Rassegna Stampa

De Rossi, quelle lacrime d’amore

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-01-2014 - Ore 09:30

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De Rossi, quelle lacrime d’amore

De Rossi ritrova lo stadio Bentegodi. Uno stadio in cui Daniele si è tolto soddisfazioni, ha fatto gol, ha vinto, ha perso, ha riso e ha pianto. Uno stadio in cui nel 2010 è andato a un passo dalla gioia più grande della sua vita: vincere lo scudetto con la maglia della squadra per cui ha sempre tifato. Una gioia che sicuramente avrebbe superato quella provata dal centrocampista nel 2006, quando con la Nazionale di Lippi ha alzato la coppa del Mondo in Germania. Era il sedici maggio, la Roma si giocava il titolo con l’Inter dopo un campionato indimenticabile. I nerazzurri giocavano a Siena contro Curci e Rosi, i giallorossi erano al Bentegodi contro il Chievo seguiti da 20mila tifosi, “chi tifa Roma non perde mai”, l’ultima trasferta libera prima della Tessera del Tifoso. La partita finì 2-0 per i giallorossi grazie alle reti di Vucinic e Daniele ma, come noto, non servirono a niente: lo scudetto lo vinse l’Inter e De Rossi, come un tifoso, al fischio finale scoppiò a piangere.

Uno stadio, il Bentegodi, che però al centrocampista giallorosso ricorda anche bei momenti: qualche vittoria e la prima doppietta in serie A segnata (sempre contro il Chievo) il 30 aprile del 2006 (4-4, il risultato finale). Oggi però sarà un’altra storia. Davanti a lui non ci sarà il solito Chievo ma l’Hellas Verona di Mandorlini. Una squadra che Daniele ha affrontato solo una volta in tutta la sua carriera: lo scorso primo settembre, 3-0 per la Roma. Domani sarà la seconda. La 19esima presenza stagionale di De Rossi, il giocatore che, squalifiche permettendo (due), è stato sempre utilizzato da Rudi Garcia. Un giocatore indispensabile che, dopo una stagione di appannamento, si è ripreso la Roma. È tornato quello che tutti i tifosi conoscevano: il trascinatore, il giocatore di livello mondiale. «È tutto tornato come prima, grazie a Dio. L’anno scorso un giorno sì e uno no andavo da Sabatini a bussare al suo ufficio – le sue parole dopo la vittoria in Coppa Italia contro la Juventus -. Non ero contento delle mie prestazioni e si era palesata la possibilità di interrompere questo rapporto. Ma quando rinizi a vivere stagioni se non vincenti, dignitose, capisco che è tutto quello per cui sono qui».

Un posto, quello riconquistato da Daniele, che non è stato messo in discussione neanche dall’arrivo di Nainggolan. Ad andare in panchina è stato Pjanic, il pupillo di Garcia, e non il centrocampista di Ostia. Perché? Semplice, anche secondo Garcia, De Rossi non si tocca. Lui è le fondamenta di questa squadra. Una squadra che ora sogna la rimonta in campionato sui bianconeri: «Essere arrivati al livello della Juventus, o quasi, è importante. Ora speriamo di riuscire a vincere qualcosa. Scudetto? Sì ci crediamo, è difficile perchè c’è tanta differenza tra le prime e quelle dietro, quindi faranno fatica loro a perdere otto punti. Noi dovremmo vincerle tutte ed è difficile. Però noi possiamo vincere con chiunque». Come dimostra l’1-0 in Coppa Italia contro la Juventus di Conte. Una partita, quella contro i bianconeri, a cui Daniele teneva molto come dimostra la gioia che ha mostrato dopo la gara. In qualche video lo si vede mentre sorridente intona le parole di “Grazie Roma”. Un grazie Roma cantato con il cuore, da tifoso. Un grazie Roma che Daniele vorrebbe cantare anche a fine stagione.

Fonte: Il Romanista

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