Rassegna Stampa

C’era una volta il derby delle curve

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-04-2016 - Ore 09:00

|
C’era una volta il derby delle curve

IL TEMPO - PIERETTI - Il derby deserto. Quella di domenica prossima rischia di passare alla storia come la stracittadina per pochi intimi. Una volta c’era la corsa al biglietto, oggi c’è l’invito da parte dei tifosi a strappare quel tagliando, in caso qualcuno lo avesse acquistato.

Il braccio di ferro tra ultras e istituzioni sembra non avere fine: da una parte ci sono le due tifoserie che – uniche in Italia – si sentono vessate dai nuovi regolamenti, dall’altra ci sono Questura e Prefettura che – in nome della massima sicurezza – hanno diviso le curve dello stadio allontanando la stragrande maggioranza dei sostenitori. Finora non è stato trovato un punto d’incontro, e difficilmente si potrà trovare se non verrà fatto un passo indietro. Il prefetto di Roma Franco Gabrielli ha le idee chiare. «Nel momento in cui, chi ha la responsabilità della sicurezza prenderà coscienza che le barriere non servono più, si toglieranno». Ciò significa che al momento non si indietreggia neanche un metro. La Roma ha cercato a ricucire in ogni modo lo strappo, la Lazio ha preso atto delle decisioni delle istituzioni senza intromettersi: il risultato alla fine è stato lo stesso, ovvero popolari vuoti per la sfida delle sfide. «Siamo arrivati alle barriere perché non si sono applicate le regole correttamente – ha commentato Gabrielli – gli steward erano alla mercè di chi stava nelle curve, e non si rispettavano minimamente gli spazi vitali di chi ci stava». E questo il punto, lo spazio vitale.

 

Il commissariato Prati ha denunciato un sovraffollamento delle curve in occasione delle partite di Lazio e Roma, anche tremila persone oltre la legittima capienza certificata. La storiella che i tifosi scavalchino le vetrate lascia il tempo che trova, è impensabile che ci sia uno scarto di almeno 2.500 persone tra la capienza certificata e quella reale. Si è indagato sull’eventuale falsificazione di biglietti? Si è fermamente convinti che i biglietti in vendita siano in numero adeguato e non eccedente? Le domande sarebbero tante altre, la risposta – a quanto sembra – una sola: è colpa dei tifosi. Domenica quelli giallorossi si ritroveranno a Campo Testaccio per poi trasferirsi in un locale di Lungotevere. Quelli biancocelesti si sono dati appuntamento al PalaGems, un impianto da 1.500 posti nei pressi di Tor di Quinto, campo di allenamento della Lazio diChinaglia e Maestrelli. Nessuna scenografia, coro o striscione: il derby è morto. Il messaggio è forte e chiaro, anche perché le barriere sono l’ultimo dei problemi: l’impossibilità di parcheggiare a una distanza ragionevole, le file ai tornelli, le continue perquisizioni, i Daspo, le multe per chi cambia posto, le titaniche difficoltà nell’acquistare i biglietti. Una volta i derby erano ricordati più per le scenografie in curva che per le giocate in campo: di romantica matrice quella della curva romanista negli anni Ottanta, di una bellezza impressionante la maestosa aquila imperiale presentata dalla Nord l’anno passato. Ci sono scenografie che hanno segnato un’epoca, striscioni che ancora oggi tornano alla mente per genialità e acume dissacrante. Addio grande bellezza: domenica si vedranno i seggiolini. «Per noi c’è una sola via d’uscita – conclude Gabrielli – tornano i tifosi nella curva, rispettano le regole e si tolgono le barriere che – però – si possono anche rimettere».

Fonte: IL TEMPO - PIERETTI

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom