Rassegna Stampa

Coni, meno soldi al calcio? I piani segreti di Malagò

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-04-2013 - Ore 12:39

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Coni, meno soldi al calcio? I piani segreti di Malagò

(repubblica.it – SPY CALCIO F.Bianchi) Ormai sono passati oltre 40 giorni dalla sua elezione: Giovanni Malagò ha quasi concluso la fase esplorativa. Il 16 aprile si terrà la sua seconda Giunta e il presidente del Coni potrà prendere quelle decisioni che aveva annunciato nel suo programma e subito dopo essere stato eletto. Il nodo principale è forse quello della ripartizione dei contributi alle Federazioni: molti presidenti che hanno votato Malagò adesso chiedono che venga rivisto il sistema. Con una diversa distribuzione dei soldi.

 

E, attenzione, non sono solo le Federazioni medio-piccole, magari non olimpiche, che alzano la voce: ma ci sono anche le Federazioni più importanti. Come la Fidal: il nuovo presidente della Federatletica, il toscano Alfio Giomi, nel consiglio nazionale di marzo voleva leggere un documento critico. Un attacco nemmeno tanto velato al mondo del calcio. Poi, aveva rinunciato per rispetto nei confronti di Giancarlo Abete, assente perché impegnato quel giorno a Milano. Ma secondo Giomi, e altri presidenti, il calcio prende troppo: alla Figc vanno infatti 62 milioni e mezzo di contributi annuali (prima erano un’ottantina) dei 150 disponibili per tutte le Federazioni. “Troppi”. E ad alcuni presidenti non va nemmeno giù che la Lega Nazionale Dilettanti, con a capo Carlo Tavecchio, abbia previsto stipendi per i suoi dirigenti, compresi i presidenti dei Comitati Regionali. Proprio nel momento che il Coni dà un segnale importante: Malagò ha rinunciato al suo stipendio (90.000 euro netti all’anno) e lo darà in beneficenza (prima trance, di circa 6500 euro, alla palestra di Maddaloni a Scampia). Inoltre, il Coni ha stabilito che il prossimo anno i politici non avranno più la tessera omaggio per andare non solo allo stadio ma per assistere gratuitamente a tutti gli avvenimenti sportivi. “Che pagassero”. Basta Caste.

 

 

Per ora c’è un movimento (non ancora una rivolta) contro il calcio che, secondo alcuni, spende male i troppi soldi che riceve. “Se la sbrigassero da soli”, sostengono i presidenti di molte Federazioni. Questa sarà la prima grana che Malagò dovrà risolvere: ha già promesso che costituirà una commissione che dovrà occuparsi del problema. Basta che facciano in fretta. I contributi del 2013 sono già stati decisi, e non si può certo tornare indietro: ma per il 2014 si cambia. Detto questo, la “coperta” è corta: il finanziamento dello Stato è di circa 411 milioni (e il governo Monti lo ha alzato, pur non essendo certo un governo attento ai problemi dello sport…). Cosa succederà in futuro? Gira un pessimismo forse eccessivo: in tanti sostengono che il prossimo governo farà un taglio ai contributi. Non so sarà così, è presto per dirlo. Non si sa nemmeno chi andrà al governo… Di sicuro, Malagò ha ottimi rapporti bipartisan coi politici che contano, e questi rapporti saranno utili per il mondo dello sport. Così come le sue conoscenze e amicizie lo aiuteranno molto quando dovrà andare a trovare nuovi sponsor per il Coni: potranno arrivare un po’ di soldi in più, tenuto conto che già ci sono aziende importanti che sponsorizzano il Comitato Olimpico (Armani, Fiat, Ferrero, eccetera). Saranno soldi quantomai utili ma che certo non potranno accontentare tutti, vista la “fame” delle Federazioni.

 

 

Da risolvere anche il nodo della Coni Servizi: appena approvato il bilancio, Gianni Petrucci, Lello Pagnozzi e Romolo Rizzoli dovrebbero decadere. Hanno rimesso il loro mandato (a scadenza naturale il 30 giugno 2014) nelle mani del ministro dell’Economia. “Quando ci saranno un nuovo governo e un nuovo ministro, la Coni Servizi avrà un’altra guida” ha detto di recente Malagò. Di sicuro è contrario alla doppia carica e doppio stipendio (come è stato con Petrucci): il presidente del Coni, secondo Malagò, non deve essere anche presidente della Coni Servizi. Altra “spina”: la struttura Coni. “Ci sono situazioni che devo cambiare” (sempre Malagò). Come? “Razionalizzazione e ottimizzazione della macchina, una gestione innovativa rispetto al passato”, la promessa. Se ne saprà di più il 26 aprile. E’ chiaro che qualcosa cambierà, ci sarà (forse) anche uno scambio di incarichi e poltrone. Tenendo conto che il Coni, maneggiando denaro pubblico, non è una azienda privata, che ha ampi margini di manovra, ma è soggetto al controllo della Corte dei Conti (e poi c’è sempre la Coni Servizi, che ha le chiavi della cassaforte). Ma credo che anche qui Malagò vorrà lasciare il segno. Lo giudica un aspetto primario nella sua gestione. Altri problemi, non da poco: la situazione (pessima) delle strutture sportive (“una vergogna la legge sullo sport”), e qui il Coni deve viaggiare in piena sintonia coi ministeri competenti e con il Parlamento. E poi il Tnas: terzo e ultimo grado di giustizia sportiva, è diventato un autentico scandalo, uno scontificio assurdo (come ha minuziosamente documentato nei giorni scorsi Matteo Pinci su Repubblica). Non è una corte di Cassazione che magari rimanda gli atti alla Corte d’Appello, vedi delitto Meredith. Ma è un organo che sovente sconfessa i due gradi di giudizio della Figc, e che trasformato, o contribuito a trasformare, il caso del calcioscommesse in una barzelletta. Non si discute affatto sulle persone che compongono il Tnas (tutte di alto livello, scelte in base al loro curriculum e non in base ad amicizie) ma la sua funzione. Argine, è vero, ad eventuali ricorsi al Tar del Lazio: ma il Tnas dovrà essere ridiscusso alla radice, e anche questo ha promesso il nuovo, giovane (54 anni), presidente del Coni.

C’è da dire comunque che Malagò e la sua squadra, Roberto Fabbricini in testa, sinora si sono mossi molto bene. E anche l’operazione-immagine (no tessere omaggio ai parlamentari e rinuncia allo stipendio) di questi tempi ha un significato particolare, che non va sottovalutato. Ma ora al Coni inizia la fase-due.

 

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