Rassegna Stampa

Che FLorenzi! La ragione e l’istinto per la perla

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-03-2016 - Ore 07:02

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Che FLorenzi! La ragione e l’istinto per la perla

GAZZETTA DELLO SPORT - FROSIO - Alessandro Florenzi è il tipico giocatore che solleticherebbe l’interesse di Billy Beane, l’uomo che attraverso le statistiche ha rivoluzionato il baseball Usa ingaggiando giocatori sottovalutati, e soprattutto Pep Guardiola e le sue manie mutanti. Distratti da capacità tattiche camaleontiche quasi sconosciute altrove - terzino, ala, centrocampista, mezzala, attaccante esterno: fa tutto -, da doti aerobiche fuori dal comune (quanto corre?) e da quell’aria «de noantri» potenziata dal famoso abbraccio a nonna Aurora, a volte ci si dimentica delle straordinarie qualità tecniche del tuttofare giallorosso, una specie di coltellino svizzero adatto a tutte le occasioni e sempre pronto con la soluzione giusta. E allora Florenzi ce l’ha ricordato, quanto è forte anche tecnicamente. Il gol all’Udinese è un concentrato di tutto ciò che sa fare: allungo di quaranta metri per sovrapporre sulla fascia, intelligenza nel capire lo sviluppo del gioco e nel tempo di inserimento, soprattutto dolcissimo aggancio a seguire con il destro prima del colpo in controbalzo che toglie il tempo al portiere Karnezis. Fino a un certo punto dell’azione, Florenzi usa la testa. Poi, quando gli arriva il pallone, smette di pensare e fa solo ciò che gli viene meglio. Trovatene un altro, che riesce a combinare così bene intelligenza e istinto. La perla, che premia il miglior gesto tecnico della settimana, non può che andare a lui.

PERCHé NO? Florenzi non è nuovo a colpi del genere. Testa e istinto sono state le linee guida del gol da metà campo contro il Barcellona in Champions, che ha concorso come rete più bella dell’anno alla cerimonia Fifa del Pallone d’oro (la mente vede il portiere fuori, l’istinto gli dice di calciare). Ma in carriera si ricordano anche un gol in rovesciata, al Genoa nel gennaio 2014, e un altro in coast-to-coast, sempre al Genoa ma a maggio 2015. Il bello è che le partite di Florenzi sono piene di cose così, anche se non eclatanti come i gol. Prendiamo la notte degli errori e degli orrori (in attacco) di Madrid. Intorno al decimo della ripresa, Florenzi riceve palla sulla linea di difesa, su di lui va in pressione James Rodriguez. E Ale che fa? Scavetto per far passare il pallone e scatto per sorpassare il colombiano. Poi sbaglia il passaggio, intercettato da Marcelo. E di nuovo: Ale che fa? Attacca il terzino del Real e gli strappa il pallone in tackle. Uno così può fare tutto. Lo ha detto lui stesso: «Posso raggiungere cose che forse neanche io riesco a immaginare». E sì, può fare anche il terzino, nonostante i dubbi dopo quel gol del milanista Kucka che di testa sovrastò il «piccolo» Florenzi. Meglio in una squadra che ha un possesso palla intorno al 70 per cento, naturalmente. Perché i compiti difensivi sono minori. Conte non è ancora convinto: Ale terzino in azzurro è un’opzione secondaria, soprattutto se il c.t. punterà sulla difesa a quattro [...]

 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - FROSIO

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