Rassegna Stampa

Dalla Puglia alla conquista di NY

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-09-2015 - Ore 07:56

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Dalla Puglia alla conquista di NY

CORRIERE DELLA SERA - PICCARDI - C’è una foto, sulla credenza di casa Pennetta a Brindisi e sul comò di casa Vinci a Taranto, che racconta in un fermo immagine diciassette anni di amicizia. World Youth Cup 1998, prove tecniche di grande tennis. Flavia è quella a sinistra. Ha 16 anni e un miliardo di promesse chiuse strette dentro la giacca della tuta con la zip tirata su fino al collo, forse per non lasciarne scappare nemmeno una. La bellezza mediterranea è ancora in bozzolo, gli occhi che ridono sbucano sotto una frangetta già maliziosa. Roberta è quella a destra. La coda di cavallo come copyright. Stringe in mano una coppa che chissà che fine ha fatto, se nella stanza dei trofei di Oronzo Pennetta al circolo sul lungomare o sulla scrivania di Angelo, il ragioniere con il destino, Vinci, nel nome. 
Figlie di papà. Inventate campionesse da italianissime mamme, Concita e Luisa, le cui specialità della casa (la parmigiana di melanzane e il tiramisù) sono leccornie note in tutto il circuito. Se non fossero nate divise da quei 73,4 km sulla strada statale 7 che va da mare a mare, sarebbero sorelle. «Come si affronta Robi? Lasciatemi assaporare la vittoria sulla Halep e poi ci penso...» ha detto Flavia salendo sul taxi che l’ha portata alla Piccola Cucina, il ristorante del Village che ha sfamato le azzurre dall’inizio del torneo. Le belle abitudini non si cambiano. E non c’è motivo di farlo se oggi in finale, per il titolo all italian dell’ultimo Slam stagionale, il torneo prenotato da Serena Williams che all’improvviso è diventato una questione tra pugliesi da combattimento, affronti la tua migliore nemica. 
C’è un’aria magica in questo angolo di Sud trapiantato sull’altra sponda del fiume, là dove le mille luci di Manhattan si diradano per diventare il quartierone popolare del Queens, cuore pulsante Corona Park, l’erba dei sogni delle campionesse partite da lontano che hanno imparato a volersi bene da bambine. Flavia ha trovato una seconda casa a Barcellona, dove coach Navarro ha saputo resuscitarla da un brutto infortunio al polso (ecco il perché della fasciatura) e dove la convivenza da globetrotter con Fabio Fognini («Stupendaaaaa» ha twittato lui ieri) è diventata un nido d’amore in pianta stabile, il focolare dove donna Pennetta si ritempra dalle fatiche del tour e ricama progetti di famiglia. 
Roberta ha trovato in coach Cinà, siciliano, un motivo più che valido per piantare le tende a Palermo, zona di Mondello, dove continuerà a vivere anche dopo la carriera. Si vedono, da sempre, ai tornei. L’amicizia si è cementata in Federation Cup, la Davis rosa che il nostro gineceo (Schiavone ed Errani le altre moschettiere) si è annesso ben quattro volte, scannandosi a burraco la sera e triturando avversarie la mattina dopo. La Vinci c’era quando Flavia si ritrovò con il cuore spaccato dal tradimento di Carlos Moya. La Pennetta ha saputo tacere, e poi ascoltare, quando da un infausto match di Fed Cup a Genova, lo scorso febbraio, la premiata ditta Errani-Vinci è uscita a pezzi, sul campo e nei sentimenti. La resilienza è una delle loro, molto femminili, virtù: uscire più forti dalle batoste della vita. 
Trovarsi a New York, a 65 anni in due, in cima a una strada ampiamente percorsa insieme, è una meravigliosa sorpresa. La Pennetta, che meditava il ritiro a fine anno, è la veterana che gioca leggera di gambe e di testa, è stata la prima italiana nelle top-10 (agosto 2009) e a questo tennis ribaltato dall’innamoramento per le nostre girls non ha più molto da chiedere, se non il titolo Slam che manca; e poi chi lo tiene più Oronzo, sul lungomare Regina Margherita, con la bandiera al collo e l’orgoglio che gli scoppia nelle vene? La Vinci, che era finita sotto terra dopo la separazione dalla Errani, ha rimesso insieme i pezzi grazie al talento che ha permesso il miracolo con la Williams ieri, gesti bianchi contro guantoni e racchetta, perché solo chi abita in paradiso, sostenuta dagli dei del tennis, può realizzare il più clamoroso kappaò sportivo della storia moderna. «Come ho fatto? Fammi un’altra domanda...» ha riso incredula la Robi con lo scalpo di Serenona in mano: «Quando mi sono svegliata mi sono detta: non pensare a chi hai di fronte e al Grande Slam che sta per fare. Divertiti. Metti la palla in campo e corri. Così ho vissuto il miglior giorno della mia esistenza». 
Le vite parallele di Flavia e Roberta sono più belle delle favole ascoltate da bambine. Avevano in programma un giro di shopping, invece s’incontrano sul centrale di Flushing. La Puglia, vista da qui, sembra appena al di là dell’Hudson. Ed emigrare non è mai stato così dolce. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - PICCARDI

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