Rassegna Stampa

"Con me sarai il nuovo Totti", ma il sogno era una truffa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-02-2014 - Ore 10:13

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Diciassette anni, la passione per il calcio ed un procuratore sportivo di fama internazionale interessato alla sua carriera. Per A.A., giovane calciatore esordiente, tutto sembrava andare per il meglio. Ma quel procuratore che gli aveva promesso di intraprendere un percorso che lo avrebbe portato a giocare nella A.S. Roma, in realtà lo aveva ingannato, truffandogli ottomilacinquecento euro, distruggendo così i suoi sogni di gloria ed il suo amore per il pallone. Per questo motivo il procuratore Antonio Scinà, già deferito dalla F.I.G.C nel duemilanove per fatti analoghi, è stato condannato a scontare un anno di reclusione per truffa. Dovrà inoltre risarcire diecimila euro alla famiglia del calciatore.

LE FALSE PROMESSE Sono trascorsi cinque anni da quando il procuratore sportivo Antonio Scinà aveva incontrato un giovane calciatore, A.A., diciassettenne. L’agente aveva parlato ai genitori dello sportivo promettendo di far tesserare il figlio con il Grosseto Calcio. Bastava solo «fare un regalo di duemila euro ad una persona». Ma successivamente il procuratore aveva alzato la posta in palio, facendo credere al ragazzo che, pagando altre seimilacinquecento euro, avrebbe presto esordito in serie A, dove avrebbe giocato nel manto verde dell’Olimpico, con la maglia della Roma. Così i genitori del ragazzo, senza pensarci due volte avevano versato l’intera cifra al procuratore. Non vi era nulla che potesse far pensare ad una truffa, del resto quella proposta proveniva da Antonio Scinà, un procuratore internazionale che aveva collaborato con l’Arsenal, la Juventus, l’Amburgo. Ma trascorso un anno, nessuno era andato a bussare alla porta del giovane calciatore. Così il padre del ragazzo si era lamentato con il procuratore che, per rabbonirlo, gli aveva proposto di far giocare il figlio nell’Ibiza, la società in cui lo stesso Scinà era presidente quando Beppe Materazzi, il padre del campione del mondo italiano, lavorava come direttore tecnico. Ma anche in questo caso la situazione si era arenata. A quel punto era scattata la denuncia e la scorsa settimana il procuratore è stato condannato.

Fonte: IL MESSAGGERO - OSSINO

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