Rassegna Stampa

Confessa l’ultrà: “Ero circondato, ho sparato a Ciro”

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-10-2014 - Ore 08:50

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Confessa l’ultrà: “Ero circondato, ho sparato a Ciro”

Daniele De Santis rompe il silenzio e per la prima volta ammette di aver usato la pistola con cui è stato ucciso Ciro Esposito.

Daniele De Santis rompe il silenzio e per la prima volta ammette di aver usato la pistola con cui è stato ucciso Ciro Esposito. «Mi hanno inseguito e spinto a terra da dietro. Mi stavano ammazzando. Ho avuto paura e ho sparato». Non vuole essere una confessione, ma è una conferma a grandi linee dei passaggi chiave dell’inchiesta sul prepartita di Napoli-Fiorentinadel 3 maggio scorso.
«Sono stato coinvolto in una rissa e ho temuto per la mia vita» ha scritto l’ex ultrà romanista in due pagine inviate via fax ai pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. «Gastone» ricostruisce come secondo lui andarono i fatti a Tor di Quinto che portarono all’uccisione di Ciro Esposito e al ferimento di altri due (il 48enne legato all’estrema destra capitolina fu massacrato di botte e ferito con un coltello). Parole che rassomigliano molto a quelle raccolte dai famigliari del tifoso napoletano nel letto di ospedale: «L’ho raggiunto io per primo e l’ho spinto a terra. Poi il chiattone ha sparato». Le frasi di De Santis sono la conferma di una linea difensiva che punta al riconoscimento della legittima difesa.
E infatti, come già sottolineato dai difensori Tommaso Politi e Michele D’Urso, (forti anche della perizia del Racis), tutti i colpi sarebbero stati sparati in fase di «pistola contesa», ossia mentre più mani cercavano di afferrarla. Un proiettile non è esploso perché qualcuno bloccava il carrello dell’arma: quello che ha ferito l’altro napoletano Gennaro Fioretti l’ha raggiunto dopo un rimbalzo. E – potrebbe conseguirne – anche quelli mortali per Esposito non erano indirizzati a lui. «Questa fuga di notizie avvalora la scelta del silenzio fatta finora da De Santis», dicono i difensori in vista dell’interrogatorio di domani in ospedale a Viterbo. Nello stesso fax Gastone ha detto di non sentirsela di rispondere ale domande, vista la salute ancora precaria. Ma i pm chiederanno di mettere comunque a verbale la sua scelta.
Intanto hanno affidato alla polizia scientifica gli esami per risalire a chi appartiene la pistola e se avesse già sparato in passato.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - F. Fiano

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