Rassegna Stampa

Bunker-difesa. Nel «giardino» dell’Olimpico regna la Roma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-11-2014 - Ore 09:15

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Bunker-difesa. Nel «giardino» dell’Olimpico regna la Roma

Quando Pablo Daniel Osvaldo, al 94’ di Roma-Juventus, mostrò l’orecchio ai suoi vecchi tifosi spalancando le porte del record dei 100 punti ai bianconeri già campioni d’Italia, almeno in difesa era tutta un’altra Roma: De Sanctis e Maicon in panchina, Manolas e Holebas ad Atene (o Cole in Inghilterra), Astori a Cagliari. C’erano Skorupski, Torosidis, Castan, Benatia e Bastos, gente che stasera la partita la vedrà dalla panchina, dalla tribuna o in tv. Di sicuro, l’esultanza di un giocatore avversario da quel giorno non si è più vista. Sei partite di campionato, percorso nettissimo: sei vittorie, 14 gol fatti, nessuno subito. Non fosse stato proprio per Osvaldo — che stasera difficilmente verrà accolto dagli applausi, e non per colpa di quell’orecchio — Garcia avrebbe anche un altro «zero positivo»: quella contro la Juventus, infatti, è stata l’unica sconfitta in casa in campionato della sua storia in giallorosso.

 

DUE SFIDE Ma la Roma, in casa, è più forte non solo perché ha i tifosi alle sue spalle, ma anche perché le avversarie vengono a giocarsela in maniera diversa: non prenderle, prima di tutto, poi se c’è tempo provare a darle. Ma se non le dai come si deve, non segni. In sei partite casalinghe, la Roma ha subito soltanto 18 tiri nello specchio della porta, sebbene la difesa — vista l’assenza di Castan — non sia mai stata quella che Garcia e la società avevano in mente dopo la cessione di Benatia. Dopo l’Inter, contro cui la Roma non perde da nove partite (ultimo k.o. il 19 aprile 2011 in Coppa Italia), arriverà il Sassuolo, che lo scorso anno alla sesta partita spezzò l’imbattibilità della porta della Roma all’Olimpico: Roma che ha la possibilità di allungare una serie di partite iniziali a porta inviolata già ora unica nel suo genere. Ma, come ha twittato ieri Garcia, «dobbiamo prima fare la Roma e poi impedire all’Inter di sfruttare le sue forze». Tradotto: il giardino è di Rudi, il pallone lo porta Totti.

Fonte: Gasport

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