Rassegna Stampa

Basa, l’uomo di Rudi che ama la kickboxing

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-06-2014 - Ore 09:48

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Basa, l’uomo di Rudi che ama la kickboxing

A pagina 161 del suo libro, Rudi Garcia scrive: «Nel 2011 siamo stati eliminati dalla Champions per un solo gol e l’assenza, non compensata, di Marko Basa contro il Cska Mosca». Basterebbe questo a capire quanto fosse importante per lui il gigante montenegrino dagli occhi di ghiaccio che tanto piace ai tifosi (e alle tifose) del Lille. Garcia lo ha conosciuto a Le Mans, lo ha voluto con sé subito dopo aver conquistato il campionato in Francia e lo vuole anche adesso, che il campionato – quello italiano – è ancora da conquistare. Il d.s. del Lille, Frederic Paquet, ha detto che «fino a dopo il Mondiale non ci saranno novità», ma il suo collega Sabatini conta di chiudere quanto prima.

KICKBOXING D’altronde, Basa è pronto a partire per Roma, soprattutto dopo la super stagione appena conclusa:al suo fianco Simon Kjaer è tornato a essere un difensore centrale affidabile e L’Equipe lo ha inserito nella squadra ideale al posto di Thiago Silva. Carattere spigoloso, nato «per caso» in Serbia, ha vissuto per sette anni in Montenegro a Cetinje, città natale di Elena di Savoia, seconda regina d’Italia e adora la kickboxing: «Da ragazzino sfogavo la mia rabbia. Ma mia madre mi ha fatto smettere perché pensava fosse pericoloso».

QUATTRO LINGUE E UN ALLENATORE Cresciuto nel Trstenik, club della cittadina dove è nato Vladimir Jugovic, passato poi al Belgrado, è stato venduto al Le Mans per 50mila euro. Nel 2007 ha conosciuto Garcia, ma dopo una stagione è passato alla Lokomotiv Mosca per 6,5 milioni, ci ha giocato tre anni e nel 2011 il trasferimento a Lille. Sempre per lo stesso motivo: Garcia. Con lui 101 presenze, 14 reti (su 18 totali) e 8.810 minuti giocati. Basa parla quattro lingue (inglese, francese, serbo e russo), forte nel gioco aereo, ha buona capacità di palleggio, grazie a un passato come centrocampista: «Ma ho sempre amato la difesa, il mio habitat naturale». Ecco perché Garcia lo ha scelto. Un’altra volta.

Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT - Zucchelli

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