Rassegna Stampa

Dai club italiani 45 mln ai procuratori

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-09-2015 - Ore 08:22

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Dai club italiani 45 mln ai procuratori
LA REPUBBLICA - INTORCIA - L’anno del boom. Le spese folli della A ne spingono la ripresa, certificata dal report annuale del TMS (Transfer Matching System), il cervellone elettronico della Fifa che veglia su tutti i trasferimenti mondiali: da oggi su fifatms.com. Le italiane hanno investito 389 milioni di dollari (350 mln di euro), nuovo record (+55% sul 2014), e ne hanno incassati 274. Un anno fa, il bilancio fu in pareggio. Soprattutto, hanno arricchito gli intermediari: 45,3 milioni di commissioni, in pratica una gabella di 566mila dollari su ogni affare. Più alta che in Premier (406mila $).
Cordoni allentati, portafogli generosi, proprio mentre il resto d’Europa scopre la decrescita (-2% in Inghilterra, -7% in Germania, -23% in Spagna). L’Italia resta il terzo mercato, dopo Inghilterra e Spagna e davanti a Francia (+65%) e Germania. In estate si sono mossi nel mondo 6325 giocatori e sono stati spesi 3,1 miliardi di dollari, di cui 2,3 solo nelle 5 grandi leghe europee. Ogni tre monete in giro, una è uscita dalle casse della Premier. Impressionante.
Mark Goddard, general manager di Fifa TMS, osserva: «Nonostante la lieve flessione, l’Inghilterra resta nettamente avanti, ha speso da sola un miliardo, più del doppio della Spagna. La novità è l’incremento di Italia e Francia, insieme all’avanzata dei paesi asiatici dove gli stipendi sono ormai in linea con quelli dei club europei ». Si spende di più in ingaggi che in cartellini: nel 2014, su10,3 miliardi circolanti nel calciomercato, 6 erano di salari pattuiti, 4 di acquisti e le briciole rimanenti in commissioni.
Ma come si spiega la ripresa dell’Italia? «I nostri studi — prosegue Goddard — evidenziano variazioni cicliche nei volumi di spesa: ad anni di crescita segue una frenata e viceversa. È fisiologico. Nuovi contratti televisivi, dinamiche interne ai club, politiche degli stadi possono spingere paesi che avevano speso di meno finora».
L’Italia ha investito di più eppure ha comprato meno giocatori (195, contro i 266 di un anno fa: c’è il tetto alle rose ora), perciò il valore medio dei trasferimenti è salito a 6,1 milioni di dollari. I nuovi arrivi in A hanno 23 anni e 7 mesi, in prevalenza da Brasile (18) e Croazia (17). Il principale partner commerciale è stata la Liga con 63 operazioni (31 arrivi, 32 partenze). Meno calciatori presi a parametro zero (33%, erano il 38%) e più acquisti a titolo oneroso (dal 22% al 25%): timidi segnali.

Fonte: LA REPUBBLICA - INTORCIA

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