Rassegna Stampa

Bergomi, Maldini, Del Piero e gli addii amari

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-02-2016 - Ore 07:54

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Bergomi, Maldini, Del Piero e gli addii amari

GAZZETTA DELLO SPORT - DURO - Ad un certo punto, davanti alle Colonne d’Ercole del loro mondo conosciuto, illustrato da centinaia di gol e presenze, giocano la partita più importante: quella del futuro. E hanno paura. E poi? Cosa c’è oltre la linea dell’orizzonte? Noia, normalità lontano dai riflettori? La spesa al supermercato, la corsetta al mattino, la domenica in famiglia? Lascio subito o invece stiracchio di qualche metro la mia favola? Le chiamano bandiere, le ultime bandiere del calcio. Ma per chi vuole ricordarle solo per i gol, i dribbling e gli scatti fulminanti, con l’ammirazione che solo meritano i grandi del calcio, sono anche idoli a volte ostinati, fino alla fine tormentati, incapaci di dire basta, di scrivere al momento giusto su una cartolina d’addio: «Grazie a tutti, è stato bello». 

IO NON CI STO E no, perché il finale non è sempre colorato. Succede oggi a Totti, ma è già capitato. Anche Alessandro Del Piero si ritrova un giorno di fronte al bivio e non ci pensa due volte. Vuole percorrere ancora la strada a strisce bianconere, forse all’infinito, per quel suo legame indissolubile con la Juventus e quella sua maglia numero 10. Ed invece il finale è più acido di quanto si possa immaginare: dopo 19 anni e centinaia di gol, ecco l’improvvisa carenza di attenzioni di Pinturicchio, che propone anche di firmare in bianco il contatto. Ma non commuove il presidente Andrea Agnelli, che annuncia all’assemblea degli azionisti la fine del rapporto col giocatore , le due strade si dividono: Del Piero gioca l’ultima partita con la Juve il 30 giugno 2012, poi vola a Sydney a caccia di «qualcosa di nuovo». 

TIFOSI CONTRO E se la storia bianconera racconta pure di un’altra chiusura amara, quella avvelenata da Calciopoli del dirigente Roberto Bettega, il campo offre un’istantanea del Meazza all’improvviso ostile in una sua parte nei confronti di un beniamino: Paolo Maldini. Dopo 24 anni di trionfi, il 24 maggio 2009 il capitano gioca per l’ultima volta in casa contro la Roma di Totti (in gol). Cerimonia d’addio in grande stile: consegna ai tifosi di album di figurine e di una sciarpa commemorativa. Eppure, durante il giro di campo finale – quasi 80mila spettatori in piedi ad applaudirlo, compresi i tifosi della Roma – un settore di ultrà della curva Sud contesta il difensore, rovinandone parzialmente l’addio. Motivo dei fischi: alcune considerazioni di Paolo sul tifo organizzato. Poi il 31 maggio, a Firenze, Maldini disputerà la sua ultima gara a Firenze, in fondo alla quale raggiungerà le 902 partite col Milan. E il Franchi gli offrirà una standing ovation di risarcimento. 

«ZIO» COMMENTATORE Milano si rivela piena di colpi di scena anche nel caso di Gianni Rivera (al Milan dal 1960 al 1979), vicepresidente rossonero dopo avere appeso gli scarpe al chiodo e poi via all’arrivo di Silvio Berlusconi: due anime incompatibili, anche in politica. Ma pure in casa Inter gli amori che sembravano non finire mai finiscono. Se con Sandro Mazzola, colonna portante nerazzurra da giocatore, il rapporto da dirigente è segnato da brevi periodi e quindi da un allontanamento definitivo, quello dello «Zio» Beppe Bergomi non inizia neppure: 20 anni di militanza, un futuro da commentatore a Sky. Lo stesso Gigi Riva, presidente per un solo anno dei sardi dopo aver scritto per 12 anni la leggenda di un’isola vincendo uno storico scudetto, e per Giancarlo Antognoni, dirigente per un breve periodo a Firenze dopo aver detto no a tutti per amore del Giglio da giocatore. 

RICORDI Sono storie di addii dolorosi. Le bandiere non hanno tempo, le carriere sì. Quando il piccolo tifoso giallorosso, sfogliando l’album dei ricordi, punterà l’indice su Totti, dirà: «È la storia della Roma». Ma non si chieda poi che cosa è stato dopo il capitano. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - DURO

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