Rassegna Stampa

Cassazione durissima «Arbitri, media, Figc Calciopoli era il sistema Moggi»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-09-2015 - Ore 07:11

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Cassazione durissima «Arbitri, media, Figc Calciopoli era il sistema Moggi»

GAZZETTA DELLO SPORT – PICCIONI - Le parole scritte dai giudici di primo grado, pure precedute da robuste condanne, sembrano ora una carezza rispetto alla durezza delle motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha detto la sua su calciopoli, definendo Luciano Moggi «l’ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)», alla guida di un’«associazione ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi». Insomma, anche per i giudici di terzo grado, con la verifica della «legittimità» delle sentenze precedenti, calciopoli è esistita con tutto il suo valore illecito e soltanto la prescrizione ha fatto cadere i reati come da sentenza dello scorso 23 marzo. 
GOVERNO OCCULTO In nove anni, dunque, calciopoli è stato un frullato di colpi di scena che hanno sicuramente modificato il quadro istruttorio iniziale. Si sono persi per strada alcuni pezzi di accusa, basti pensare all’assoluzione di diversi arbitri, all’archiviazione di alcune partite incriminate, alla correttezza del sorteggio, sostanzialmente dalle motivazioni del primo grado. Le famose intercettazioni bis hanno allargato il campo di indagine, scoprendo responsabilità che se non penali avrebbero potuto meritare sanzioni sportive (ricordate le pagine di Palazzi sull’Inter?). Quello che però, i dodici pronunciamenti, fra giustizia sportiva e penale, riti abbreviati e ordinari, non hanno mai messo in discussione, è l’esistenza di un sistema illecito, una specie di governo parallelo e occulto del pallone italiano, al di là della singola frode sportiva. Fra incontri in sedi tutt’altro che istituzionali, schede straniere e telefonate che avevano all’ordine del giorno (anzi della notte vista l’ora di alcune chiamate) la composizione delle griglie arbitrali, è il contesto generale dell’accusa formulata negli anni dai pm Filippo Beatrice, Giuseppe Narducci e Stefano Capuano, che ha resistito in ogni tappa del lungo itinerario giudiziario. E al capolinea di questo percorso, i giudici di Cassazione fanno pure i complimenti all’«altra giustizia», quella della Federcalcio, per la sua «azione disciplinare diffusa e assai rigorosa» successiva allo scandalo. 
STRAPOTERE Su questo fronte il terzo grado ha sposato le parole della sentenza di appello. Moggi era detentore di uno «strapotere esteso anche agli ambienti giornalistici e ai media televisivi». Secondo la ricostruzione, l’ex d.g. bianconero commise sia il reato di «associazione per delinquere», sia quello di frode sportiva «in favore della società di appartenenza», cioè la Juventus. Non solo: dai giudizi di Moggi «potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate». In sostanza, Moggi stava dove non doveva stare, fisicamente e telefonicamente, «aveva una poliedrica capacità di insinuarsi “sine titulo” nei gangli vitali dell’organizzazione calcistica ufficiale». 
INCURSIONI E a proposito di luoghi sbagliati, la Cassazione torna pure sul dopo partita di Reggina-Juventus. Moggi non chiuse Paparesta in uno stanzino, diverse fasi processuali - e la testimonianza dell’ex arbitro - lo hanno dimostrato, ma a giudizio della Cassazione tutto questo non modifica la valutazione sul suo «potere di interlocuzione aggressiva e minacciosa» e sulle sue «incursioni» negli spogliatoi che non rientravano certo nel «sentimento di cortesia» che avrebbe dovuto ispirare le visite negli spogliatoi contemplate dal regolamento della Lega in quegli anni. 
SUDDITANZA Quanto a Massimo De Santis, l’arbitro che aveva rinunciato alla prescrizione per strappare un’assoluzione piena, la Cassazione ha invece deciso di confermare la sua colpevolezza, scrivendo di «sudditanza» verso il sistema Moggi. Innocenzo Mazzini, vicepresidente federale in quel periodo, era invece l’«intermediario» fra Moggi e i club che avrebbero potuto ricevere vantaggi dall’«associazione». Pierluigi Pairetto è stato invece ritenuto responsabile di aver «manovrato la predisposizione delle griglie arbitrali». 
PRESSIONI Pure sulle altre posizioni prescritte dopo le condanne in primo e in secondo grado, le parole delle motivazioni depositate ieri sono tutt’altro che tenere. Di Claudio Lotito si sottolineano le «prove inequivocabili di pressioni» per salvare la Lazio. Ai fini penali, dice la Cassazione, non ci sono differenze fra «chi offre e dà denaro» per vincere, e «la condotta di chi persegua tali obiettivi attraverso manovre più subdole ma ugualmente destinate al raggiungimento di quello scopo». C’è anche un riferimento all’«esito 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT – PICCIONI

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