Rassegna Stampa

Cantiere Conte chiuso: due Italie per l’Europeo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-10-2015 - Ore 08:13

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Cantiere Conte chiuso: due Italie per l’Europeo

GAZZETTA DELLO SPORT - ELEFANTE - L a messa di esperimenti, verifiche, aggiustamenti è finita: ora andiamo in pace, ovviamente all’Europeo. Anche se «ovviamente» è una parola grossa, dice Antonio Conte: «Il pass dipende da due match ball e se ne hai due, non devi aspettare di usare il secondo per vincere. Però, alla faccia del ranking, l’Azerbaigian è una trappola per noi: su questo martellerò la squadra». Altri martellamenti non sono previsti e del problema «pochi italiani in campo», ribadito ieri dal team manager Lele Oriali, non gli interessa più parlare: è in pace con il suo ruolo e il momento del nostro calcio. E se non lo è, si è imposto di esserlo: «Il ritornello è vecchio e la situazione è sotto gli occhi di tutti. Spero in regole future che facciano crescere il numero di italiani nelle squadre, nel frattempo zero alibi: mi interessa solo lavorare sui 40 giocatori che abbiamo individuato, per ottimizzare il prodotto». 
LE DUE SOLUZIONI Dice proprio così, come il più consumato dei manager, sapendo che forse quel prodotto non è ancora propriamente ottimo, ma comincia a essere finalmente abbondante. In particolare nel settore seconde punte e esterni offensivi: proprio quelli che al suo arrivo sulla panchina azzurra il c.t. rimpiangeva di non avere, pensando al calcio che avrebbe voluto fare. Oggi Conte ha occhi più convinti quando dice «sto cercando di plasmare la squadra in modo da esaltare certe caratteristiche dei giocatori che sono emersi». E più speranzosi quando sottolinea che «questo gruppo sta crescendo a livello di conoscenze calcistiche per sviluppare due tipi di gioco». Mai come stavolta il c.t. ha fatto capire che il cantiere dove fare verifiche tattiche è chiuso e che è arrivato il momento delle soluzioni definite e dei paletti definitivi: due tipi di gioco significa «4-3-3 e 4-4-2, perché si può fare benissimo anche quello». Molto difficilmente da qui in avanti vedremo la Nazionale mettere un altro vestito. 
GLI INTERPRETI Magari cambieranno gli indossatori, perché adesso può scegliere gli uni e le altre: gli esterni e le seconde punte. E molto dipende, in senso positivo, da una scelta che almeno per il momento è già fatta, quella della prima punta: Pellè può giocare bene da solo, ma anche in coppia con un compagno più vicino. Conte ora ha chi può stare largo al suo fianco: Candreva, El Shaarawy, Berardi («Peccato l’infortunio, l’avrei voluto qui già l’altra volta»), Gabbiadini («Ha giocato così contro Malta») e ovviamente lo splendido Insigne che il campionato gli ha consegnato, per il quale si concede un rigurgito di autocompiacimento: «Ricorderete che un mese fa dissi che per me non è un trequartista. Ma ora sarebbe sbagliato parlare di Nazionale fondata su di lui: non è fondato su di lui neanche il Napoli». Ma il c.t. ha anche chi con Pellè può dividere gli spazi in area: Eder, Giovinco, Quagliarella, lo stesso Zaza. Tutti attaccanti con i quali disegnare un 4-4-2, già accennato (con De Rossi espulso era un 4-4-1) da poco, a Palermo contro la Bulgaria, tenendo largo sulla fascia Florenzi («Ha intelligenza e duttilità tattica preziose»). Il paradosso, ora che le alternative offensive non mancano, sarebbe continuare a segnare con il contagocce: «Servirà più cattiveria vicino alla porta», dice Conte. E quello sì che è un prodotto da ottimizzare. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - ELEFANTE

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