Rassegna Stampa

Con Maradona e Dinho il calcio sta come un Papa: «Che voglia di giocare...»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-10-2016 - Ore 08:43

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Con Maradona e Dinho il calcio sta come un Papa: «Che voglia di giocare...»

LA GAZZETTA DELLO SPORT – CALABRESI – ZUCCHELLI - Prima domanda: Cafu, che emozione sarà giocare nuovamente con Totti? «Alt. Innanzitutto c’è una cosa molto più importante. Possiamo aiutare delle persone che ne hanno bisogno». Il senso della Partita della Pace è tutto qui: prima di Totti, ma prima anche di Maradona e Ronaldinho, c’è dell’altro. C’è il messaggio di solidarietà lanciato da Papa Francesco, c’è un incasso da destinare a progetti destinati ai giovani, c’è un numero solidale (45512) a cui mandare sms per raccogliere fondi e sostenere la popolazione di Amatrice. E c’è anche uno stadio Olimpico che per una sera non ospiterà ultrà, steward e forze dell’ordine, queste ultime se non per lo stretto necessario: la sicurezza è stata affidata ai ragazzi del Csi. Il senso della partita è anche quello della giornata: si gioca alle 21.30 all’Olimpico (diretta Raiuno), ma alle 15 saranno tutti in Vaticano per l’udienza con il Pontefice. Ci sarà Diego Maradona, dopo il siluro a Icardi, e con lui altra gente che ha fatto la storia del calcio.

NOSTALGIA - Sono arrivati tutti ieri a Roma, li hanno sistemati in un hotel non distante dall’aeroporto di Fiumicino: nella hall, un susseguirsi di abbracci e risate, qualche battuta su un peso forma che non è proprio simile a quello di qualche anno fa, ma tanta voglia di tornare in campo. Sembrano vivere in un mondo tutto loro, anche perché l’attenzione per il Ronaldinho svincolato e ancora indeciso se smettere o continuare per un altro anno è la stessa riservata a quello che faceva magie nei campi di tutto il mondo. Oggi vedrà il Papa: «Il calcio? Non lo seguo, mi godo solo i gol e i momenti migliori – dice –. Sicuramente sarà bello giocare con Totti e Maradona, due numeri 10 che hanno fatto la storia di questo sport». Quanto a talento, però, lui non è stato da meno: «Maradona e Pelé dicono di essere stati i migliori di sempre? Hanno ragione, io mi siedo a guardarli. Ho fatto la mia parte, ma loro sono di un altro livello».

STELLE - Reggere il passo dei giocatori di Roma e Lazio in campo stasera (non solo Totti, sono attesi Nainggolan, gli argentini romanisti e Felipe Anderson, che stamattina incontrerà in hotel gli altri invitati assieme a Immobile) non sarà facile, ma è solo una questione di fiato. Edgar Davids sembra che non abbia mai smesso: «Cosa farò quando mi troverò di fronte Maradona? Facile, gli faccio subito due entrate delle mie». Scherza: di sorrisi, nella prima edizione della partita giocata nel settembre del 2014, ce ne furono parecchi, stasera sarà lo stesso, a meno che Ronaldinho non si inventi qualche numero da circo. «Il Napoli cerca un attaccante? No, ormai sono diventato troppo vecchio…».

CALCIO ITALIANO - Anche per un calcio italiano che tutti considerano «meno spettacolare rispetto ai nostri anni», ma anche «in ripresa, perché ci sono tanti talenti giovani che stanno diventando grandi». Rui Costa pensa agli affari di casa sua, alla Fiorentina e a Bernardeschi: «Non conoscendo il suo carattere, non posso dire se sarà un leader o no, certamente ha tanto talento. Va lasciato libero, ha tanto amore per il pallone». Cafu, brasiliano e romanista, risponde su Gerson: «Se è stato pagato 19 milioni, evidentemente li vale». Il Milan ne vale molti di più, ma forse meno di quando quella rossonera era la squadra di Ronaldinho, Rui Costa e Zambrotta, che oggi vedrà per la prima volta il Papa. Quello era il Milan di Berlusconi, questo è dei cinesi: «Mi sembra strano immaginare i rossoneri senza il presidente, ma la maglia è la stessa, i tifosi anche». Maldini? «Poteva dare un contributo enorme, ma sarà un grande dirigente».

INVIDIA - Forse lo sarà anche Totti, non oggi: il capitano della Roma lo vedono tutti con un po’ di invidia. «Beato lui…», sospira Davids. Cafu, invece, non la pensa come Sabatini, che aveva parlato di «tappo» per i giovani: «Se il fuoriclasse è lui, bisogna parlarne come un esempio, proprio perché ha 40 anni». Chissà se alle 21.20, il momento della piantumazione dell’Ulivo benedetto da Papa Francesco, lui sarà in campo o in panchina: la formazione potrebbe farla Mauricio Pochettino, o Fabio Capello.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Calabresi - Zucchelli

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