il più delle volte il tridente è andato a nozze eludendo il fuorigioco. Al Barça non pareva vero di poter utilizzare la duttilità di manovra che Luis Enrique gli ha dato. I lanci lunghi a scavalcare i reparti o le triangolazioni strette e veloci che trovavano voragini centrali. 
I TRE MARZIANI - La banda di Luis ha fatto un gol più bello dell’altro. A tratti sembrava un allenamento più che una sfida Champions. Il Barcellona è stato superiore in tutto. Nella ripresa si è proprio riposato. Così la Roma è riuscita a ottenere e sbagliare un rigore e poi segnare, sempre con Dzeko. Che all’alba della sfida ha fallito pure la casuale quanto semplice occasione del possibile vantaggio. Dettagli di poca importanza. Luis Enrique sapeva che sarebbe stato facile, tanto che ha lasciato in panchina Iniesta e poi, sul 3-0, ha tolto il sublime regista del mosaico, Busquets. Messi, invece, l’ha lasciato in campo sino alla fine: non giocava titolare dal 26 settembre e aveva una gran voglia. Due gol e un assist come il suo degno compare Suarez (stupenda la sassata al volo nell’angolino) che nelle ultime 7 gare di Champions ha segnato 6 gol e confezionato 4 assist. Neymar a questo giro si è limitato a fare da gregario. Messi gli ha concesso il rigore per partecipare alla festa ma Szczesny glielo ha parato. Così il trio si è «fermato» a 121 gol nel 2015. Tutta la Roma, per dire, ne ha segnati 72. 
QUALE CONTRACCOLPO? - Ora la Roma ha il destino nelle sue mani. Se batte i bielorussi all’Olimpico passa il turno e tanti saluti. C’è un precedente che preoccupa: dopo la batosta dell’anno scorso subita dal Bayern (7-1 all’Olimpico) la squadra non si riprese più del tutto. Non vorremo che succedesse la stessa cosa. Serve una pronta reazione. E una revisione completa dei meccanismi difensivi, soprattutto in Europa, dove la Roma subisce gol da 27 partite consecutive (61 i gol presi in totale) e con 16 gol incassati ha la peggior difesa di questa Champions League. Insomma, non è solo colpa del Barça. 

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Bianchi

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