Rassegna Stampa

Calciopoli,lo strapotere di Moggi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-09-2015 - Ore 06:27

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Calciopoli,lo strapotere di Moggi

LA REPUBBLICA - DEL PORTO - Altro che potere. Era uno «strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici e ai media televisivi che lo osannavano come una vera e propria autorità assoluta», quello esercitato da Luciano Moggi negli anni cui ricopriva la carica di direttore generale della Juventus. Lucianone, scrive la Cassazione, era «l’ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse) che porta il suo nome». A quasi dieci anni dalla bufera, le ombre di Calciopoli continuano dunque ad allungarsi sul mondo del pallone.

Martedì, il tribunale di Milano aveva motivato l’assoluzione di Moggi dall’accusa di diffamazione ai danni dell’ex presidente dell’Inter Giacinto Facchetti, ritenendo che l’ex dg juventino abbia esercitato un legittimo diritto di critica «sulla base di circostanze non inventate », vale a dire il «rapporto preferenziale » tra la bandiera nerazzurra e gli arbitri, anche se, sottolinea il giudice Oscar Magi, «certamente meno gravi delle sue»; ma per Moggi, sono arrivate ieri le severe motivazioni della sentenza della Suprema Corte che ha chiuso il processo di Napoli. Quasi 150 pagine dove si afferma che Lucianone, prosciolto per prescrizione dopo le condanne di primo e secondo grado, ha commesso i reati di associazione per delinquere e frode sportiva «in favore della società di appartenenza», la Juve, ottenendo anche vantaggi in termini di potere. La Cassazione conferma la validità dell’impianto dell’indagine dei carabinieri di Roma (all’epoca diretti dal maggiore Attilio Auricchio, oggi capo di gabinetto del sindaco di Napoli) e coordinata dai pm Filippo Beatrice, Guuseppe Narducci e Stefano Capuano. Le intercettazioni hanno portato alla luce «un mondo sommerso» che ha finito per «sconvolgere l’assetto del sistema calcio fino a screditarlo e minarlo nelle sue fondamenta». La Corte ripercorre la «poliedrica capacità» dell’ex dg della Juventus di «insinuarsi sine titulo nei gangli dell’organizzazione calcistica ufficiale», le sue «incursioni» negli spogliatoi degli arbitri con le quali «esercitava un potere di interlocuzione aggressiva e minacciosa». Dai giudizi che Moggi esprimeva sui media e in tv, «potevano dipendere le sorti» di arbitri o calciatori.

Nella sentenza, non mancano stoccate per il presidente della Lazio Claudio Lotito (per il quale il reato di frode è prescritto) ritenuto protagonista di una «congerie di telefonate compromettenti ». Ad esempio quando l’allora vicepresidente federale Innocenzo Mazzini lo rassicura per la «mediazione » operata presso i designatori Paolo Bergamo o Pierluigi Pairetto. «Così come- si legge ancora - avevano avuto esiti positivi interventi di persone estranee all’ambiente calcistico»: l’attuale sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri e l’allora presidente della Camera Gianfranco Fini (entrambi estranei all’inchiesta). Le «manovre pressorie» contestate a Lotito rappresentano, per la Cassazione, un «fenomeno degenerativo ». Ce n’è anche per Diego e Andrea Della Valle, patron della Fiorentina (anche per loro il reato di frode è prescritto): si sarebbero «accostati a quel sistema di potere che li aveva emarginati e in definitiva danneggiati».

 

Fonte: LA REPUBBLICA - DEL PORTO

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