Rassegna Stampa

Braccio di ferro

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-05-2013 - Ore 10:29

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Braccio di ferro

(La Repubblica – E. Currò) Molti nemici, molto onore. Se è così, prima ancora di sedersi sulla panchina del Milan, Seedorf è già onoratissimo. E se è vero che Berlusconi nel calcio ama le decisioni controcorrente, almeno quanto in politica sa cavalcare l’onda popolare, non avrebbe potuto scegliere per il Milan un nuovo allenatore più contestato del campione olandese.

 

Se n’è avuta clamorosa riprova ieri, quando la Curva Sud si è schierata in maniera fin troppo esplicita contro il promesso mister. «Chi investe può decidere di cambiare allenatore anche solo per scelta personale. Ma serve un allenatore affermato: se non con Allegri, che appoggiamo fermamente, almeno con un vero allenatore ».

 

Il fatto è che gli ultrà, stavolta, non sono isolati. La squadra stessa da un mese non smette di sottolineare i meriti di Allegri, nella rincorsa al terzo posto. Ieri lo ha fatto il veterano Bonera, dopo avere ottenuto da Galliani l’inatteso rinnovo del contratto per due anni, in apparente contrasto con la linea societaria del ringiovanimento. «La cosa sicura è che questo allenatore ha fatto molto bene». Il pesante braccio di ferro continua: la maggioranza dei tifosi e dei giocatori dalla parte di Allegri (cioè conGalliani e contro Seedorf, perché tutti sanno come l’attuale allenatore sia vicinissimo all’addio), Berlusconi dalla parte di Seedorf.

 

La vicenda non ha precedenti, nei 27 anni dell’era berlusconiana. Ma chi conosce bene il demiurgo del Milan assicura che nessuna contestazione potrà fargli cambiare idea. Ai detrattori lui ricorda come Sacchi, che inaugurò il ciclo dei trionfi, fu ingaggiato tra mille perplessità per la sua inesperienza. Per questo l’idea di promuovere subito in panchina un neofita come Seedorf — anche i dirigenti Capello e Leonardo in pratica lo erano — non spaventa Berlusconi, sempre più deciso a congedare Allegri, che ieri ha avuto un incontro interlocutorio nella sede di via Turati con Galliani. La richiesta di una ricca buonuscita, per rescindere il contratto da 2,5 milioni fino al 2014, postula ulteriori colloqui, perché l’allenatore non ha fretta, né intende dimettersi.

 

La Roma lo aspetta (ieri è stato segnalato a Milano il ds Sabatini) assieme a Tassotti, storico vice rossonero, a sua volta tentato dal divorzio. E il derby della finale di Coppa Italia con la Lazio, da affrontare prima di prendere qualunque decisione di mercato, accentua il clima di incertezza. In teoria Berlusconi potrebbe decidere di licenziare Allegri. Ma non è abitudine del club arrivare a una conclusione traumatica dei rapporti con i tecnici, a maggior ragione dopo un triennio accompagnato da uno scudetto e da un secondo e un terzo posto. Così, mentre le ipotesi di Van Basten, Inzaghi e Donadoni restano in piedi soltanto se la candidatura di Seedorf dovesse di colpo perdere quota, entra in scena la diplomazia, incarnata da Barbara Berlusconi. «Non esistono divergenze tra mio padre eAdriano Galliani. La linea è comune ed è sempre la stessa da 27 anni, cioè l’interesse del Milan». Nel frattempo si pensa al futuro. Pazzini si opera al ginocchio dolente. A parametro zero, dal Nizza, arriverà il trentenne difensore argentino Civelli. Il Monaco, infine, vuole Boateng, che del resto non fa impazzire Seedorf. Il quale, oltre a frequentare il corso Uefa per allenatore (due istruttori della federazione olandese gli fanno periodicamente visita a Rio, le altre lezioni sono su Skype), fa ancora il calciatore: ieri notte ha giocato col Botafogo, in Coppa del Brasile, contro il Crb. Anche Allegri ha fatto attività fisica: col suo staff è salito in bici al Sacro Monte di Varese. Doveva onorare la promessa fatta per il terzo posto. Nel voto, però, non era previsto il rinnovo del contratto.

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