Rassegna Stampa

Carminati ai suoi: “L’amico Marione sta con Marchini”. Il “nero” al marito di Rosella Sensi, ex presidente della Roma: “Alemanno non se può fa’ perché si aspetta di perdere”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-11-2015 - Ore 13:21

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Carminati ai suoi: “L’amico Marione sta con Marchini”. Il “nero” al marito di Rosella Sensi, ex presidente della Roma: “Alemanno non se può fa’ perché si aspetta di perdere”

IL FATTO QUOTIDIANO - LILLO-PACELLI - Alla vigilia delle elezioni comunali di Roma del 2013, Alfio Marchini poteva contare sul sostegno di Mario Corsi, per tutti Marione, ex neofascista dei Nar, oggi speaker di Radio Centro Suono Sport, la più ascoltata dai tifosi romanisti e definito dai carabinieri del Ros “in stabile e costante contatto con Massimo Carminati e Riccardo Brugia”, ritenuto il braccio destro del presunto capo di Mafia Capitale. Dell’imprenditore e giocatore di polo, che oggi riprova a prendere il Campidoglio del dopo Marino, parlava Massimo Carminati in una intercettazione ambientale del 4 giugno 2013. Gli amici di Carminati allora non puntavano più su Alemanno, un cavallo perdente. Carminati spiega mentre si trova con Marco Staffoli, il marito dell’imprenditrice romana Rosella Sensi ed ex presidente della As Roma. Quel giorno erano presenti anche Brugia e Corsi, che mentre l’ex Nar parlava era uscito dalla stanza.

Carminati: "E noi torniamo a votare".

Staffoli: "Ieri l’hanno richiamata a Rosella (Sensi, ndr)... c’aveva pure in linea a quelli... ma non gli ha risposto".

Carminati: "Ma che fa? Mi chiami all’ultima settimana, che senso c’ha? tu a Mario (Corsi, Ndr) lo dovevi chiama’... ma che chiami adesso? Me dovevi chiama’ due mesi fa e dicevi: ‘Guarda, me dai una mano per la campagna elettorale, se vinco... Che poi lui (riferendosi a Mario Corsi, ndr) ha portato Marchini... fino a... oggi che fa? Cambiamo pure il coso? (...) Non se può fa’... Alemanno non se può fa’".

Staffoli: "Poi è diventato arrogante..".

Carminati: "Ma secondo me non è manco più arrogante. Io lo vedo disperato.. L’ho visto quelle tre volte in televisione... c’ha una faccia... tutta segnata.. Perché lui si aspetta di perdere... C’ha paura di come perderà.. può essere pure che recupera un po’ però, secondo me, lui cappotta".

Il Fatto ha contattato Alfio Marchini per chiedergli se ha avuto un appoggio da parte di Mario Corsi. Il candidato a sindaco di Roma spiega: “Sono stato ospite di Mario Corsi anche la settimana scorsa. La sua è una radio molto popolare tra i romanisti e i tassisti. Così come quella dei laziali, Tele Radio Più, disponibili a sentire le voci di chi si occupa di Roma. Con Mario Corsi, oltre alla Roma, condividiamo anche un’altra passione: quella della pesca anche se non siamo mai andati insieme”.

MA TORNANDO AL 4 GIUGNO 2013, ad un certo punto, nella conversazione interviene Mario Corsi.

Carminati: "Me sembra strano che non ha chiamato... Erasmo (probabilmente l’imprenditore Cinque, coinvolto dopo le elezioni dagli amici di Carminati per contattare proprio Marchini, ndr.)

Corsi: "Eh ma infatti tocca chiama’ a questo..".

Carminati: "Ma se t’ha chiamato a te vuoi dire che non ha chiamato a.. prima o poi te richiamava eh?".

Corsi: "E non si è non si è abbassato a chiamare Erasmo".

Carminati: "Ma no, lui lo ha chiamato l’altra sera per quelli .. pe’i grillini... ce lo ha raccontato l’altro giorno (...) Poi per carità, ma come puoi pensa’? Un grillino se va a vota’, vota Marino cento volte no? Mi sbaglierò ... Alemanno, a occhio e croce, la piglia... Stavolta la piglia proprio".

OLTRE LE VALUTAZIONI politiche sul presente, però, l’uomo ritenuto dai pm capo di Mafia Capitale, ritorna ai tempi del terrorismo nero e dei Nar e aggiunge che “questo è un paese di merda”.

Carminati: "Questo è un paese che 30 anni fa, noi avemo sbagliato tutto, noi dovevamo ammazzare i banchieri. Più quelli dell’agenzia delle tasse... Secondo me tutto il popolo ti sarebbe venuto appresso".

Corsi: "Solo la Raf (terroristi rossi, tedeschi, ndr.) c’ha pensato".

Carminati: "Subito... sono grandi. Hanno preso il banchiere e il capo delle tasse... Noi qui in Italia dovevamo ammazza’ Guido Carli... il capo di tutte le banche italiane (...) ‘tu che cosa fai? ... esigi le tasse? e io ti uccido’... bang (...) Perché non ce s’è pensato... c’erano altri nemici, il proletariato... quelli poi non capivano un cazzo... pure noi non capivamo un cazzo.. però a quel punto tu te la prendevi con le banche dicevi ‘Sapete qual è la novità? a scende’...’dicevi. ‘Allora se riesco ad ammazzare il capo della banca non me la prendo con il vice capo della banca. Se voi ve scortate fino al direttore di banca... io il cassiere ammazzo... decidete voi... fino alla fine dell'ultimo impiegato’. (...) So’ le banche che affamano la gente... i poveri. Questo bisognava fare e so’ convinto che la gente allora te sarebbe venuta appresso".

Fonte: Il fatto quotidiano-M.Lillo-V.Pacelli

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