Rassegna Stampa

Campo Testaccio, situazione in alto mare

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-09-2014 - Ore 08:53

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Campo Testaccio, situazione in alto mare

Campo Testaccio appartiene al municipio. E, come tale, spetta al Municipio deciderne le sorti. Ed è così allora che nasce il comitato di quartiere. «In base a una delibera comunale – spiega Yuri Trombetti, presidente del consiglio del municipio 1 – le decisioni relative al campo sono di competenza municipale. Nasce quindi un comitato aperto ai cittadini, alle famiglie e ai commercianti tra cui gli storici Bar Linari, Starace di Oio a casa mia e il club della Roma a Testaccio. Tutti potranno dire la loro sul futuro del campo sportivo». Quel campo che, nel 1929, vide giocare le prime partite dell’As Roma. Lo stesso che oggi versa in uno stato di abbandono, stritolato da continui ricorsi al Tar, in attesa di sentenze definitive per un progetto di costruzione di un parcheggio interrato che, sulla carta, avrebbe dovuto risollevare le sorti del campo. Ma la partita non è andata come previsto. Sta di fatto che oggi, dopo anni di attese, l’anima di Testaccio si è dovuta spostare altrove. Si tratta di tutti quei ragazzi, la maggior parte nati e cresciuti nel Rione, che giocano nell’Asd Testaccio, la società sportiva ospitata nello stadio Roma, a Porta Metronia. Ieri sera infatti, per la prima di campionato in casa, l’Asd Testaccio ha esordito contro la Fidelis Roma, giocando di fatto fuori casa. «Purtroppo il nostro campo non è a Testaccio – spiega l’allenatore Marco Camilli – l’80% di noi è nato nel Rione ma non possiamo giocare lì. Ci spostiamo a Porta Metronia aiutati economicamente dai negozi storici di Testaccio». L’Unione fa la forza ed è questo lo spirito dell’iniziativa promossa dal municipio. «Municipio o Campidoglio – tuona Alessandro Cochi, ex delegato allo sport – purché si faccia qualcosa per far ritornare agli antichi splendori quel campo. L’unico atto concreto fu la revoca della concessione a costruire, data dalla Giunta Alemanno».

Fonte: leggo (L. Loiacono)

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