Rassegna Stampa

Buu e curve chiuse, un male all’ultimo stadio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-10-2013 - Ore 08:11

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Buu e curve chiuse, un male all’ultimo stadio

La soluzione all’inglese: ecco quello che i più prospettano per combattere l’età del malessere degli stadi italiani. Come se fosse facile costruire stadi come i loro e poi rispettare il pugno di ferro che li ha messi in ordine, rarefacendo i fenomeni di hooliganismo e spostandoli un po’ più in là dal campo di gioco, magari oltre confine. Senza voler cadere nella “discriminazione territoriale”, poi, l’Inghilterra è il Paese dove si disegna un campo di calcio nel giardino di Buckingham Palace, ci si fanno giocare le più antiche squadre e William ammonisce i giocatori: ”Attenti ai vetri delle finestre, altrimenti ve la vedrete con nonna”. Nonna è la Regina.

 
Qui, invece, chi fa qualsiasi cosa allo stadio probabilmente non dovrà vedersela con nessuno. Questa gragnuola di settori chiusi qua e là (Roma e Milano si distinguono) e lo stadio proibito per il prossimo Milan per i cori di “discriminazione territoriale” accende i riflettori sul disagio da spalti: i buonisti del benaltrismo dicono che i giovani vanno capiti e blà blà ed a questo partito s’è subito iscritto con paterna comprensione (il medico pietoso fa la piaga puzzolente) il tecnico del Milan, Allegri.Adriano Galliani ha invece sottolineato come questa situazione possa finire con il penalizzare mortalmente le società e i loro bilanci in rosso, esponendole al rischio di pochi ma cattivi tifosi incontrollabili (ma li cullarono da piccoli) che potrebbero svuotare gli stadi più ancora di quanto non abbia fatto la palinsestizzazione del calcio.

 

 
E, al di là di questo e dei dibattiti filologici su cosa sia la “discriminazione territoriale” a differenza di quella “razzista” e se in fondo una differenza ci sia, rimane la punizione che subiscono i tifosi veri, quelli che qualcuno chiama “clienti”, gli abbonati che hanno regolarmente pagato, a caro prezzo e anticipato, il posto non possono usufruire del loro diritto alla partita.

 

Ma è credibile un calcio che vive una storia come quella di Felice Evacuo? Il capitano della Salernitana a fine partita saluta ex compagni ed ex tifosi della Nocerina dove giocava la scorsa stagione e gli ultrà di oggi ne chiedono l’immediata rescissione del contratto e l’abbandono della città. E vengono accontentati perché niente è in grado di garantire Evacuo.

 

 

Come niente è in grado di garantire lo sport, il fair play, il rispetto delle regole e degli avversari. Però non buttiamola sul sociale, sul famoso ben altro, sulla scuola e così via: è, principalmente un problema di ordine pubblico e di comportamento degli addetti ai lavori. Osservare le regole dovrebbe essere la prima regola: ma non sarà Utopia, la città che non c’è? Sentiamo dire: i vicini di posto dovrebbero fare qualcosa. E se poi, quando si è sbandierato il codice etico questo viene fatto funzionare a orologeria, stiamo educando allo sport?

Fonte: Il Messaggero

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