Rassegna Stampa

De Rossi, il presente vale più del passato

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-10-2013 - Ore 09:37

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De Rossi, il presente vale più del passato

Daniele De Rossi ha ricominciato a far sudare i critici per trovare un aggettivo adatto al suo attuale rendimento. Lontanissimi appaiono i tempi in cui era facilissimo etichettarlo, ovviamente in maniera negativa, e il salto in avanti (o all’indietro?) di DDR, ne converrete, è davvero enorme. «Daniele è bravo a impostare ma non deve essere il suo cruccio: con Spalletti c’era Pizarro, ora Strootman e Pjanic. Deve essere libero di fare la fase difensiva e di impostare, ma non solo di fare quello. Quando è libero da questo obbligo, è devastante», ha dichiarato ieri Simone Perrotta a radio Deejay. Con poche parole, Perrotta ha spiegato alla perfezione il De Rossi dell’era Garcia. Un giocatore che ne fa tre, in realtà: regista (difensivo), difensore (centrale) e mediano. Daniele riesce a fare tutto questo perché sta bene di testa e di gambe; perché ha la fiducia dell’allenatore e perché lui stima il tecnico francese.

UN SALTO NEL CUORE

Si sente di nuovo a casa sua, Daniele; si sente ancora importante; non si sente più di peso e così in campo riesce a dare il meglio di sè. Per certi versi addirittura in forma superiore rispetto a qualche anno fa. Oggi De Rossi è un calciatore completo perché ha attraversato momenti brutti, li ha pagati sulla propria pelle e, una volta tornato alla luce, si è riscoperto migliore. Più forte. Contro il Napoli, per dirne una, è stato il più bravo difensore della Roma anche se non faceva il difensore al cento per cento. Il salvataggio su quel tiro di Pandev deviato dalla manata di De Sanctis è nella Storia della Roma. Un gesto che oggi è cronaca ma che già fa parte della leggenda romanista. Un mix di cuore, tecnica e orgoglio. È come se Daniele avesse difeso la bandiera della Roma e tutti i tifosi romanisti con quel salto a piedi uniti verso la linea bianca. Estremo difensore più estremo del portiere. Possibile? Possibile, se ti chiami De Rossi è hai fin dalla nascita una Lupa tatuata sul cuore.

QUESTIONE DI QUALITÀ

Nella Roma che dopo otto partite viaggia alla media di tre punti a partita De Rossi (non solo De Rossi, sia chiaro) rappresenta l’eccellenza tattica. La sua intesa con Pjanic, ad esempio, dà origine in mezzo al campo a un’autentica macchina di gioco. Se non è l’uno è l’altro a dirigere l’orchestra, anche se Miralem lascia all’amico Daniele il compito/dovere di proteggere la difesa. Il tutto con la copertura, apparentemente poco decisiva, di Strootman. In realtà proprio l’olandese, uno che non perde una palla neppure se lo picchi, è colui che consente a De Rossi (e a Miralem) di potersi muovere in più ruoli. Insomma, un centrocampo d’oro che finora non ha perso un solo duello con i colleghi avversari. L’altra sera all’Olimpico il Napoli ha avuto maggior possesso palla della Roma, ha giocato più palloni, ha avuto miglior percentuale di passaggi riusciti e miglior supremazia territoriale ma la partita l’ha vinta la squadra di Garcia e senza subire reti (per la settima volta su otto). Segno che il lavoro dei giocatori della Roma, soprattutto a centrocampo, è stato di qualità superiore rispetto a quella del Napoli. In sintesi, non conta quanti palloni giochi ma come li giochi. E De Rossi, sotto questo aspetto, è stato praticamente impeccabile. DDR vecchie maniere. Maniere Rudi.

Fonte: Il Messaggero - Ferretti

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