Rassegna Stampa

Calcio, l’ultimo scandalo finirà (quasi) nel nulla…

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-06-2013 - Ore 14:35

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Calcio, l’ultimo scandalo finirà (quasi) nel nulla…

L’ultimo scandalo (in attesa del prossimo) potrebbe essere il più devastante di tutti. Sì, più di calciopoli (su cui restano non poche ombre), più del calcioscommesse, più dei passaporti taroccati di antica memoria.

Perché l’ultimo scandalo coinvolge non solo i procuratori, o agenti dei calciatori, ma potrebbe tirare in ballo anche i club. Con chi d’altronde si sarebbero messi d’accordo gli agenti? E’ reato portare i soldi all’estero, pagando una parte dello stipendio dei calciatori con i contratti d’immagine; è reato fare false fatturazioni; è reato pagare una parte (consistente) dello stipendio ad un agente che poi lo gira al suo calciatore, risparmiando così sulle tasse, eccetera.

 

A proposito, non vi dice niente questa continua rincorsa a calciatori stranieri? Come mai? Solo perché ( così dicono) costano meno degli italiani? Ma, state tranquilli, non succederà nulla (o quasi). Sì, anche se il superprocuratore Stefano Palazzi prima o poi dovrà pure aprire la sua inchiesta. Se la Guardia di Finanza ci metterà anni a scoprire il marcio, andando anche in Sudamerica, figuriamoci quanto ci metterà Palazzi.

 

L’inchiesta su Zarate era durata due anni e mezzo, e poi tutto era finito con un buffetto. In teoria i club, in caso di emolumenti in nero, rischierebbero “una penalizzazione di tre punti a contratto“, come ci ha spiegato l’avvocato Mario Stagliano, ex Ufficio Indagini. “Ma non credo proprio che succederà“. Certo, massimo una multicina al club, una mini inibizione per i presoidenti e gli gli agenti che facevano da spalloni, guadagnando più dei loro calciatori (e già questo dovrebbe fare rizzare le antenne a Palazzi, no?…). Ai calciatori non succederà praticamente nulla. Loro d’altronde giocavano e non sapevano niente di questi traffici alle loro spalle. Un bel maxipatteggiamento sanerà tutto: e se non bastasse, ecco che interviene il Tnas del Coni, definito “scontifico” dallo stesso presidente del Coni.

 

La Procura federale, caro presidente Abete, va riformata: non si può tornare all’antico, con gli organi inquirenti (ufficio indagini ) e requirenti (procura federale) divisi? Si deve andare avanti con un unico carrozzone? D’accordo, ma almeno diamo a Palazzi gli strumenti per poter agire, uomini (pagati) e mezzi. Si utilizzino i soldi che il Coni gira al calcio, 62 milioni, anche per fare pulizia, e non solo (ed è opera meritoria) per le spese arbitrali.

 

Non diamo alibi a Palazzi, che lavorando in scia alla magistratura ordinaria, ci mette anni per venire a capo di alcune inchieste. Non tutte. Era stato rapidissimo ad esempio nel condannare alcune società per calciopoli (lasciandone altre per strada…): ora ha preso il passo della lumaca. E questa inchiesta che scotta chissà quando sarà chiusa. Speriamo nelle Fiamme Gialle. Per quanto riguarda la giustizia sportiva, si andrà avanti con le stesse regole anche nella stagione 2013-’14: il Coni darà le nuove norme solo alla fine dell’anno. Malagò ha promesso che saranno norme serie: ce lo auguriamo.

 

Equitazione, penthatlon e ginnastica: ma il Coni cosa fa?
Tre Federazioni sotto tiro: nell’equitazione e nel penthatlon moderno si dovranno rifare le elezioni per la presidenza, mentre in quella della ginnastica (con il consiglio federale da tempo paralizzato) si dovranno rifare le elezioni solo per quanto riguarda gli atleti e c’è una forte fronda contro il presidente Riccardo Agabio. E’ successo tutto prima che (19 febbraio) Giovanni Malagò diventasse presidente del Coni: ma ora dovrà metterci mano. Nella Fise (equitazione) prima dell’avvento di Antonella Fallari, unica donna presidente, c’erano gestioni allegre, 6 milioni di euro di deficit, e “500.000 euro di spese in auto blu nell’ultimo quadriennio ” (parole della Dallari).

 

In tempi di spending review, non è certo una bella cosa. In futuro, ci vorrà un controllo più attento del Coni sulle Federazioni: va bene l’autonomia, ma non tutte se la meritano. Malagò sta scoprendo tante cose ultimamente, anche grazie all’aiuto di Franco Chimenti, ora presidente della Coni Servizi: ma sui megastipendi di alcuni dirigenti, c’è poco da fare. O un accordo, quello che una volta chiamavano il gentleman’s agreement, oppure aspettare che vadano in pensione. In attesa che il governo decida se dare ancora 411 milioni all’anno di Finanziamento allo sport.

Fonte: (Repubblica – F.Bianchi)

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