Rassegna Stampa

De Rossi, la fascia dei sogni

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-10-2015 - Ore 07:21

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De Rossi, la fascia dei sogni

MESSAGGERO - ANGELONI - Totti non ha ancora smesso, ma lui è sempre più il capitano della Roma. Quella fascia sempre divisa e condivisa con Francesco, ha sempre fatto di De Rossi solo il capitano del futuro. Quel futuro è arrivato, perché Totti gioca poco e per la prima volta nella sua carriera è ai margini della squadra, che sta facendo a meno della sua presenza fissa e imprescindibile. E in più adesso si è fatto male e ne avrà per un po’. De Rossi è oggi l’anima della Roma, dopo tredici/quattordici anni in giallorosso, con un esordio prima in Champions, Roma-Anderlecht 30 ottobre 2001, poi in serie A, Como-Roma 25 gennaio 2003. Daniele ricorderà quando, segnando il primo gol in campionato, (Roma-Torino, prima da titolare, il 10 maggio sempre del 2003), il presidente Sensi si è alzato in piedi e ha detto, «ma chi era, il ragazzino?». Daniele ha vissuto la gran parte della sua carriera da predestinato e intoccabile, un’altra parte da peso economico e tecnico. Si parla del suo stipendio e meno delle prestazioni e questo gli dà un fastidio incredibile. È come se lo accusassero di furto. Questo l’ha messo un po’ di traverso con una parte dei tifosi, definiti «commercialisti». Poi ci sono anche i tifosi pettegoli, quelli che ti vengono a controllare se passi la notte a casa o in qualche locale, se porti la barba per una scelta estetica o per esigenze sociali. Ed ecco che oggi De Rossi ha perso la sua spontaneità, si concede meno, forse sorride anche meno. Ma in campo dà quello che ha, a volte tanto, altre meno. Quel ragazzino ha trentadue anni e un sogno mai realizzato: vincere lo scudetto da capitano, proprio come Totti nel 2001. Quattordici anni fa, Daniele si allenava con la prima squadra e non giocava mai, mentre Totti era il protagonista assoluto. Oggi le parti si sono invertite, più o meno. 
I TROPPI CARTELLINITotti è stato il suo idolo, il suo amico e compagno di squadra, oggi resta un riferimento tecnico e colui che gli sta pian piano lasciando l’eredità dei gradi; c’è un altro capitano storico della Roma che viene sempre più accostato a De Rossi: Di Bartolomei. Altra storia, altro mondo. Una questione di ruoli. Ago faceva il centrocampista, capitano e nello scudetto del 1983 ha giocato come difensore centrale, proprio come sta facendo De Rossi. Storie di capitani, storie di leader che si intrecciano. Daniele fa spesso il difensore centrale: lo fa con passione, subendone rischi e difficoltà, pagando in prima persona il gioco nebuloso della Roma, vedi la sfida di martedì a Borisov. E le paga anche prendendo parecchie ammonizioni, cinque in campionato e una in Champions. Un rischio che lo porterà, se continuasse su questo trend, a essere spesso squalificato. Ora già è in diffida. E per uno che finora ha giocato tutte le partite (6 in A e due in Campions), tende a essere un problema. 
“FAVORITA” CHE PIACEREDomenica De Rossi, molto probabilmente, a Palermo tornerà a centrocampo, sarà la sua gara numero 499 con la maglia giallorossa (370 in serie A, 43 in Champions League, 52 in coppa Italia, 13 in coppa Uefa, 12 in Europa League più 4 in qualificazione e altri 4 in Supercoppa italiana). Solo Totti ha fatto di più. Palermo è il campo dei ricordi azzurri. Lì ha esordito con la maglia azzurra (4 settembre 2004, Italia-Norvegia), lì ha segnato il suo primo dei 17 gol azzurri (nella medesima partita). Ricordi anche negativi. Lì, meno di un mese fa (lo scorso 6 settembre), ha subito un’espulsione proprio mentre stava giocando bene, segnando su calcio di rigore pure la rete del vantaggio dell’Italia sulla Bulgaria. 

Fonte: MESSAGGERO - ANGELONI

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