Rassegna Stampa

De Rossi respinto. La rabbia del club: «La tv e Prandelli decisivi per lo stop»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-03-2014 - Ore 08:09

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De Rossi respinto. La rabbia del club: «La tv e Prandelli decisivi per lo stop»

«Non penso mai ai complotti, sono per il calcio sano. È sinistro però che la Roma sia diventata il soggetto per applicare sempre la pena esemplare». Non usa nessuna metafora il d.s. Walter Sabatini per manifestare il disappunto della Roma per la conferma della squalifica di tre turni a De Rossi per il pugno rifilato ad Icardi in RomaInter (confermata anche la squalifica di Juan Jesus, i nerazzurri si aspettavano uno sconto). Anzi, ci va giù, allargando al codice etico ed alla non convocazione di Daniele in azzurro. «Alla fine al Mondiale tiferò uguale Italia, nonostante la presenza di Prandelli». Boom, ma riannodiamo il nastro.

La tesi di Daniele Ieri ci ha provato anche lui, Daniele De Rossi, a convincere la Corte Federale. «Quando ho sbagliato mi sono sempre preso le mie responsabilità, ma questa volta non era un colpo violento, ho solo provato a divincolarmi», il senso delle parole del centrocampista della Roma (dove sta per arrivare un nuovo manager per i conti, Giorgio Francia). Il tentativo non è andato a segno, per la Corte Federale le immagini sono inequivocabili: De Rossi ha colpito Icardi con un pugno volontario, la pena minima in questi casi è la squalifica di 3 turni. «Ma la prova televisiva non è applicabile, l’episodio è avvenuto sotto gli occhi di tre arbitri che guardavano verso quella direzione — ha detto il d.g. Baldissoni —. Possiamo parlare di moviola, non di prova tv. Bergonzi ha visto benissimo, non si può parlare di episodio violento. De Rossi? È venuto a ribadirlo». In particolare ricordando il pugno a Mauri nel derby del 2012, quello sì volontario, tanto che il club non presentò ricorso. Alla fine, la Roma può consolarsi con l’annullamento della squalifica della Sud dopo i buu di MilanRoma.

Lo sfogo del d.s. Poi, è stata la volta di Sabatini, che si è sfogato quando la sentenza doveva ancora arrivare, anche se chiari segnali erano già arrivati. «Quello di Daniele è un eccesso tattico, una furbizia per difendere la posizione — dice — Non ha dato un pugno, non c’è cattiveria. Siamo al servizio delle tv, che determinano pensieri e decisioni ». Poi l’altro affondo, su Prandelli. «Dopo la tv, la condanna l’ha anticipata lui non convocando Daniele. Sarebbe stato meglio chiamarlo, avrebbe potuto dare seguito dopo al codice etico ». Sabatini poi ha toccato altri campi: Garcia («Gioca un calcio serio ma leggero»), Destro («Non si rende conto neanche quanto sia forte, se lima il carattere... »), Pjanic («Stiamo trattando il rinnovo, è difficile, ma ritengo che alla fine rimarrà a Roma»), Ljajic («Un talento, deve prendere rischi») e Dodò («Fortissimo»). Infine un messaggio alla Juve: «È stata più fortunata di noi, anche nei casi. Ma li attaccheremo fino alla fine, per il 1° posto non è finita».

Juan Jesus Quanto a Juan Jesus, la decisione per l’Inter era nell’aria. Il club, al di là del classico «l’arbitro non poteva non aver visto», aveva invece basato il suo ricorso, discusso dall’avvocato Adriano Raffaelli, sulla poca chiarezza delle immagini Sky — che mostrano solo la parte finale del contatto incriminato fra Juan Jesus e Romagnoli — e dunque sull’impossibilità di definire come pugno quello che al massimo, per quanto si vede, poteva essere considerato un colpo. Sicuramente meno grave di quello — e il precedente è stato ricordato — che vide protagonista Ibrahimovic ai tempi del Milan: al rossonero la squalifica fu ridotta a 2 giornate, mentre a Juan Jesus ne restano 3. Tre come De Rossi, per un episodio — dice l’Inter — di entità diversa, per di più eseguito da un capitano (recidivo).

Fonte: GASPORT (A. PUGLIESE)

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