Rassegna Stampa

Dal c.t. Conte a Mauri: 104 a rischio processo Udienza il 18 febbraio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-10-2015 - Ore 07:48

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Dal c.t. Conte a Mauri: 104 a rischio processo Udienza il 18 febbraio

GAZZETTA DELLO SPORT - CENITI - Non solo Antonio Conte. Certo, il c.t. della Nazionale italiana è il nome più importante del lungo elenco (104) compilato dal pm Roberto di Martino con le richieste di rinvio a giudizio. Ma la maxi udienza preliminare che si terrà a Cremona il 18 febbraio davanti al gup Paolo Beluzzi, fotografa in modo chiaro gli oltre 4 anni dell’inchiesta sul calcioscommesse che ha scoperchiato un mondo fatto di combine e corruzione. A rischio processo con accuse gravi (associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva) ci sono un bel po’ di nomi molto noti, ex calciatori con un passato da idolo della curva: Da Beppe Signori a Cristiano Doni; da Mauro Bressan a Gigi Sartor; da Antonio Bellavista a Vincenzo Sommese. Ma soprattutto sono davvero tanti i giocatori ancora in attività che rischiano una condanna penale: su tutti Stefano Mauri (ex capitano della Lazio), ma con lui ci sono pure Sergio Pellissier (Chievo), Ferdinando Coppola (Verona), Giuseppe Vives (Torino), Cesare Rickler (Bologna), Claudio Terzi (Spezia), Guido Marilungo (Lanciano), Emanuele Pesoli (Pescara). Insomma, quello che andrà in scena nell’aula magna del Tribunale di Cremona sarà un appuntamento particolare per attenzione dei media e numeri eccezionali. Il giudice Beluzzi avverte: udienza innovativa vista «la complessità organizzativa di un processo di queste dimensioni e tipologia, in particolare per uffici piccoli come quelli di Cremona». Ecco spiegata la scelta di digitalizzare interamente il processo «attraverso soluzioni ad alto contenuto di tecnologia» che riguardano una sessantina di partite tra Serie A, B e Lega Pro per le quali il pm ritiene vi siano sufficienti elementi per arrivare al dibattimento. 
IL RUOLO DI CONTE Come anticipato prima dell’estate, anche Antonio Conte dovrà difendersi per evitare il processo. Al c.t. italiano è contestato solo l’episodio di frode sportiva per AlbinoLeffe-Siena del maggio del 2001. Per l’accusa Conte e il suo vice al Siena, Angelo Alessio, «contribuivano all’alterazione del risultato non impedendo l’evento illecito, nonostante il dovere di sorvegliare la condotta morale e sportiva dei calciatori». I due allenatori avrebbero dovuto «mantenere una condotta conforme ai principi della lealtà, della correttezza e della probità», nonché di «fornire esempi di disciplina e di correttezza civile e sportiva», previsti dagli accordi collettivi in vigore all’epoca tra tecnici e club. La posizione di «preminenza» di Conte «derivante dalla sua funzione di organizzare la squadra a lui affidata, condizionandone il comportamento», gli imponeva di «impedire la manipolazione della partita» mentre, secondo l’accusa, avrebbe dato il «benestare» a lasciare la vittoria all’AlbinoLeffe. 
LA DIFESA Nella economia dell’inchiesta, la posizione di Conte è marginale, ma le cose cambiano a livello mediatico anche perché il rischio di avere il dibattimento in corso durante l’Europeo è molto alto. Conte aveva lo scorso giugno fatto filtrare attraverso i suoi legali l’ipotesi dimissioni se si fosse verificata questa condizione. Ora quella strada è stata abbandonata (la Figc non l’aveva mai presa in considerazione), così come la scelta di un processo immediato: i tempi tecnici non lo consigliano. Conte, dunque, punta a uscire dall’inchiesta confidando nella archiviazione del gup. Per gli avvocati è debole la tesi del pm: «Si è passati da una condotta attiva contestata nell’avviso di chiusura della indagini a una condotta omissiva», ha spiegato Leonardo Cammarata ricordando come in principio a Conte fosse stata anche imputata la gara Novara-Siena del 30 aprile 2001, accusa poi caduta già nell’avviso di chiusura della indagini. «Si basava sulle dichiarazioni di Filippo Carobbio poi confutate anche dal pentito Ilievski». Cammarata ha escluso l’ipotesi di patteggiamento. L’altro punto caldo è la posizione di Mauri che per il pm si è aggravata con i verbali dello slavo. Tra l’altro sullo sfondo c’è sempre la possibilità di una riapertura del processo sportivo: il primo tentativo di Palazzi di revocazione degli atti per Lazio-Genoa e Lecce-Lazio è stato respinto, ma se le dichiarazioni del capo degli zingari troveranno conferma nell’udienza preliminare, allora la questione potrebbe tornare d’attualità. Con forza . 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CENITI -

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