Rassegna Stampa

Curve divise, esperimento fallito

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-12-2015 - Ore 20:36

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Curve divise, esperimento fallito

I dati numerici delle presenze allo Stadio Olimpico di Roma dimostrano – come del resto era ampiamente prevedibile – il fallimento del progetto pilota che intendeva costruire un nuovo modo di vivere il calcio cambiando la cultura del tifoso.

Lazio/Udinese di Coppa Italia: 1.970spettatori, Roma/Spezia: 7167, di cui circa2000 liguri ed entusiasti.

Mantova/Feralpisalò ne ha avuti 1948, ed è stato il peggior dato stagionale per la società virgiliana, che naviga nei bassifondi del girone A di Lega Pro.

Già, perché il tifoso da stadio si divide in due grandi categorie: quello che si mette seduto a vedere la partita, e che però “pretende” o a cui comunque piace un ambiente caloroso, e quello che l’ambiente caloroso lo crea.

In fondo è molto semplice.

Quando manca l’atmosfera, lo spettacolo è persino inferiore rispetto a quello che può offrire la televisione che, fino a prova contraria, costa meno, ti fa vedere la partita in comodità e ti offre diverse prospettive del match, senza rischiare il daspo se ti sposti da un divano a un altro.

Ciò detto, è evidente che se – per ragioni come abbiamo già visto in un mio precedente articolo – del tutto pretestuose, si crea un ambiente ostile non tanto per la violenza, ormai assente all’interno della curva, quanto per la creazione dell’atmosfera, l’effetto che si ottiene è paragonabile a quello di piantare in un campo semi di granturco e auspicare che venga fuori una quercia.

I burocrati sperano di sostituire il pubblico delle curve, come in effetti avvenuto in alcune città europee, dove lo stadio è pieno e, visivamente, offre un discreto colpo d’occhio.

Però nell’acquario, sia pur splendido, di Barcellona, chi si è fatto sentire – creando l’atmosfera – sono stati i 4mila impavidi e vincitori di nulla romanisti e non certo i 90mila plurititolatiblaugrana.

Il tentativo è quindi destinato a fallire e non sorprende che ancora non lo abbiano capito, visto che non riescono a rendersi conto che dove passano loro non cresce più l’erba: non esiste, a Roma ma anche nelle altre città d’Italia, un pubblico destinato a sostituire allo stadio chi lo ha abbandonato o lo sta abbandonando e se oggi le società capitoline consentissero l’ingresso gratislo stadio sarebbe comunque semivuoto.

E non esiste perché quel tipo di pubblico appartiene alla fascia più moderata, che allo stadio non va perché il divano è infinitamente più comodo ed economico. L’unica speranza per i burocrati è che si formi un pubblico “rinnovabile”, vale a dire quel tipo di pubblico che si rinnova partita per partita, senza una vera fidelizzazione. La famiglia che va allo stadio una volta l’anno spendendo 500 euro come aDisneyland, e che il turno successivo viene sostituita da un’altra famiglia.

Ciò, però, rende necessario un bacino di utenza enormemente maggiore rispetto a quello attuale e, soprattutto, stadi di nuova generazione che noi non abbiamo e che sembra impossibile costruire.

Se, quindi, il “nuovo pubblico” allo stadio non va e se il “vecchio” pubblico, che creava l’atmosfera e che tutti ora rimpiangono, pure non va perché gli è stato inserito nel cuore un divisorio ma anche perché i burocrati hanno preso a multare per il mancato rispetto del posto (solo ai locali e solo ai frequentatori di curva beninteso) e ad instillare tanti altri motivi dissuasori per accedere all’Olimpico, preferendo andare in trasferta dove si può persino fare il tifo, ecco qui svelato il mistero del vuoto.

Chi ha una certa età, ma non occorre andare troppo indietro nel tempo, ricorderà come anche in partite disastrose di Coppa Italia c’era pubblico e se vi erano 5mila presenze, comunque la Curva Sud era piena e vociante, al pari della Nord per i laziali.

Non si tirino in ballo, quindi, i magri risultati sportivi, il terrorismo e cretinate simili: il giorno dell’abbattimento delle Torri Gemelle lo stadio era pieno, così come pieno era il settore ospiti dello stadio Olimpico di Torino dopo il Bataclan e, più in generale, nei giorni della sconfitta.

Già perché quei ragazzi che hanno ferocemente insultato i giocatori a Roma/Fiorentina della scorsa stagione, sono gli stessi che a Barcellona sullo 0-6 ancora cantavano.

E’ la passione, fatevene un ragione.

E se non li volete più, tenetevi il vostro acquario, sperando che altri pesci abbocchino.

Sarà difficile, perché nell’acqua torbida l’amo non si vede.

Fonte: Il Fatto Quotidiano- L.Contucci

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