Rassegna Stampa

Dal selfie al deserto Il 2015 poco Olimpico

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-12-2015 - Ore 07:35

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Dal selfie al deserto Il 2015 poco Olimpico

LA GAZZETTA DELLO SPORT – ZUCCHELLI - Rudi Garcia lo ha detto in passato e ribadito anche ieri: «Per noi giocare all’Olimpico non è il massimo». Oggi, l’ambiente desolante non aiuta la squadra. Ieri, al contrario, lo stadio pieno (di persone e mormorii) le metteva troppa pressione, ma tant’è: quest’anno — inteso come 2015 — la casa della Roma non è stata più tale. Sembra passata una vita – invece è stato poco più di due anni fa – da quando Garcia chiese ai dirigenti di far sì che la panchina della Roma fosse quella più vicina alla curva Sud: voleva sentire i tifosi più vicini, sapeva che la squadra, dopo quel 26 maggio, ne aveva bisogno. Ed effettivamente, all’inizio della sua avventura romanista, così è stato. Poi, da gennaio ad oggi, tutto è cambiato: dal selfie di Totti contro la Lazio all’esultanza di Acampora dello Spezia, la storia della Roma e del suo stadio si è andata complicando giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. 
POCA DIFFERENZA Tra le partite giocate all’Olimpico e quelle fuori, la Roma non ha avuto particolari benefici. Dei 63 punti conquistati nell’anno solare, 30 sono arrivati nella capitale, gli altri lontano. Non è andata meglio nelle coppe dove, nei 90’ (la vittoria con l’Empoli è arrivata ai supplementari) tra Coppa Italia, Champions ed Europa League, Totti e compagni hanno vinto soltanto una partita su 8, subendo due batoste contro la Fiorentina di Montella (5 gol subiti e 0 fatti). Batoste che hanno segnato non poco il rapporto coi tifosi. L’unica gioia è stata la vittoria di questa stagione contro il Bayer Leverkusen, seppur sofferta, determinante per il passaggio del turno in Champions. Da ricordare anche il pareggio col Barcellona, con il super gol di Florenzi che da solo valeva il prezzo (non popolare) del biglietto. 
DELUSIONI Per il resto, con 32 gol fatti e 28 subiti, non è che i tifosi della Roma si siano goduti chissà quali notti (o pomeriggi) magici allo stadio. L’anno si era aperto nel migliore dei modi, visto il pareggio nel derby: è vero che la Roma non aveva vinto, ma la rimonta firmata dal capitano — e da uno Strootman tornato ai suoi livelli — lasciavano ben sperare. Da quel giorno però, era l’11 gennaio, tante delusioni, tutte in serie: i pareggi contro Empoli, Atalanta, Sassuolo e Parma (a un passo dal fallimento) nel giorno dei fischi a Doumbia appena arrivato; la sconfitte contro Palermo e Sampdoria; l’1-1 contro la Juve che ha certificato l’addio ai sogni di gloria e la sconfitta ancora contro l’Atalanta sono, in ordine sparso, i momenti che ogni romanista vorrebbe dimenticare. 
GIOIE Viceversa, verrebbe da dire a Trigoria, meno male che c’è la Lazio. La Roma l’ha affrontata e battuta 2 volte su 3, una a maggio (anche se in quell’occasione i giallorossi giocavano fuori casa), regalandosi grazie al gol di Yanga-Mbiwa la certezza del secondo posto e della qualificazione diretta in Champions, e un’altra a novembre. Da quel giorno la squadra di Garcia non ha più vinto ed è stata superata persino da quella Juve, partita malissimo, che aveva battuto il 30 agosto grazie ai gol di Pjanic e Dzeko e alla super parata allo scadere di Szczesny su Bonucci. Sembrava l’inizio di una stagione se non trionfale, almeno in linea con le aspettative e con molte più soddisfazioni, che per ora non sono arrivate. 
TIFOSI Così come non sono arrivati i chiarimenti tra i tifosi, il prefetto Gabrielli e la società. L’Olimpico – lo stadio che ha visto una curva chiamare i giocatori dopo la sconfitta in Europa League contro la Fiorentina per insultarli e minacciarli – si è svuotato sempre di più. Lentamente. Contro l’Atalanta i presenti erano appena 22mila, nel derby di gennaio oltre 51mila, contro la Juve ad agosto 55mila, contro i campioni d’Europa del Barça 57mila. Contro lo Spezia – ma visto l’orario (14.30), il giorno lavorativo e la diretta in chiaro ci sono mille attenuanti – appena 7mila. «Giochiamo in un teatro — hanno detto i calciatori a Garcia e alla società durante i tanti colloqui di questi giorni — e per noi è ancora più difficile». 
ANCORA VUOTI La partita di oggi, la numero 26 in casa, non sarà diversa dalle altre: ci dovrebbero essere poco meno o poco più di 20mila spettatori, dipende da quanti accoglieranno la proposta della curva Sud di non andare allo stadio. E i giocatori dovranno, ancora una volta, fare da soli. Anche da loro dipende il futuro di Garcia, aiutarlo a salvarsi nello stadio di casa sarebbe già un passo avanti. 

Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT – ZUCCHELLI

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