Rassegna Stampa

Calcio italiano fanalino di coda, ma perchè mancano le idee, gli uomini e le tecniche di marketing

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-09-2013 - Ore 12:40

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Calcio italiano fanalino di coda, ma perchè mancano le idee, gli uomini e le tecniche di marketing

I dati evidenziati da diversi siti specializzati di calciomercato europeo, confermano come ormai ci sia una netta differenza tra il calcio dei ricchi (club inglesi, francesi e tedeschi soprattutto) e quello dei “poveri”. L’Italia da questo punto di vista è fanalino di coda dell’ultima finestra estiva e pur avendo generato 410 milioni di euro in acquisti, parallelamente ha dato vita cessioni per 413 milioni. Sono arrivati Higuain (ssc Napoli), Carlos Tevez (Juventus fc), Kakà (ac Milan) o Strootman (as Roma), ma parallelamente abbiamo dovuto vendere i nostri gioielli più interessanti (a partire dai 65 milioni di euro incassati da De Laurentiis per la vendita di Cavani al PSG). La regola è semplice e intuibile anche per chi non ne capisce poi così tanto di acquisti/cessioni o peggio ancora di prestiti o cessioni con compartecipazione: si compra solo se si vende. Le casse dei club italiani sono esangui, mentre quelle di ManCity, PSG, Tottenham o Real Madrid sono pingui. Colpa anche della nostra incapacità di attrarre già da tempo investimenti stranieri, così come di lavorare sul marketing sportivo per intercettare nuove frontiere nel settore commerciale (con particolare attenzione alle jersey-sponsorship). Un caso più di tutti mi ha colpito quest’estate: l’operazione costruita a tavolino dai dirigenti del West Ham United Football Club con Alpari global brand nel settore del trading online. I dirigenti degli Hammers vi hanno lavorato sopra, dedicandoci tempo ed energie, ed oggi un colosso del calibro di Alpari (con il marchio “Alpari FX Trading”) campeggia in bella mostra sulle divise di gara del club londinese, che è uno dei più popolari in Regno Unito, ma non (assolutamente) uno dei più ricchi. Qual è la morale che arriva da questa storia? Quando capiranno i nostri dirigenti che è arrivato il tempo di investire maggiore sul marketing (soprattutto quello relazionale) e di uscire dalle tradizionali vie di abbinamento commerciale (dal ’90 ad oggi sempre l’alimentare o le banche-assicurazioni ai primi posti degli investimenti sportivi). C’è una creatività pari a zero. Non chiediamoci perchè poi siamo fanalino di coda anche nel mercato dei trasferimenti calciatori di gennaio, così come di agosto. Ci sarà un percè, noi crediamo. Anzi ne siamo certi.

Fonte: SportEconomy

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