Rassegna Stampa

Conte, un'Italia stile juventus

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-11-2015 - Ore 08:14

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Conte, un'Italia stile juventus

MESSAGGERO - TRANI - L'Italia come priorità, per chiunque entri a Coverciano. Chi arriva sa come si deve comportare nel centro tecnico federale. La struttura è blindata, azzerati i contatti con l'esterno. Qui non c'è spazio per le distrazioni. Il programma potrà anche sembrare ripetitivo. Video, lavagna e campo. Discorsi personalizzati e di gruppo. Conte, anche se almeno fino all'Europeo potrà lavorare solo per 10 giorni al mese e non quotidianamente, resta allenatore più che ct. Il metodo non cambia e rimane quello delle esperienze fatte nella sua carriera. I successi del passato, le promozioni in A con il Bari e il Siena che hanno anticipato i tre scudetti di fila vinti con la Juve, lo hanno convinto a restare se stesso anche quando è stato chiamato sulla panchina azzurra. Lo chiarì al presidente Tavecchio, nell'estate del 2014. Aspettò a dire sì. Ma, al momento di accettare la proposta della Figc, fu esplicito: «Decido tutto io». Sta ripetendo quanto fatto nel triennio di Torino. E' semplice e diretto nel rapporto con i calciatori. Per convincerli. Pochi concetti, dunque, ma significativi. La gestione della squadra passa attraverso 3 aspetti fondamentali: 1) diverse opzioni tattiche, per cambiare anche in corsa il sistema di gioco; 2) gregari al potere, per avere la disponibilità di più giocatori; 3) meno senatori nel gruppo.
LEZIONI IN CAMPO E FUORIAlla Juve partì con la difesa a 4, ma presto passò al 3-5-2. Che ha riproposto pure in Nazionale, nella prima fase, proprio per dar certezze al blocco bianconero. Anche qui, però, ha diversificato, arricchendo le conoscenze dei suoi giocatori. L'Italia deve avere più soluzioni. «Al centro del mio progetto c'è il gioco che poi deve esaltare le nostre individualità». Nelle sue lezioni, corredate da immagini che inquadrano le diverse situazioni di gioco, il ct spiega ogni movimento, anche applicato alle caratteristiche degli avversari. Di solito si dedica alla teoria dopo pranzo. Per metterla in pratica nella seduta pomeridiana. Così è arrivato al 4-2-4 spregiudicato di Baku. Anche se poi, nella seconda partita di ottobre contro la Norvegia all'Olimpico, è tornato al 3-5-2. Colpa dell'emergenza. Ma la modifica non ha frenato l'Italia che ha giocato bene e ha vinto. Il gruppo è insomma più preparato. Durante le qualificazioni per Euro 2016 si è comportato bene pure con il 4-3-3.
CARATTERE E UMILTÀ«La Nazionale di Conte è diversa da quella di Prandelli. Ora c'è unità. Il gruppo è più coeso. Vedo uomini più che calciatori. Anche nella gestione precedente c'erano grandi campioni. Quelli di oggi, però, si sacrificano». Giaccherini è in azzurro perché si esprime proprio come il ct. E, chiamando in causa l'era Prandelli, ha voluto ricordare quanto Balotelli e Cassano restarono fuori dal coro. «Conte lo ha detto apertamente: l'uomo per lui viene prima del calciatore. Io conosco bene, essendo stato per due anni con lui alla Juve. Lui lavora tantissimo in campo, è scrupoloso e non lascia niente al caso. Mi ha chiamato, quando giocavo in Inghilterra, spingendomi a tornare in Italia». Preferisce gente come lui. O come De Silvestri e Verratti: hanno pensato prima all'azzurro che ai rispettivi club. Come hanno invece fatto, il mese scorso, Insigne e Berardi. Che il ct ha subito lasciato a casa in punizione.
RICAMBIO GENERAZIONALEQuando Conte arrivò alla Juve, Del Piero rimase solo per una stagione. Il divorzio prima di compiere 38 anni. La storia si può ripetere con Pirlo che, solo 4 gare su 14 di questa gestione, a maggio avrà 37 anni. «Non posso farmi trovare impreparato». Il ct sta già pensando a come sostituire il suo regista. Che se resta negli Usa, non va all'Europeo con l'Italia.

Fonte: MESSAGGERO - TRANI

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