Rassegna Stampa

Conte, l’accusa picchia duro «Condannatelo a sei mesi»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-04-2016 - Ore 07:49

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Conte, l’accusa picchia duro «Condannatelo a sei mesi»

GAZZETTA DELLO SPORT - CENITI - Due giornate intense, due città, due colori molto diversi. Sono state 48 ore particolari quelle vissute da Antonio Conte: il lunedì londinese si è tinto di blu, come la maglia del Chelsea, dopo la firma milionaria col club di Roman Abramovich; ieri si è passato al grigio, non solo per il cielo cupo di Cremona, ma soprattutto per la richiesta di condanna a 6 mesi dell’attuale c.t. presentata dal pm Roberto di Martino, titolare dell’inchiesta sul calcioscommesse. Se Conte era volato in Inghilterra per godersi ogni attimo di una svolta della sua carriera immaginata a lungo, a presenziare l’aula di tribunale dove il suo nome è riecheggiato per ben altri motivi, c’erano gli avvocati Leonardo Arata e Francesco Cammarata: «Nessuna sorpresa, confuteremo la ricostruzione dell’accusa», hanno commentato. La partita a colpi di diritto è entrata nel vivo con la requisitoria del magistrato, «arrivata» fino in Inghilterra. Sei mesi (più 8 mila euro di multa) per la frode sportiva di AlbinoLeffe-Siena (maggio 2011) sono forse poco o nulla (la pena finirebbe in ogni caso per essere sospesa) dal punto di vista giudiziario, ma per Conte sarebbero una macchia molto più rilevante dei 4 mesi di squalifica scontati in ambito sportivo per lo stesso match. Ecco perché i legali si sono messi subito al lavoro. La loro replica è prevista il prossimo lunedì e le contestazioni mosse da di Martino non sono state leggere: oltre alla requisitoria (durata quasi un’ora) al giudice Pierpaolo Beluzzi è stata consegnata una memoria di 35 pagine per ricostruire i fatti e motivare la richiesta di condanna.

PARTE ATTIVAE qui va subito chiarito un passaggio. A differenza di quanto hanno dichiarato gli avvocati di Conte («Il nostro assistito è stato accusato di una condotta omissiva, mentre in precedenza si contestava un comportamento attivo, molto più pesante»), il pm ha invece insistito sulla piena partecipazione dell’allora tecnico del Siena. Secondo di Martino, Conte avrebbe dato il «benestare» alla presunta combine, accettando la richiesta di suoi giocatori che gli avevano spiegato dell’accordo esistente tra le due squadre. L’accordo risaliva alla partita d’andata: nella sfida di ritorno (ultima di campionato) ci sarebbe stato il via libera della formazione senza assilli di classifica a favore dell’altra. L’AlbinoLeffe (in lotta per non retrocedere) vinse 1-0 contro i toscani già promossi. Secondo il pm quando il portiere Coppola, Carobbio e gli altri giocatori parlarono col proprio allenatore, ebbero l’assenso a portare a termine la condotta fraudolenta. Conte aveva tutti gli strumenti per impedire la frode e denunciare i tesserati coinvolti. Non avendolo fatto si è reso parte attiva della combine. Non solo, nella memoria il pm affonda i colpi ricordando come il tecnico prima del Siena abbia allenato il Bari in un periodo dove sono state provate altre frodi sportive delle quali Conte si è detto sorpreso e amareggiato perché fatte a sua insaputa. E ancora, ha sottolineato come il pentito Carobbio abbia svelato diverse combine del Siena (10), ma ha tirato in ballo il tecnico solo in due casi. Se davvero, come sostiene la difesa del c.t., il centrocampista aveva dei motivi di rancore verso di lui, non si spiega perché non lo abbia messo in mezzo su più fronti. Sull’attendibilità di Carobbio, il pm è ricorso anche ai numeri: sulle 20 persone che ha accusato, 16 hanno confessato, due hanno fatto mezze ammissioni, mentre solo altri due hanno respinto gli addebiti. E sono Conte e il vice Angelo Alessio. Insomma, per di Martino il ruolo del tecnico è chiaro: da condanna. Una sua condotta omissiva dei doveri di un allenatore contenuti nel contratto sottoscritto tra la Figc e l’associazione di categoria, è per il pm solo un’ipotesi subordinata. Una carta di riserva messa a disposizione del giudice che dovrà valutare le accuse. Su una cosa il magistrato è certo: non ci sono prove di un coinvolgimento diretto del c.t. nel sistema delle scommesse, pur presente nella squadra senese (tra gli imputati c’è pure l’ex presidente Mezzaroma). Se per Conte la richiesta è stata di 6 mesi, un po’ meglio è andata al suo vice Alessio: 4 mesi e 4mila euro di multa.

SENTENZA E ALTRI IMPUTATI Come scritto, la partita continuerà lunedì prossimo con la replica dei legali. Poi il gup si riserverà la decisione: la sentenza di assoluzione o condanna (appellabile, naturalmente) tra il 21 aprile e metà maggio (più probabile). Non solo Conte e Alessio, ieri requisitoria su altri 5 riti abbreviati: chiesto un anno per Ermanno Pieroni (ex d.s. Ancona accusato di associazione a delinquere), 4 mesi per Giorgio Veltroni (ex presidente Alessandria), 2 mesi e 20 giorni per Guido Marilungo (attaccante Lanciano) e Roberto Previtali (ex Albinoleffe). Proscioglimento per Daniele Quadrini (ex Sassuolo). Nessuna sorpresa, infine, sui rinvii a giudizio: da Mauri a Doni, da Signori a Colantuono, e per tutti gli altri imputati (sono 90) c’è stata la richiesta di processo.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CENITI

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