Rassegna Stampa

«Bayer-Roma è decisiva E a ping pong vincerei io»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-10-2015 - Ore 06:48

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«Bayer-Roma è decisiva E a ping pong vincerei io»

GAZZETTA DELLO SPORT - ARCHETTI - La Germania può rivelarsi ostica per un ragazzo cresciuto a Querceta, appena alle spalle del mare della Versilia, e che ha affinità con la spiaggia, figlio di bagnino e attratto da quel lavoro se fosse andata male con il calcio. Ma Giulio Donati, 25 anni, ha saputo affrontare il distacco anche con l’aiuto di amici e affetti. Non abita nell’industriosa Leverkusen ma nella più attraente Colonia, insieme alla fidanzata Martina.«E ho avuto fortuna a trovare alcune persone che mi hanno aiutato. Compreso uno psicologo». 
Uno psicologo? 
«Sì, quello del Bayer Leverkusen, però non per una seduta, ma perché Christian parla italiano. E poi ancora adesso abbiamo a disposizione un’insegnante: vado a lezione, due tre volte la settimana, dipende dagli impegni. Ho anche cominciato con qualche intervista in tedesco, ma di rado. Agli inizi invece ho trovato appoggio nella famiglia di un compagno di squadra». 
Del Leverkusen? 
«No, del Grosseto, anche se adesso è al Lecce. Davis Curiale mi ha spedito dai suoi parenti che abitano qui. Soprattutto per la burocrazia sono stati importanti». 
Per tornare titolare, come avviene da sei partite consecutive, chi l’ha aiutata? 
«Roger Schmidt, l’allenatore, in estate era stato franco. Mi disse che se avevo l’offerta giusta poteva partire, ma se fossi rimasto gli sarei servito». 
Non c’era l’offerta giusta o non voleva mollare? 
«Io volevo essere titolare con continuità, però non volevo lasciare la Champions League con le sue grandi sfide. Credevo in me stesso e sono rimasto a Leverkusen». 
I fatti le stanno dando ragione. Di lei hanno scritto: «Quando è uscito Donati al Camp Nou il Bayer è crollato incassando due reti». È vero? 
«Avevo i crampi e comunque il Barcellona ha grandi individualità che possono punirti in qualsiasi momento. Come del resto la Roma. In Spagna eravamo a posto per 80 minuti, vincevamo, poi siamo andati sotto. Il primo gol era forse evitabile, il secondo no, una gran giocata di Suarez. Loro hanno tanti fenomeni, mi sembrava di essere alla playstation. Dalla mia parte arrivava Neymar, ma quello che mi ha impressionato di più è stato Iniesta». 
Domani sera la punteranno Salah e Gervinho. È convinto pure lei che la qualificazione si decide in questa doppia sfida? 
«Salah, Gervinho o anche Iago Falque: la Roma ne ha tanti bravi, non solo questi. Sono convinto che il doppio confronto sposterà l’ago della bilancia del girone. Sarà una sfida molto equilibrata, 50 per cento di possibilità a testa. Noi dobbiamo rimanere concentrati, compatti, raddoppiare sempre perché la Roma sa essere forte, veloce e tecnica». 
Quando era fra i ragazzi dell’Inter, lei studiava Maicon; quando è diventato vice campione europeo con l’Under 21 aveva a fianco Florenzi. Il passato le si ripresenta, come lo affronterà? 

«Per me era un privilegio allenarmi con Maicon. Scherzavamo molto, poi ognuno ha fatto la sua strada e non ci siamo più sentiti. Con Florenzi invece il rapporto di amicizia è rimasto: ci telefoniamo, anzi lo chiamerò in questi giorni. Lui è un fenomeno, però dovrebbe imparare a giocare meglio a ping pong: con me perde sempre». 
Nessun rimpianto o nostalgia per l’Italia? 
«C’è sempre qualcuno che viene a trovarmi e per queste due partite ho dovuto dividere le richieste di biglietti, metà all’andata e metà al ritorno per non scontentare nessuno. Quanto ai rimpianti calcistici, non ne ho. Qui sono in Champions, non c’è posto migliore per un giocatore» . 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - ARCHETTI

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