Rassegna Stampa

Da Luigi Enrico a Lucho trionfatore. La parabola di un ex senza rancore

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-08-2015 - Ore 06:31

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Da Luigi Enrico a Lucho trionfatore. La parabola di un ex senza rancore

GAZZETTA DELLO SPORT - RICCI - Luigi Enrico non porta rancore. Tutt’altro. Ringrazia la Roma per la fiducia in lui riposta 4 anni fa: «Era il mio quarto anno come allenatore, avviarono un nuovo progetto e puntarono su di me: li ringrazierò sempre per avermi dato un’opportunità tanto grande. È stata un’esperienza che mi ha migliorato sotto ogni aspetto». 
PROGETTO NAUFRAGATO Nel 2011 c’era grande attesa per il nuovo «proyecto» giallorosso: le cose iniziarono male, la casa all’Olgiata su consiglio dell’ex laziale e carissimo (in vari sensi) amico De La Peña, Totti messo in panchina dall’intransigente Luis Enrique nell’andata del preliminare europeo con lo Slovan Bratislava e sostituito da Okaka nel ritorno quando la rimonta sembrava possibile, la rumorosissima esclusione di De Rossi per il mini-ritardo al discorso di preparazione con l’Atalanta, le dimissioni di Luis Enrique alla fine di un campionato chiuso al settimo posto e fuori dall’Europa. L’allenatore asturiano fu sbeffeggiato in vari modi, la traduzione in italiano del suo nome una delle cose meno brutte che gli giravano intorno nella capitale. 
PRINCIPI ADATTABILI Oggi, appena 4 anni dopo quel triste addio, lo stesso Luis Enrique affronta la Roma da trionfatore: nel suo primo anno al Barcellona ha risollevato una squadra sgonfiata dal «Tata» Martino portandola alla conquista del «triplete», Liga, Champions e Copa del Rey, e alla ricerca del «sextete» con le Supercoppe (europea e spagnola) e il Mondiale per club. Bruciato a Roma, Luis Enrique si è curato a Vigo e poi ha mostrato il proprio valore al Barça: Franco Baldini che lo aveva voluto fortemente a Trigoria non aveva sbagliato la valutazione, però in questi 4 anni, e soprattutto nell’ultimo, «Lucho» è cambiato tanto, ha imparato a gestire la propria ruvidità, a modellare i propri ferrei principi adattandoli a giocatori e situazioni. Esemplare la crisi con Messi che solo 7 mesi fa stava per costargli il posto: Luis Enrique ha capito che il reuccio argentino (e il suo amico Neymar) non va contraddetto, non va gestito, non è carne da turnover. 
NO A IAGO FALQUE Il ritorno al futuro non è possibile però difficilmente il Luis Enrique di oggi avrebbe tolto Totti nel ritorno con lo Slovan. E sicuramente sarebbe passato sopra il ritardo di De Rossi. Ed è proprio per questo che l’allenatore del Barcellona ieri ha ringraziato la Roma per la fiducia di allora. La sua relazione col Capitano ha dato tanto da scrivere: «Lucho» ha sempre smentito ogni tipo di problema spendendo parole dolci per il suo ex 10 e Totti ha appena elogiato pubblicamente il suo ex allenatore. Oggi Luis Enrique ritrova anche Iago Falque: 7 anni fa non lo volle con se al Barça B, nonostante il ragazzo fosse una delle perle della cantera blaugrana. «Non lo convinsi», disse Iago che se ne andò alla Juventus iniziando un lungo e complesso viaggio verso l’affermazione. Il neogiallorosso abbandonò il Barça decisamente deluso: un po’ come successe a Luis Enrique con la Roma. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT -

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