Rassegna Stampa

Cos’altro serve per commissariare la Federazione?

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-02-2015 - Ore 10:47

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Cos’altro serve per commissariare la Federazione?

Per cominciare, un po’ di buon umore: il procuratore federale Stefano Palazzi, quello che non trovò nulla di disdicevole nelle dichiarazioni su “Opti Poba mangiabanane” di Tavecchio, poi squalificato per 6 mesi per razzismo da Uefa e Fifa; quello che offrì tè e pasticcini a Conte, il giorno dell’i nterrogatorio, prima di archiviarne la posizione a dispetto dei 30 (trenta) giocatori del Bari da lui allenato poi squalificati per aver venduto partite; il procuratore Palazzi – dicevamo – si è ritirato in meditazione nei suoi appartamenti per decidere se aprire un fascicolo, oppure no, sul caso della telefonata di Lotito, consigliere federale, a Pino Iodice, dirigente dell’Ischia, telefonata di cui potete leggere contenuto (e reazioni) nel pezzo a parte. In questa conversazione il presidente della Lazio afferma papale papale: 1) di aver detto ad Abodi, presidente della Lega di Serie B, di non far andare in Serie A club come Carpi o Frosinone che rovinerebbero la vendita dei diritti televisivi; 2) che Maurizio Beretta, presidente della Lega di Serie A eletto e rieletto proprio dal cartello Lotito-Galliani, conta zero e non decide nulla (ergo: è quello che sosteniamo essere da sempre, e cioè un burattino nelle mani dei Mangiafoco del teatrino del pallone). Ricapitolando: un mammasantissima affetto da “moggite” acuta (Lotito) chiede a un altro mammasantissima embedded (Abodi) di tagliare le gambe a due piccoli club, splendidamente diretti e organizzati, in corsa per la Serie A e il Grande Inquisitore ha bisogno di riflettere per capire se ci sono, o no, gli estremi per avviare un’inchiesta. Ai tempi del mitico inquisitore, il conte Alberto Rognoni, Lotito sarebbe stato radiato per illecito e Abodi squalificato per omessa denuncia. Oggi il nuovo inquisitore ancora deve capire se Lotito ha detto qualcosa di male oppure no. Sarebbe strano perché Lotito (come Tavecchio, come Conte) per Palazzi è come la Virna Lisi di Carosello: con quella bocca può dire ciò che vuole. Ci mancherebbe altro. SE IL CALCIO italiano fosse una cosa seria e non il Circo Barnum popolato di mostri e creature spaventevoli che invece è sotto gli occhi di tutti, la Federazione sarebbe commissariata ormai da tempo e non dovremmo andare in giro per il mondo con un presidente (Tavecchio) squalificato per razzismo e inibito a prender parte a commissioni e congressi di sorta fino al 7 aprile; non dovremmo esibire un ct (Conte) che alla vigilia degli Europei 2016 sarà costretto a spiegare, in un’aula di tribunale, perché diceva ai suoi giocatori di pareggiare le partite, sempre che i suoi ragazzi non si fossero già accordati con gli avversari per perderle (“era dispiaciuto ma ci disse che comunque lui era con noi”, parola di Lanzafame, Gillet e Kutuzov) e perché tra Siena e Bari ha avuto qualcosa come 40 giocatori squalificati per una montagna di partite vendute; non dovremmo avere a che fare con un garante della giustizia (Palazzi) capace di trasformare ogni Belzebù in un cherubino del Giardino dell’Eden. Se il calcio italiano fosse una cosa seria, non avrebbe permesso a un personaggio come Lotito di prendere piede e diventare mostro – un po’ squalo, un po’ iena, un po’ caimano – con - vinto di muoversi nella più totale impunità. Ora che ogni limite (di buon gusto, di buon comportamento, di buona educazione) è stato superato, ora che il carrozzone cigola e sbanda ed è sul punto di finire nel burrone e sfracellarsi, la domanda è: che cosa aspettano le istituzioni governative (leggi Delrio, ministro per le Autonomie con delega per lo sport) e sportive (leggi Malagò, presidente del Coni) a porre fine a questa strazio di agonia intervenendo in tackle e commissariando il calcio? Per ammissione stessa di chi ha ridotto il movimento con le pezze al culo (vedi telefonata di Lotito), i massimi esponenti di Figc (Tavecchio) e Lega (Beretta) sono due “utili idioti” messi lì unicamente per fare gli interessi della banda che li ha sponsorizzati. UNO, BERETTA, è il topo di città: giacca e cravatta, responsabile della comunicazione Unicredit, presidente di Lega (dal 2009) e vice-presidente vicario della Figc, è un formidabile acchiappa-stipendi e una totale nullità rispetto alle mansioni che sarebbe chiamato a svolgere (come disse Zamparini a Radio 24: “La Lega è un gruppo di 20 deficienti e Beretta ne è il degno capo: non sa niente, è inefficiente e immobile”); l’altro, Tavecchio, è il topo di campagna che dopo una vita passata a rosicchiar croste si trova davanti all’improvviso una luccicante forma di grana e perde la testa. E fa comprare 60 mila copie di un suo stesso libro con soldi pubblici e acquista a 20 milioni un palazzo che il venditore ha appena pagato 11; e via così, madama la marchesa! E insomma cari governanti: fermate il mondo, vogliamo scendere! Una volta avevamo il calcio più bello del pianeta, ora siamo diventati lo zimbello del mondo. Tavecchio? Beretta? Lotito? Palazzi? Come diceva quello: se li conosci, li eviti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano - Paolo Ziliani

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