Rassegna Stampa

Calciopoli, la verità aveva torto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-05-2016 - Ore 08:12

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Calciopoli, la verità aveva torto

IL TEMPO - ROCCA - C’è lui, Luciano Moggi, exdirettore generale della Juventus e «uomo nero» a capo della «cupola» del calcio marcio, e c’è la «cricca» dei designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, che truccano i sorteggi; c’è la «giacchetta nera» protagonista sul campo dei favori ai bianconeri, Massimo De Santis, e ci sono le intercettazioni e le sentenze che, senza le prescrizioni, avrebbero tagliato la testa a tutti i colpevoli. C’è tutto questo, e molto altro ancora, nell’immaginario collettivo degli italiani che, a dieci anni da Calciopoli, il più grande scandalo del più popolare sport del mondo, ancora si chiedono quanto ci sia di vero o di artefatto in quello che per qualcuno è stata una vergogna e per altri solo una bolla di sapone. Una cosa, però, appare ormai certa: Calciopoli, ancora oggi, è anche mistero, follie, leggende metropolitane e verità che tali non erano. Insomma, a dieci anni di distanza dalla deflagrazione di quel fenomenale clamore calcistico, di «ciccia» ne rimane ben poca e di interrogativi, dubbi e smentite «sul campo» ne restano moltissime.

SORTEGGIO «FANTASMA» - La presunta «prova regina», o almeno una di esse, che inchioderebbe gli arbitri e i dirigenti responsabili delle frodi sportive, sta in un sorteggio arbitrale ritenuto falsato da un accordo fra Moggi e i designatori. Si tratta di quello avvenuto nel centro tecnico di Coverciano il 13 maggio 2005, filmato dal maresciallo Sergio Ziino, sparito dagli atti del processo dopo 2009 e sostituito da foto in sequenza errata. Per capirci. Per estrarre i nomi delle squadre che dovevano sfidarsi e dell’arbitro che avrebbe diretto la gara, la procedura era questa: Pairetto tirava fuori la pallina delle partite da giocare, subito dopo un giornalista (che cambiava ogni settimana) estraeva il bussolotto col nome dell’arbitro e poi passava il bigliettino a Bergamo. Ma, nelle foto inserite nei fascicoli processuali al posto del filmato, prima si vede Bergamo con in mano il bigliettino, poi il giornalista che passa il bussolotto, e solo alla fine Pairetto che estrae la pallina della partita da associare a quell’arbitro. Secondo un esposto (poi archiviato) presentato da Moggi contro Ziino e il pm di Calciopoli Giuseppe Narducci, solo invertendo la cronologia del sorteggio sarebbe stato possibile provare il taroccamento. Se, infatti, è prima il giornalista ad estrarre il nome dell’arbitro, come nelle foto, per Pairetto diventa possibile, sfruttando palline «segnate», individuare quella da associare alla partita. Percorso non ipotizzabile, al contrario, se, come nel video, il giornalista estrae il nome dell’arbitro solo dopo che Pairetto ha tirato fuori la partita da disputare. Asserire, in questo secondo caso, che il sorteggio è truccato, significa accusare di complicità il giornalista. Cosa che nessuno ha mai fatto.

ARBITRI COMPLICI? - Massimo De Santis è per tutti il complice della «cupola moggiana». Ma, dopo la condanna in appello per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, l’ex arbitro internazionale ha rinunciato alla prescrizione (che ha «salvato» Moggi e l’ad della Juve Antonio Giraudo) finendo condannato in Cassazione a 10 mesi. Non solo. Nell’anno di uno degli scudetti revocati alla Juve, 2004/2005, De Santis ha arbitrato i bianconeri 5 volte: due vittorie, un pareggio e due sconfitte (una in casa con l’Inter). Infine va ricordato che dei nove tra giacchette nere e guardalinee accusati, solo due sono stati condannati. Può sussistere un sistema collaudato per vincere i campionati senza arbitri complici?

SIM E SPIONI - Dell’era Calciopoli fa parte anche il capitolo sugli «spioni». Se Moggi utilizzava le ormai famose sim svizzere (per parlare in segreto coi vertici federali e i designatori, hanno sostenuto gli inquirenti), è anche vero che Pirelli, sponsor e socia dell’Inter, e Telecom hanno utilizzato dei «segugi tecnologici» per tenere sotto controllo De Santis e lo stesso Moggi (che, dunque, ha sfruttato sim straniere, questa la sua versione, per evitare di essere spiato nelle fasi del calcio mercato). Fra l’altro le schede sono state acquistate formalmente coi soldi della Juve. Che segreto sarebbe?

ANOMALIE E LEGGENDE - Di certo nella vicenda Calciopoli è venuto fuori che di partite truccate non ne sono mai state individuate, che di sorteggi taroccati non c’è traccia, che Moggi non ha mai chiuso l’arbitro Gianluca Paparesta nello spogliatoio perché scontento di come aveva diretto una gara della Juve, che delle 170mila intercettazioni effettuate dai carabinieri diretti dal tenente colonnello Attilio Auricchio ne sono state trascritte solo 3mila, che il compianto presidente dell’Inter Giacinto Facchetti chiamava spesso il designatore Bergamo e i due parlavano di «regalini» e «situazioni» da «raddrizzare», che De Santis chiacchierava anche con il dirigente addetto agli arbitri del Milan Leonardo Meani compiacendosi di aver fatto incazzare i giocatori della Juve. In definitiva, dunque, se è vero che Moggi viene definito dalla Cassazione come «il principe indiscusso di Calciopoli» e De Santis il suo «suddito» e «complice», è altrettanto incontestabile che, cupola o non cupola, i bianconeri continuano a vincere e gli avversari ad incassare secondi posti senza più un alibi per urlare «ladri ladri».

Fonte: IL TEMPO - ROCCA

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Squale 10/05/2016 - Ore 16:58

Ai tempi di moggi la Roma vinse uno scudetto e lottava per esso. Prendeva, Moggi, ma dava anche. Dopo di lui, col regime Tim Telecom Pirelli Saras FIGC, gli arbitri hanno massacrato la Roma nel 2008 e 2010 facendo perdere due scudetti, che sul campo avrebbe vinto con giornate di anticipo

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