Rassegna Stampa

De Rossi e la cura Conte: «Mai lavorato così tanto»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-06-2016 - Ore 08:12

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De Rossi e la cura Conte: «Mai lavorato così tanto»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ELEFANTE - Forse bastava il titolo del libro che sta leggendo: «In missione», di Vincenzo Fenili. Poi Daniele De Rossi si è anche fatto leggere ed è diventato ancora più chiaro il miscuglio di sensazioni che si è portato dentro per giorni, forse anche mesi. Dev’essere stato un contrasto ribollente di dubbi e consapevolezze, lo sballottamento del sentirsi in discussione avvertendo dentro di sé la certezza che non fosse ancora il momento. Oggi che è qui, fra i 23 che partiranno per la Francia, non rinnega certe inquietudini: «In passato, prima di ogni grande torneo, sapevo in cuor mio che anche fallendo le ultime amichevoli sarei stato comunque nel gruppo; stavolta sono arrivato sapendo di dover considerare decisive anche le partitelle». Ma si è trattato di eccezioni di una regola che resta chiarissima: la coscienza delle sue qualità e del suo ruolo all’interno di questa squadra. «Di sicuro non gonfio il petto per essere qui: per me è normale essere fra i 23. E non mi sento ancora addosso una data di scadenza azzurra, deciderà il prossimo allenatore. Di sicuro non mi vergognerei di non essere più convocato, dunque non sarò io a dire prima per orgoglio “me ne vado”: non si dice addio alla Nazionale se non ci sono grossi problemi fisici».

TENDINE OK - I suoi sono stati più che altro fastidiosi, la matrice di quelle inquietudini: «Conte punta molto sulla condizione atletica e io quest’anno fra polpaccio, flessore e caviglia ho avuto diversi infortuni. Anche perché sono rientrato in anticipo pure quando non avrei dovuto. Ma l’infiammazione al tendine dei giorni scorsi non c’entra, era un anno e mezzo che non avevo fastidio: colpa dei campi duri per il caldo. C’è stata una preoccupazione eccessiva, ora la mia condizione è ottima: sto bene come non stavo da tanto tempo». Anche se nei giorni scorsi gli è toccato «il lavoro più duro mai fatto in tutta la mia carriera, con tutti gli allenatori che ho avuto: per la Juve questa è sempre stata un’arma in più, avere quel tipo di forza e resistenza fisica potrà esserlo anche per noi, in Francia».

LE CORDE GIUSTE - De Rossi pare in ottime condizioni anche psicologiche, adesso: potersi rifare nei confronti del destino e di chi lo aveva già tagliato fuori dall’Europeo per lui è benzina purissima. E se questa è una Nazionale di uomini in missione, pochi giocatori come lui sanno come si fa. Per esperienza passata, ma anche per una predisposizione che si sposa bene con il verbo contiano. Che dà grande importanza all’attenzione alla tattica: «Un vantaggio per qualunque giocatore: ti aiuta ad aiutare e a essere aiutato. Come per me può essere un vantaggio aver già interpretato tutti i sistemi di gioco che ha in mente il c.t.». Ma anche allo sviluppo dell’adrenalina: «Conte punta molto sulle motivazioni del gruppo: lo fanno tanti allenatori, quasi tutti, ma lui arriva a toccare le corde giuste». Anche quella del ribaltamento dei pronostici, e occhio all’avverbio che usa De Rossi: «Siamo evidentemente non favoriti, ma sappiamo di poter vincere con tutti: è una consapevolezza che dobbiamo avere noi e anche trasmettere ai nostri avversari. Però per prendersi l’Europeo, e ci proveremo, bisogna dimostrare di saper vincere sette volte: sette finali, al netto dello slogan un po’ abusato».

SCIACQUATEVI LA BOCCA - Sicuramente, dice De Rossi, si è abusato di facili ironie nel commentare il numero 10 a Thiago Motta: «Chi lo critica dovrebbe sciacquarsi la bocca, o magari venire prima a fare due palleggi con lui: un maestro, tecnicamente forse il più degno di portare quel numero. Io a suo tempo lo presi controvoglia e non credo sia il sogno della vita neanche per lui». Come dire: abbiamo altre missioni in testa.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Elefante

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