Rassegna Stampa

De Rossi, la cicatrice resta. E adesso l’addio è più vicino

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-03-2015 - Ore 07:41

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De Rossi, la cicatrice resta. E adesso l’addio è più vicino

Un gol può bastare? In tante storie d’amore declinate nel calcio, capita che la prodezza riannodi fili spezzati. L’impressione è che, per il momento, questa magia fra Daniele De Rossi e la Roma non sia ancora avvenuta. D’altronde, calcisticamente parlando, la Capitale è una città difficile. Basti pensare che – proprio nel giorno in cui Mark Pannes, braccio destro di James Pallotta sbarca a Roma per affrontare il tema nuovo stadio (che rischia rallentamenti) – persino il vice presidente del Senato, Maurizio Gasparri, da tifoso giallorosso insoddisfatto trova il tempo per prendere in giro il presidente della Roma, dicendo a Radio Rai: «La situazione non si capisce, abbiamo trovato gli americani sbagliati. Ci hanno mandato uno che si chiama Pallotta, uno che ha un nome che potrebbe essere quello di una periferia di Roma».

TELEFONATE Con queste premesse, che fotografano un po’ le esigenze della piazza, è comprensibile come De Rossi, a Cesena capitano di giornata, domenica sia stato una sorta di primus inter pares nella scelta della squadra (e della società) di non andare a omaggiare quei tifosi in trasferta, che hanno continuato a cantare «mercenari, tifiamo solo la maglia». Insomma, ripensando al processo della Curva Sud di giovedì scorso (condito di insulti e sputi), tutto sommato il centrocampista ha trovato più carezze dalla Nazionale, nonostante per la prima volta nella sua carriera azzurra – cominciata nel 2004 – non sia stato solo convocato per scelta tecnica. Dal gruppo della Nazionale, tra staff e compagni, lo hanno chiamato in tanti, rendendogli più dolce una pillola in fondo amara per un giocatore che ama la maglia azzurra.

TENTAZIONI Il discorso sulla Nazionale è più importante di quello che sembri. La premessa di base è che De Rossi ha un legame viscerale con la Roma e un contratto in essere fino al 2017. Il problema – anche se può sembrare un paradosso – è che lui abbia l’ingaggio più alto della Serie A (circa 6,5 milioni) e questo, in momenti di crisi, pare pesare parecchio nel rapporto con i tifosi giallorossi. Se la Sud, contro la Sampdoria, gli ha ribadito il suo appoggio, non è un mistero chetanti altri vedano il suo naturale declino come un peso insopportabile per le finanze del club. E allora, al di là delle suggestioni esotiche (la prima è il Boca Juniors del suo amico Osvaldo), il centrocampista pensa che – qualora in prospettiva la Nazionale avrà ancora bisogno di lui – potrebbe accettare anche proposte di calcio europee, ma se vedesse che il c.t. Conte (che pure lo stima tantissimo) sia pronto a puntare su altri, allora l’ipotesi statunitense – soprattutto sul fronte delle due franchigie di New York – prenderebbe sempre più quota. Insomma, per De Rossi restare alla Roma da sopportato sarebbe traumatico, anche se molto dipenderà anche dal futuro di Garcia. Ricominciare con un allenatore nuovo potrebbe non essere il massimo, mentre un volto noto (stile Spalletti o Montella: ma è fantacalcio) avrebbe tutto un altro sapore. Riassumendo, le contestazioni degli ultimi giorni hanno lasciato un segno di un giocatore che, pur felice per il ritorno al gol (è il secondo in campionato), capisce che un eventuale sorpasso da parte della Lazio lo metterebbe sul banco degli imputati. Un’amarezza, forse, troppo grande da sopportare.

Fonte: Gazzetta dello Sport - CECCHINI / STOPPINI

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