Rassegna Stampa

Burle e novelle di Luciano da Certaldo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-01-2016 - Ore 08:18

|
Burle e novelle di Luciano da Certaldo

GAZZETTA DELLO SPORT - BIANCHIN - IL TRUCCO… LEGALE – Estate 1997. Spalletti ha portato l’Empoli in A con il doppio salto mortale – dalla C1 alla A in due anni – ma quello è l’anno di Ronaldo, le «sette sorelle» si stanno formando e la A è un campionato di alto livello. Insomma, Spalletti ha qualche dubbio. Teme di non conoscere abbastanza i giocatori e il presidente Corsi lo tranquillizza alla toscana: «Fa nulla Luciano, ti si compra l’ album delle figurine ». Luciano attacca le figurine e, quando si può, attacca in campo. La magata però è difensiva. Prima di Empoli-Inter, non è convintissimo della difesa: troppo lenta. In verticale, non c’è problema: con la squadra corta, l’Empolisoffre poco. In orizzontale però il dilemma resta. Il direttore generale Fabrizio Lucchesi«Con i giardinieri si cancellarono le righe, si prese e si strinse il campo qualche centimetro. Niente illegale, però serviva. Una volta abbiamo questo, un’altra, con altro allenatore, abbiamo… bagnato un po’ troppo il campo. Spero non confondere gli episodi, sono passati annidomenica, ecco la partita. Qualcuno si chiede perché le panchine siano state allontanate dal campo ma il restringimento viene scoperto: Empoli- Inter, quella volta, Gol di Esposito e di Recoba, da metà campo”.

LA PARTITELLA DEL MERCOLEDÌ – Serie A 2004-05, lo scudetto sarà revocato perCalciopoli ma ai tempi non lo sa nessuno. Soprattutto, la Champions si gioca comunque e l’Udinese è sorprendentemente in corsa per il quarto posto. La squadra non era attesa a certi livelli ma Spalletti, questo ormai si è capito, sa allenare. Manca una giornata, l’Udinese ha un punto da difendere sulla Samp e all’ultima ha il Milan. La squadra in settimana è nervosa, nervosissima. Non il massimo, prima di giocare controPirlo, Inzaghi, Kakà e Crespo. Spalletti deve abbassare la tensione e pensa alla partitella di metà settimana. Gli viene in mente la Polisportiva Avane, il quartiere diEmpoli dove vivono i suoi amici. Il mister convince l’Udinese a mandare un pullman inToscana, l’autista parte e torna con una cinquantina di persone. ragazzi dell’Avanefanno Empoli- Udine in chissà quante ore e al pomeriggio sono in campo controHandanovic, Iaquinta, Di Natale e Di Michele. Francesco, amico di Spalletti, gioca centrocampo: «Sono passati quasi anni ma ricordo ancora che Pizarro mi fece una testa così. I pensionati erano venuti a vedere l’allenamento ci guardavano strani. Ma questi, chi sono?». Udinese-Polisportiva Avene finì 20-1, con un gollettino concesso nel finale per pietà, ma Spalletti aveva raggiunto lo scopo: tensione abbassata. Gli amici dellaPolisportiva, ovviamente, non hanno dimenticato. Alcuni di loro giocano ancora conSpalletti: calcio a cinque, a sette o a undici, in qualche campo della Toscana.

LA POESIA – Storie di esoneri. Inizio 1997, la Lazio ha appena detto a Zeman che può bastare così e il boemo ha molte giornate libere. Spalletti lo invita a casa sua: sono i giorni del derby – non Roma-Lazio, solo Lucchese- Empoli in B – e Luciano lo prepara con l’ospite. Il derby finisce 2-2 e Spalletti porta Zeman alla Casa del Popolo di Sovigliana: per la Gazzetta, «bicchieri e bottiglie per disegnare schemi». Funziona.Zeman si tira su e in estate firmerà per la RomaSpalletti vola in A e molti anni dopo finirà in Russia. Festeggerà un campionato esultando senza maglietta – temperatura stimata, meno 4 – e passerà momenti meno piacevoli. Dopo l’eliminazione in Europacon il Basilea, però, colpo di teatro di Miller, numero uno di Gazprom e Zenit: sul sito pubblica una poesia di Montale, non proprio il poeta più conosciuto di Russia. «Non c’è sosta per noi / ma strada, ancora strada».

LE CENE CON GLI AMICI – Spalletti e le cene, una lunga storia di racconti, da giocatore e da allenatore. Da giocatore, stagione 1991-92. Guidolin allena l’Empoli,Spalletti e Carmine Gautieri sono compagni di squadra. Racconta Gautieri: «Guidolin ci convoca a cena e si raccomanda: “Mettete la divisa sociale”. Noi invece passiamo tutti a casa di Spalletti e ci vestiamo di giallo, di verde, praticamente come clown. Un disastro di colori». Pare che Guidolin si sia messo a ridere. Da allenatore, racconta CarmineEsposito. «Noi giocatori facevamo un sacco di cene a casa mia e il mister, non si sa come, veniva sempre a saperlo. Ogni volta la stessa storia. Una sera ci lasciò un biglietto fuori dalla porta: “Andate a dormire presto, che domani c’è allenamento”. In fondo era uno di noi». Da allenatore un po’ più anziano, altre cene, alla Casa del Popolo o alla Polisportiva Avane. Contesto di bella provincia toscana. Raccontò Spalletti nel 1997 a Repubblica: «Ho duecento ulivi e un po’ di vigna, ma a fare il Chianti provvede il mio vicino, che è più bravo di me». Recentemente, alla Polisportiva, un ospite a sorpresa: Alessandro Nesta, in quei giorni a Coverciano e invitato da Spalletti a far foto con tutto il paese. Un’altra volta, alla Casa del Popolo, maxi cena – si arriva anche a 400-500 persone – con protagonista Marcello, il fratello di Luciano, anche lui allenatore. I suoi giocatori, stanchi di sentirgli dire «siete dei ciuchi» in allenamento, gli portano l’asino vero: un «ciuco» di 5 anni, regolarmente ritirato e portato a casaSpalletti.

IL RITIRO ALLA TOSCANA – L’uomo Spalletti non sempre è prevedibile. Giugno 1996, playoff di C1 contro il Monza. Nell’aria c’è una certa attesa ma la sera prima della partita, invece che in ritiro, il mister porta la squadra alle giostre. Montagne russe per tutti, e divertitevi. Carmine Esposito, che soffre di vertigini, sta male per davvero ma il giorno dopo è il migliore in campo: «Grande partita. Spalletti è così, una persona speciale. È l’unico allenatore che, mentre noi facevamo riscaldamento, si metteva a centrocampo a giocare con mia figlia e con il figlio di Martusciello». Maggio 1998, sono i giorni della prima salvezza in A. La squadra va a cena e festeggia, c’è Spalletti e c’è il solito Lucchesi: «Quella sera rimaniamo a parlare fino a tardi. Alle 2 andiamo allo stadio, io e lui, e parliamo per due ore di tutto, di tutti gli sforzi fatti per arrivare fin lì. Finiamo alle 4, seduti su una sacca di palloni. Il mattino dopo, conferenza stampa. Luciano parla ai giornalisti e fa capire che non è sicuro di rimanere. Io capisco e gli dico: “Ma che fai?”. Aveva firmato con la Sampdoria e non me l’aveva detto». Imprevedibile.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - BIANCHIN

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom