Rassegna Stampa

Cani, porci e prefetti. Attenti con le parole

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-12-2015 - Ore 08:22

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Cani, porci e prefetti. Attenti con le parole

Anche sulle pagine di Repubblica tiene banco lo scontro tra Gabrielli e Pallotta. Questo il pensiero di Gianni Mura

A me spiace constatare che il prefetto Gabrielli, evidentemente non sopraffino conoscitore delle figure retoriche, oppure tratto in errore dai suoi uomini, definisca iperbole quel che iperbole non è. Iperbole è dire “è un secolo che non ti vedo”, “i prezzi sono saliti alle stelle”. E Pallotta, come del resto i cani e i porci, ha un buon fiuto. Non conoscerà le ricchezze della nostra bella lingua, come ipotizza il prefetto Gabrielli, ma, come si dice nei peggiori bar di Capri, non è fesso. Ha annusato il senso dispregiativo, che il nuovo De Mauro (dizionario) evidenzia. Non è un’iperbole, non è come dire Tizio e Caio e nemmeno, nella comune parlata, equivale a “tutti indistintamente, senza selezione”. Bisogna risalire a Matteo (7:6), la parabola in cui Gesù raccomanda di non dare cose sacre ai cani e perle ai porci. E’ qui che nasce il binomio: due animali impuri per gli ebrei, animali viziosi, abominevoli. Non a caso i bestemmiatori li abbinano a Dio, e gli scontenti al mondo. Cani e porci: perché non cani e lucciole, porci e colombe, porci e gazzelle, cani e usignoli? Lascio la domanda al prefetto Gabrielli, con un voto alle sue poco felici uscite: 2. Prefetto non perfetto. Nessuno è perfetto, su questa terra.

Fonte: REPUBBLICA-MURA

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