Rassegna Stampa

Benatia: “Siamo i più affamati”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-12-2013 - Ore 08:43

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Benatia: “Siamo i più affamati”

Non chiedetegli quando ha perso l’ultima partita perché non se lo ricorda. Mehdi Benatia è imbattuto dal 16 marzo, Catania-Udinese 3-1. Dopo il gran finale in bianconero è arrivata la Roma, le dieci vittorie da record, i quattro pareggi e la ripartenza con la Fiorentina.

Adesso andate a San Siro da favoriti. Vantaggio o pericolo?

«È strano vedere i rossoneri a 19 punti di distanza da noi. Da un po’ di tempo sono in difficoltà, ma hanno passato il turno in Champions e dobbiamo rispettarli perché si tratta sempre del Milan. Sarà una battaglia, dobbiamo giocare da Roma, con voglia e ritmo: così diventa dura per loro».

 

 

A Balotelli ci pensa lei?

«Sarà un compito di tutta la squadra fermarlo. Mi dispiace perché in Italia viene sempre provocato e tante persone dicono che è un cattivo ragazzo. Ho avuto la possibilità di parlarci al telefono, me lo ha passato Nasri quando stava al City e mi è sembrato un tipo a posto. Con me può stare tranquillo: non avrò bisogno di provocarlo».

 

 

Nessuno a Roma rimpiange più Mexes.

«Il Milan è in difficoltà e non è facile anche per lui. Ma resta un grande. Qui sono passati tanti difensori di livello: penso a Juan e a Burdisso. Finora Garcia ha scelto me e Castan ma quando c’è stato bisogno di lui, Nico si è fatto trovare pronto».

 

 

E Jedvaj?

«Probabilmente al posto suo o di Romagnoli andrei via per giocare: meglio fare 15-20 partite in una piccola che 6-7 qui. Ma è un mio pensiero e rispetto la loro scelta. A quell’età trovare spazio nella Roma non è facile. È giusto affidarsi all’esperienza di Burdisso, ma Tin ha grande qualità. Arriverà il suo momento».

 

 

Nonostante l’età Marquinhos le ha lasciato un compito non facile.

«Dopo tre campionati ad alto livello con l’Udinese non potevo certo aver paura di prendere il posto di un 18enne. Lui è bravo, ma l’anno scorso hanno preso tanti gol perché c’era un sistema di gioco diverso: ritrovarsi uno contro uno in difesa è difficile anche per me».

 

 

Con Castan formate una coppia perfetta?

«Stiamo facendo bene perché c’è un grande lavoro da parte di tutti: di De Rossi che arretra, di De Sanctis che parla molto. È l’unione della squadra da sottolineare. Poi con Garcia abbiamo trovato i giusti equilibri in campo».

 

 

Eppure dicevano che lei e il brasiliano siete troppo lenti.

«In molti hanno giudicato prima che iniziasse la stagione e anche dopo le prime vittorie senza gol incassati hanno trovato il modo di criticarci. Così non è corretto, ma ora tutti hanno capito di aver sbagliato».

 

 

Di Benatia si è detto anche: è sempre infortunato.

«Ho avuto problemi all’adduttore perché giocavo troppe partite. Ora sto meglio».

 

 

Roma è come se l’aspettava?

«Me l’aveva descritta il mio ex compagno dell’Udinese, Pinzi, che è laziale ma romano. Mi diceva: “se vai lì vedrai che quando vinci è uno spettacolo”. La gente qui vive per il calcio, un po’ come a Marsiglia dove ho giocato da ragazzo».

 

 

Pinzi l’ha risentito dopo il derby?

«Ci ho parlato prima della partita, l’ho richiamato dopo ma non mi ha risposto… ».

 

 

Lazio a -20 è un motivo d’orgoglio per voi?

«Vi dico la verità: non me ne frega proprio niente. So che per i tifosi è importante, ma io non guardo alla Lazio: secondo me il derby va vinto per i 3 punti. Certo, l’ultimo è stato particolare, tutti ci hanno chiesto di batterli e ce l’abbiamo fatta».

 

 

Sbollita la rabbia per i quattro pareggi?

«Anche se non abbiamo giocato benissimo, almeno due di quelle partite potevamo vincerle se le cose fossero state, diciamo, normali. Meritavamo di essere primi».

 

 

Si riferisce agli arbitri?

«Sì, soprattutto per l’episodio di Torino che mi ha visto protagonista».

 

 

Con Meggiorini aveva già avuto problemi in passato.

«È una brutta persona, gliel’ho detto in faccia. Ha usato delle parole irripetibili, una roba vergognosa su un campo di calcio. Non è la prima volta che sbaglia con me. Dopo la gara ne ho parlato anche con Ventura che si è scusato, ma non era lui che doveva farlo. Questa volta la rabbia era doppia perché mi ha fatto anche il fallo non fischiato ed è arrivato il pareggio. Davvero troppo da sopportare».

 

 

A Torino ci tornerete il 5 gennaio. Ci pensate già?

«Sì, certo. La sfida con la Juve arriva subito dopo Natale e bisogna prepararla al meglio. Personalmente avevo previsto un viaggio lungo a Dubai con la famiglia e ho pensato che era meglio cancellarlo. Troppe ore di viaggio e un giorno in meno di lavoro visto l’anticipo al 5: preferisco restare a Roma, durante le vacanze dobbiamo stare tutti attenti a cosa facciamo. È una partita molto importante che possiamo vincere».

 

 

In cosa vi è superiore la Juve?

«Hanno l’abitudine a portare a casa anche le partite fastidiose, dove gli avversari si arroccano dietro. Hanno un gioco più fluido perché si conoscono da due-tre anni e possono contare su una rosa di 20 giocatori dello stesso livello. Ma noi abbiamo più fame di loro quest’anno e siamo pronti a lottare fino alla fine».

 

 

Quindi allo scudetto ci pensate?

«Sappiamo di essere un gruppo forte e che questo è un anno in cui si può fare qualcosa di grande. L’obiettivo “vero” resta la Champions, però quando sei così vicino al primo posto è normale guardare chi ti sta davanti».

 

 

Conte le piace?

«Ha vinto molto e lo rispetto. È un tecnico carismatico, si vede che ha sempre un messaggio giusto per i suoi giocatori. Però da avversario, quando lo vedi esultare, non ti fa piacere».

 

 

Il Totti compagno è diverso da come lo conosceva?

«Molto diverso. Quando ci giochi contro è fastidioso: si butta, parla sempre con l’arbitro e una volta mi ha fatto davvero arrabbiare, così ho provato a fermarlo con le cattive. D’altronde anch’io in campo non sono come nella vita. Da quando sono arrivato a Roma ho scoperto tutt’altra persona: ora è un bell’amico. Sul piano tecnico l’ho sempre ritenuto uno dei più grandi e lo è ancora. Sono sicuro che a Milano sarà protagonista. Per noi cambia tanto quando gioca, senza di lui è dura ma mi sembra normale visto che parliamo di uno con qualità superiori».

 

 

E De Rossi?

«Anche prima di diventare suo compagno lo rispettavo molto, ho sempre ammirato il suo atteggiamento: è davvero incredibile, uno che dà tutto in campo per la squadra. È l’esempio dei giocatore che piacciono a me».

 

 

Ljajic è triste?

«Non vedo perché dovrebbe esserlo. Ogni volta che è entrato è stato decisivo con gol e assist. In questo periodo lo hanno criticato, ci ho parlato e sa che deve lavorare per crescere. Ma sono sicuro: farà benissimo da qui in avanti».

 

 

Il compagno più impressionante?

«Strootman è veramente forte: ha sempre la grinta giusta, fa passaggi incredibili e perde pochi palloni».

 

 

Garcia si arrabbia mai?

«Quando c’è bisogno sì, ma finora gli abbiamo dato pochi motivi per farlo. È uno attento ai piccoli dettagli, vuole sempre di più ed è abituato a vincere».

 

 

Pallotta l’ha sorpresa?

«Di testa è più giovane di noi. Una bella persona che ama questa squadra. E per Natale ci ha fatto davvero un gran regalo (un Rolex, ndr)».

 

 

Se non fosse arrivato alla Roma, dove sarebbe finito?

«Durante i tre anni a Udine ho sempre avuto possibilità di andarmene. Leonardo due stagioni fa stava per portarmi a Parigi, la mia città, ma la società non ha voluto cedermi. Poi potevo andare all’Inter o al Napoli ma per tanti motivi ho scelto Roma e sono molto contento. Dopo aver sfiorato per due anni la Champions con l’Udinese, l’anno prossimo voglio finalmente giocarla con questa maglia».

 

 

Non andrà al Mondiale, perché ha scelto il Marocco?

«Mi hanno convocato in un momento difficile, quando tornavo da un infortunio e per me è stata una grande cosa. Mio padre è nato lì, quando ci vado mi sento a casa, la gente mi ama. Per cui nessun pentimento».

Fonte: Il Tempo

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