Rassegna Stampa

Chi dimentica, è complice...

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 10-08-2015 - Ore 10:23

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Chi dimentica, è complice...

STEFANO GRECO - Domani si riapre la stagione dei processi sportivi, quelli che da anni caratterizzano ogni estate, cambiando e stravolgendo i risultati ottenuti sul campo la stagione precedente, oppure che condizionano quella successiva con penalizzazioni e retrocessioni. Questo è il calcio moderno, dicono, quello costruito mattone per mattone dai personaggi che campeggiavano poco più di un anno fa sulla prima pagina de “Il Corriere dello Sport”, indicati come i principali responsabili di un calcio italiano allo sfascio perché erano loro a occupare i posti di consiglieri e di comando in Federcalcio e in Lega. Bene, l’unico che ha pagato veramente e subito, è stato Giancarlo Abete, perché il flop della Nazionale ai Mondiali era stato troppo clamoroso e la gente aveva bisogno di veder rotolare qualche testa, per illudersi che si sarebbe voltata pagina. E’ caduta quella del presidente della Federcalcio e a distanza di un anno tutti si sono dimenticati degli “altri”.

Cellino ha lasciato un Cagliari a pezzi ed è volato in Inghilterra, dove ancora deve combattere nei tribunali per farsi accettare. Il Cagliari, dopo i disastri che aveva fatto negli ultimi è affondato e la responsabilità è ricaduta sui nuovi, che ci hanno messo molto del loro per far quasi rimpiangere Cellino. Ma almeno, lui dal calcio italiano è uscito, come sta per uscire un altro personaggio niente male, come l’ex presidente del Catania, Antonino Pulvirenti. Partite comprate, probabilmente anche decine di migliaia di euro giocati su risultati sicuri per rientrare di quanto era stato speso per comprare i punti necessari per non retrocedere (ma le prove di questo sono difficili da trovare e nessuno le vuole cercare veramente), con regole e valori calpestati. Gente così dovrebbe essere “radiata”, sbattuta fuori per sempre dal mondo del calcio senza se e senza ma (ed è quello che farebbero in paesi civili e normali), mentre da noi da settimane si sta cercando un escamotage per salvare il Catania dalla doppia retrocessione prevista dal regolamento e per dare solo 5 anni a Pulvirenti, lasciandogli quindi aperto uno spiraglio per rientrare in futuro. E tutto, con la compiacenza di Palazzi, quello al cui confronto anche Don Abbondio farebbe la figura del William Wallace a livello di coraggio e di intraprendenza. Quello che ha salvato la poltrona dell’erede di Abete per le frasi razziste pronunciate un anno fa evitando addirittura di aprire il caso, perché il“fatto non sussisteva”, mentre per le stesse fasi Tavecchio veniva sospeso per 6 mesi da Uefa e Fifa. Quello che ha risposto “obbedisco” quando negli ultimi dodici mesi c’è stato da salvare a più riprese Lotito, un altro componente della banda degli “sfascia-calcio” immortalato in quella prima pagina de “Il Corriere dello Sport”. Quello che tutti volevano fuori dal mondo del calcio perché “IMPRESENTABILE”, salvo poi dimenticare. Perché in Italia tutti dimenticano: dai tifosi al presidente del Consiglio (quello che per il caso Lotito si era indignato al punto da convocare Malagò), dai presidenti delle società (Juventus in testa…) a quello del CONI. Ed è questa la vera fortuna dei Lotito&co., che hanno capito che bisogna solo aspettare che passi la bufera, perché poi la gente dimentica e lui e loro possono continuare a fare indisturbati quello che facevano prima che si scatenasse il tifone.

Vale per Lotito, uscito indenne sia dalle bufere mediatiche che dalla contestazione interna, grazie a Pioli e alla stagione vincente della Lazio. Perché sono i risultati a cambiare tutto, a far ingoiare qualsiasi cosa alla gente. Con la compiacenza, chiaramente, di chi punta l’indice contro “l’assassino” salvo poi dimenticarsi di chiedere che finisca sotto processo e che abbia la condanna che merita. Basta pensare a Galliani, quello che fino a pochi mesi fa era contestato da tutti e considerato un ex del mondo del calcio e che quest’estate sta per essere incoronato come re del mercato dopo aver portato a termine anche l’acquisto di Romagnoli. Galliani ha speso circa 100 milioni di euro (e non è finita qui a quanto pare) e ci fosse qualcuno che si domandi da dove vengono quei soldi e come possa il Milan spendere una cifra del genere alla faccia del FAIR PLAY FINANZIARIO imposto da Platinì e da quello imposto (si fa per dire) dal duo Tavecchio-Lotito. Non se lo chiede nessunoe  nessuno ne chiederà conto al Milan e soprattutto a Galliani. Per il semplice motivo che Galliani faceva parte del trio (gli altri due erano Lotito e Pulvirenti) che un paio d’anni fa seduto ad un tavolo di un elegante ristorante di Taormina disegnava gli scenari futuri del calcio italiano. Indovinate un po’ con chi? Con i capi del fondo “Doyen sports investments”, quelli che gestiscono Felipe Anderson (ad esempio), quelli che Uefa e Fifa hanno messo al bando e che invece finanziano i contratti di acquisto e cessione di calciatori professionisti per conto di club calcistici nei paesi sudamericani ed europei. Una società con sede a Malta, che gestisce capitali di dubbia provenienza e che fuori dal calcio opera in mercati emergenti come Africa, America latina, Turchia, Medio oriente, Russia e Asia con interessi nell'estrazione di metalli, minerali, gas e carburanti. Grazie alla joint venture con la NuCap ltd, la Doyen è attivissima nel settore energia, compresi fertilizzanti e uranio. La Doyen è quella che ha gestito i soldi che il ministero del turismo dell'Azerbaigian aveva deciso di investire nel calcio con il marchio “Land of Fire”, è quella che ha portato Simeone all’Atletico Madrid e che ha finanziato la crescita del secondo club madrileno, portandolo alla conquista del titolo della Liga e quasi a quella della Champions League. Il bello è che Lotito, neanche frequentando da un paio d’anni quelli della Doyen, è riuscito a trovare uno straccio di sponsor o a prendersi quel marchio “Lando of Fire” da 12 milioni di euro all’anno abbandonato dall’Atletico Madrid. Misteri del calcio. Anzi, del “nuovo calcio”.

Il mistero più grande, però, è quello di come faccia uno come Beretta a restare alla guida del calcio italiano. Ha collezionato disastri in serie, ma lui sta lì, bello sorridente, ad eseguire gli ordini di Lotito. L’ultimo? Venerdì durante la conferenza stampa, un giornalista romano (Alessandro Zappulla) ha fatto una domanda scomoda a Biglia (gli ha solo chiesto se la fascia da capitano che gli aveva dato la Lazio stava a significare che restava di sicuro a Roma…) e apriti cielo. Lotito ha chiesto a Beretta di cacciare il giornalista e lui ha eseguito, facendogli stracciare l’accredito per la partita e lasciandolo fuori dallo stadio, nonostante i 22.000 chilometri fatti per andare a lavorare a Shangai e i soldi spesi. Metodi da regimi che in Cina hanno conosciuto bene e che personaggi come Lotito e Beretta praticano nel silenzio generale in un paese considerato libero come l’Italia. Invece di preoccuparsi dei soldi buttati per commissionare ad Allevi un inno della Lega Calcio inascoltabile (e di cui nessuno sentiva la necessità), invece di chiedere scusa a Lazio e Juventus per averle portate a giocare una finale su un campo di patate e in un contesto degno di un circo di terza serie, invece di chiedere scusa alla RAI per averle venduto un prodotto scandaloso e ai tifosi per averli costretti a guardare immagini che sembravano prodotte da registi e cameraman ubriachi, Beretta caccia un giornalista perché ha osato fare una domanda a cui Biglia ha risposto senza problemi e con sincerità. E non solo per la finale di Shangai, perché la Lazio è intenzionata a prolungare per tutta la stagione questa espulsione, perché quella domanda gli ha rotto le uova nel paniere.

Questa è la gente che gestisce il calcio italiano. Questi erano quelli che un anno fa tutti volevano fuori dal sistema perché considerati i maggiori responsabili del naufragio. In fin dei conti, ha pagato solo Abete, che se n’è andato con due anni d’anticipo sulla scadenza del mandato. Perché Cellino è andato a cercare aria più salubre (e una lega più ricca) in Inghilterra, mentre Pulvirenti si è suicidato giocando alla roulette russa con una pistola con 5 proiettili, uno per ognuna delle partite che si è comprato. Gli altri tre, continuano a fare il bello e il cattivo tempo, tra l’indifferenza generale. Quindi, se il calcio italiano fa schifo, tenetevelo così com’è senza fiatare, perché se vi basta qualche vittoria o qualche milione speso sul mercato per dimenticare tutto, questo vi meritate. Perché chi dimentica o fa finta di dimenticare, è complice…

Fonte: sslaziofans.it - STEFANO GRECO

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