Rassegna Stampa

Conte, il ct 2.0 avverte «In Nazionale chiamo solo chi gioca nei club»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-09-2015 - Ore 07:18

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Conte, il ct 2.0 avverte «In Nazionale chiamo solo chi gioca nei club»

CORRIERE DELLA SERA - TOMASELLI - Inizia la lunga volata verso l’Europeo di Francia e nasce il Conte 2.0: l’allenatore in trincea — che annullava la conferenza stampa prepartita per mesi interi con la Juventus in testa al campionato — lascia sempre più spazio al commissario tecnico «social», che oggi inaugura il sito internet personale e la propria pagina Facebook. Sembra poco, non sarà il passaggio decisivo per coronare il sogno del presidente federale Tavecchio di prolungare il contratto del c.t. fino al Mondiale, ma è comunque un dato di fatto che in dodici mesi siano cambiate tante cose nell’Italia di Conte. Dentro e fuori dal campo. 
La mutazione più vistosa riguarda la Juve: il serbatoio principale della Nazionale segna rosso fuoco. Conte ha visto in tribuna entrambe le sconfitte della squadra di Allegri e magari è intimamente ancora più fiero di aver vinto tanto, anche con squadre sulla carta più deboli della Juventus attuale. Il c.t. non abbocca alle domande sulla crisi bianconera («per una settimana pensiamo solo alla maglia azzurra») ma mentre i suoi colleghi dei club si affannano al bancone dei saldi, ci tiene ad andare controtendenza: «Dobbiamo fare con quello che abbiamo — ripete più volte —. Non è importante se è molto o poco. L’importante è che stiamo crescendo come gruppo. Il materiale ce l’abbiamo, dobbiamo fare un bellissimo vestito. Con l’organizzazione, che non deve mancare mai. E che deve esaltare il talento, non viceversa. Perché il giorno che il talento non sta bene, siamo fregati». 
Il grande problema della stoffa azzurra è che nella nuova collezione autunno-inverno, una buona parte rischia di rimanere inutilizzata. Da Sirigu a Ranocchia, da Pasqual a Barzagli, passando per Gabbiadini fino alla prima coppia di attaccanti di Conte, Zaza-Immobile: nel fine settimana in sette sono partiti o rimasti in panchina, mentre per altri, come El Shaarawy, De Sciglio, Bertolacci, Insigne o Balotelli, tira aria di precariato: «Sarò molto attento al campionato e a chi gioca — sottolinea Conte —. In queste convocazioni ho mantenuto il gruppo dell’anno scorso, perché ho solo due partite come riferimento e mi sono fidato. Ma è inevitabile che la Nazionale sia a rischio, per una questione di onestà e rispetto nei confronti di chi gioca: dispiace ai ragazzi e dispiace a me, ma se uno non gioca mai non può pensare di venire in azzurro». 
Un anno fa l’uomo simbolo del nuovo corso all’insegna del 3-5-2 era Simone Zaza. Ora Conte dovrebbe proseguire sulla strada intrapresa a giugno del 4-3-3, incentrato su Pellé prima punta, con esterni come Candreva, El Shaarawy e soprattutto Eder (Giovinco è out per infortunio). «Simone è stato titolare della Nazionale e come tale deve ambire a giocare nella Juve. Se non gioca però è un problema. Stiamo cercando di trovare soluzioni nuove, con più esterni offensivi (e un immortale come Valentino Rossi farebbe bene in questo ruolo — dice il c.t., stando al gioco —). Aspettando scoperte e riscoperte dal campionato, faccio un abito su misura». 
Da vendere giovedì nella boutique fiorentina (sempre ostile al Conte juventino), contro la piccola e rognosa Malta. «Nel club ognuno difende i suoi colori, ma ora dovrei essere tifato da tutti. Non è un appello per me ma per la Nazionale: mi auguro che il Franchi ci possa dare un sostegno importante. Contro Malta e Bulgaria è fondamentale ottenere sei punti: significherebbe iniziare a prepararci in anticipo per giugno». Il c.t. ha già cominciato, ora tocca alla squadra . 
Inizia la lunga volata verso l’Europeo di Francia e nasce il Conte 2.0: l’allenatore in trincea — che annullava la conferenza stampa prepartita per mesi interi con la Juventus in testa al campionato — lascia sempre più spazio al commissario tecnico «social», che oggi inaugura il sito internet personale e la propria pagina Facebook. Sembra poco, non sarà il passaggio decisivo per coronare il sogno del presidente federale Tavecchio di prolungare il contratto del c.t. fino al Mondiale, ma è comunque un dato di fatto che in dodici mesi siano cambiate tante cose nell’Italia di Conte. Dentro e fuori dal campo. 
La mutazione più vistosa riguarda la Juve: il serbatoio principale della Nazionale segna rosso fuoco. Conte ha visto in tribuna entrambe le sconfitte della squadra di Allegri e magari è intimamente ancora più fiero di aver vinto tanto, anche con squadre sulla carta più deboli della Juventus attuale. Il c.t. non abbocca alle domande sulla crisi bianconera («per una settimana pensiamo solo alla maglia azzurra») ma mentre i suoi colleghi dei club si affannano al bancone dei saldi, ci tiene ad andare controtendenza: «Dobbiamo fare con quello che abbiamo — ripete più volte —. Non è importante se è molto o poco. L’importante è che stiamo crescendo come gruppo. Il materiale ce l’abbiamo, dobbiamo fare un bellissimo vestito. Con l’organizzazione, che non deve mancare mai. E che deve esaltare il talento, non viceversa. Perché il giorno che il talento non sta bene, siamo fregati». 
Il grande problema della stoffa azzurra è che nella nuova collezione autunno-inverno, una buona parte rischia di rimanere inutilizzata. Da Sirigu a Ranocchia, da Pasqual a Barzagli, passando per Gabbiadini fino alla prima coppia di attaccanti di Conte, Zaza-Immobile: nel fine settimana in sette sono partiti o rimasti in panchina, mentre per altri, come El Shaarawy, De Sciglio, Bertolacci, Insigne o Balotelli, tira aria di precariato: «Sarò molto attento al campionato e a chi gioca — sottolinea Conte —. In queste convocazioni ho mantenuto il gruppo dell’anno scorso, perché ho solo due partite come riferimento e mi sono fidato. Ma è inevitabile che la Nazionale sia a rischio, per una questione di onestà e rispetto nei confronti di chi gioca: dispiace ai ragazzi e dispiace a me, ma se uno non gioca mai non può pensare di venire in azzurro». 
Un anno fa l’uomo simbolo del nuovo corso all’insegna del 3-5-2 era Simone Zaza. Ora Conte dovrebbe proseguire sulla strada intrapresa a giugno del 4-3-3, incentrato su Pellé prima punta, con esterni come Candreva, El Shaarawy e soprattutto Eder (Giovinco è out per infortunio). «Simone è stato titolare della Nazionale e come tale deve ambire a giocare nella Juve. Se non gioca però è un problema. Stiamo cercando di trovare soluzioni nuove, con più esterni offensivi (e un immortale come Valentino Rossi farebbe bene in questo ruolo — dice il c.t., stando al gioco —). Aspettando scoperte e riscoperte dal campionato, faccio un abito su misura». 
Da vendere giovedì nella boutique fiorentina (sempre ostile al Conte juventino), contro la piccola e rognosa Malta. «Nel club ognuno difende i suoi colori, ma ora dovrei essere tifato da tutti. Non è un appello per me ma per la Nazionale: mi auguro che il Franchi ci possa dare un sostegno importante. Contro Malta e Bulgaria è fondamentale ottenere sei punti: significherebbe iniziare a prepararci in anticipo per giugno». Il c.t. ha già cominciato, ora tocca alla squadra. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - TOMASELLI

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