Rassegna Stampa

Dalla guerra alla coalizione, ma i padroni sono a Torino

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-03-2015 - Ore 09:32

|
Dalla guerra alla coalizione, ma i padroni sono a Torino

Cinque a zero: fu il risultato e anche il titolo di un film ispirato da quel Roma-Juventus al Campo Testaccio, marzo 1931. Meriterebbe un restauro, con il presidente Angelo Musco, la bella Milly, soubrette che fu anche un amore regale (si fa, ma non si dice, cantava), il divo di regime Osvaldo Valenti e tutta la Roma d’allora. Era la squadra del popolo contro la squadra dei padroni ed aveva vinto la prima, il che, in campo e fuori, non sempre accade. La cifra di questa rivalità è qui: “er còre de Roma” contro la fintamente flautata cortesia sabauda. «Basta con il tifo con la erre moscia» sbottò una volta l’allora presidente romanista Franco Evangelisti alludendo ai tanti «guavdi» che davano il via alle stilettate dell’Avvocato.
L’inizio della “guerra” ha una data precisa, come il 24 maggio: è il 10 maggio 1981 quando il gol di Turone, che era “bbono”, venne annullato. Ben l’ha riassunta Zeman che fu il grande accusatore del calcio farmaceutico bianconero: «Da una parte si fanno gol regolari e ci si lamenta, dall’altra gol irregolari e si è contenti». È anche una scelta, oltre che di campo, di suoni: c’è chi preferisce il fischietto d’un arbitro e chi il violino di Garcia mimato dalla panchina giallorossa. Quel gol di Turone fu anche l’occasione d’uno scambio di battute: la questione di centimetri e il righello misuratore che si scambiarono i due presidenti di allora, Boniperti e Viola. Da allora la partita è un “clasico”, ad armi spesso impari e non solo per l’uomo in più. Fu più sfacciata la guerra dei Sensi e della Triade, di potere calcistico in campo e fuori. E verrebbe da dire che, politicamente, si concluse con il “patto del caffè”, quello offerto dal Campidoglio ai legali rappresentanti delle due società. Capello, il mister dell’ultimo scudetto giallorosso, lo impetravate alla lettera, passando dal “mai alla Juventus”, alla panchina bianconera: di notte, o all’alba, come i Savoia verso Pescara. Oggi come oggi la rivalità è puramente sportiva: dal punto di vista gestionale le due società sono in “grande coalizione”. 
Del resto debbono confrontarsi con le alleanze altrui. Al tifoso romanista non fa piacere, ma lui pensa solo al “4 zitti e casa” con cui Totti salutò Tudor in una indimenticabile serata romana. E tante volte non vorrebbe sentir dare del “rosicone” da De Rossi: Capitan Futuro ha ragione.

Fonte: Il Messaggero

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom